Perché protestare per Gaza significa difendere anche la libertà degli italiani

C’è chi liquida le manifestazioni per la Palestina con un superficiale “pensate ai problemi dell’Italia”. Ma il punto è proprio questo: ciò che accade a Gaza non resta a Gaza. Tra sorveglianza, guerre, rincari energetici e deriva autoritaria, la Palestina è già dentro la vita quotidiana degli occidentali.

Spesso mi capita, soprattutto scrollando sui social, sotto articoli o video che raccontano le manifestazioni di piazza in Italia di questi giorni, per la Palestina, di leggere commenti del tipo “Fareste bene pensare all’Italia che è molto meglio” o cose del genere. Sorrido. Perché è proprio vero che non tutti riescono a volare in alto, per avere una visione completa, una prospettiva più ampia. In un mondo totalmente connesso, globalizzato e sull’orlo del precipizio, c’è ancora gente che non vede al di là del proprio naso. Ci sono persone, probabilmente anche di una certa età, cresciute nella bambagia o nell’ego del lavoratore duro e puro,  che sono rimaste ferme nel passato, chiuse nel proprio orticello, forse ignare? o meglio, disinteressate a svoltare l’angolo per vedere che se si manifesta contro il genocidio a Gaza e per la libertà dei palestinesi, lo si fa anche per difendere la propria di libertà e il proprio benessere. Eppure, ancora oggi sembra un concetto molto difficile da capire.

Gaza è il laboratorio dove l’Occidente testa il controllo

Ma non è difficile spiegarlo, lo capirebbe un bambino delle elementari. Tanto per cominciare diversi studi accademici recenti, come la Cambridge University definiscono Gaza come un vero e proprio laboratorio politico, militare e tecnologico dove vengono testati: sistemi di sorveglianza, controllo biometrico, IA per il targeting militare, gestione algoritmica di una popolazione considerata “eccedente”. Questo significa una cosa enorme: Gaza è il luogo in cui l’Occidente sta verificando fino a che punto si può sospendere il diritto in nome della sicurezza. Non riguarda solo i palestinesi. Perché ogni impero, nella storia, sperimenta ai margini ciò che poi porta al centro.

L’Impero britannico fece così nelle colonie prima di usare metodi repressivi in patria. Gli Stati Uniti fecero così con Vietnam, Iraq, Afghanistan prima di importare la logica securitaria interna. Se si accetta che un’intera popolazione possa essere rinchiusa, tracciata, affamata, bombardata e narrativamente disumanizzata in nome della stabilità, quale principio impedisce che forme attenuate dello stesso paradigma vengano applicate ai cittadini occidentali? La risposta? Nessuno. E questo dovrebbe già far riflettere lo zio Mario che dal suo divano con la televisione accesa sintonizzata su Rai Uno con Stefano De Martino che fa i balletti, chiama “fannulloni” su Facebook, i giovani che scendono in piazza per la Palestina. Lo zio Mario, che guarda solo il proprio orticello, non capisce che quei giovani sono lì per difendere il proprio futuro e quello dei suoi nipotini, perchè domani i loro diritti saranno considerati solo se funzionali al controllo e alla repressione.

Dalla Palestina all’Europa: come la guerra abitua i cittadini a perdere libertà

Ma questo è solo l’antipasto. Le guerre non servono solo a distruggere il nemico. Servono a rieducare psicologicamente la popolazione interna. Ogni giorno milioni di occidentali stanno assistendo a bambini morti giustificati come danno collaterale, fame usata come leva strategica, censura del dissenso, repressione mediatica delle proteste filopalestinesi, equiparazione tra critica politica e minaccia interna. Che effetto produce? Produce assuefazione. L’essere umano si abitua per ripetizione.

Quando il cittadino accetta che: “in fondo certe libertà possono essere sospese se c’è un’emergenza”, ha già interiorizzato il principio autoritario. Prima l’emergenza è il terrorismo. Poi la guerra. Poi l’immigrazione. Poi il caos sociale. Poi l’instabilità economica. Il meccanismo è sempre identico: sicurezza contro libertà. Gaza sta funzionando come una gigantesca pedagogia del consenso repressivo. E’ un laboratorio, è un esperimento. E noi dovremmo stare a guardare?

Il sovranismo di destra cresce sulla stessa paura costruita dalle guerre

Nazionalismi, governi identitari, politiche anti-migranti, repressione del dissenso, nostalgia dell’uomo forte. Il neoliberismo ha impoverito la classe media occidentale e quando un sistema economico non riesce più a garantire benessere, deve garantire almeno un nemico.

Ed ecco che nasce il sovranismo: non ti do più prosperità, ti do identità. Non ti do più welfare, ti do frontiere. Non ti do più diritti sociali, ti do ordine. L’imperialismo esterno e il sovranismo interno sono sempre fratelli. Perché entrambi funzionano con tre pilastri: costruzione del nemico, militarizzazione del linguaggio, obbedienza in nome della sopravvivenza nazionale.Gaza fornisce all’Occidente la narrativa perfetta: il mondo è pericoloso, il nemico è ovunque, i diritti sono un lusso. E questa narrativa è benzina per le destre securitarie.

Il tecnofascismo non ha bisogno di manganelli: ci controlla con gli algoritmi

Nel Novecento il fascismo aveva bisogno di polizia, partito, censura palese, propaganda centralizzata. Nel XXI secolo non serve più così. Perché il controllo è incorporato negli strumenti digitali che usiamo volontariamente: smartphone, social network, cloud, IA predittive, riconoscimento facciale, profilazione comportamentale. Uno studio del 2026 parla apertamente di technofascism come fusione tra: capitalismo digitale, governance algoritmica, autoritarismo politico.

Il punto è devastante: non serve toglierti formalmente la libertà se possono modellare il tuo comportamento. Come? selezionando ciò che vedi, polarizzando il dibattito, invisibilizzando contenuti scomodi, prevedendo le tue paure, spingendoti verso reazioni emotive. Tu credi di scegliere. In realtà vieni guidato. È una forma di dominio più raffinata di quella classica. Gaza, sovranismo e tecnofascismo convergono verso un medesimo obiettivo antropologico. Creare un cittadino che sia: spaventato, isolato, economicamente fragile, dipendente dalla tecnologia, diffidente verso l’altro, disposto a rinunciare a libertà in cambio di protezione.

Questo cittadino è ideale perché: protesta meno, si organizza meno, pensa in modo più binario, accetta misure eccezionali, chiede lui stesso più controllo. Proprio come zio Mario che commenta su Facebook.  Il capolavoro del nuovo autoritarismo non è opprimere contro la volontà del popolo. È fare in modo che il popolo chieda l’oppressione. Il vero pericolo per gli Occidentali è che stanno applaudendo agli strumenti ( o ignorando ) che domani useranno su di loro.

protestare per Gaza
protestare per Gaza – fuorionline

Dalla Striscia di Gaza al prezzo della benzina: la guerra che paghiamo ogni giorno

Quando si normalizzano sorveglianza di massa, censura preventiva, criminalizzazione del dissenso, diritto eccezionale, uso bellico dell’IA,
propaganda permanente, questi strumenti non restano confinati ai palestinesi, ai migranti o ai “nemici esterni”. La storia insegna sempre lo stesso schema: l’apparato costruito contro il diverso finisce usato contro il cittadino. Oggi il bersaglio è il palestinese. Domani il migrante. Poi l’attivista, il giornalista, poi il lavoratore in protesta e infine il dissenso politico interno. L’impero quando si indebolisce diventa introverso: comincia a governare la propria popolazione come governava le periferie. Ed è esattamente il passaggio che stiamo vedendo.

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Ecco perchè sorrido quando leggo commenti del tipo: “Ma chi rendiamo conto che si fanno le manifestazioni e si protesta per la Palestina ..
Ma per gli aumenti di benzina e tutto il resto non so fa niente !siete proprio ridicoli . A noi italiani ci sta bene .. continuino pure a fare aumenti …tanto a voi vi sta bene così !!protestiamo per noi !!!!non per gli altri !!!!!” Verrebbe da piangere ma è così. Come si può contare su un popolo che è totalmente distaccato dalla realtà? Come se l’aumento della benzina fosse caduta dal cielo e non ha niente a che fare con gli Usa e Israele. Ma davvero? E come diceva Franco Battiato: “Siete come sabbie mobili, tirate giù

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