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Da Elon Musk alla Silicon Valley, ecco come la fusione uomo-macchina sta passando dalla fantascienza alla realtà. E perché esperti e Chiesa lanciano l’allarme
Dall’eco delle foreste ai cigolii delle macchine: è la visione a cui ambiscono alcuni soggetti che popolano questa Terra e che grazie al potere economico e politico che detengono per mano del capitalismo, vogliono portare a termine. O è la generale pulsione umana che ci condurrà a quello che ormai tutti chiamano transumanesimo? L’immortalità è l’ambizione dell’essere umano, ma soprattutto di quell’umano ricco, stra-ricco, prepotente, che si sente onnipotente, che vive al di sopra di tutto, come un dio. E da dio, passando per l’omino di latta a Frankenstein fino a Robocop, il passo a questo punto è breve.
Non è la trama di un film di fantascienza, ma la visione concreta di Elon Musk, di Peter Thiel e di alcuni altri multimiliardari. Perchè ricordiamocelo: sono la minoranza. Ed è la minoranza che oggi scegli a che “gioco giocare”. E il gioco che ci vogliono propinare va oltre l’immaginazione. Il transumanesimo è un movimento che prevede il superamento dei limiti biologici umani attraverso la tecnologia avanzata, un’idea che sta dividendo il mondo tra chi la considera la naturale evoluzione della specie e chi invece la vede come una pericolosa deriva che mette a rischio la stessa essenza dell’umanità.
Ma cos’è esattamente il transumanesimo e perché sta diventando sempre più centrale nel dibattito pubblico? Il nucleo della visione transumanista consiste nel superare i limiti della condizione umana per migliorare la qualità della vita. In pratica, i sostenitori di questa filosofia ritengono che l’essere umano non debba accettare passivamente i propri limiti fisici e biologici – come l’invecchiamento, le malattie, la morte – ma possa e debba superarli attraverso l’innovazione tecnologica. Non si tratta solo di protesi o pacemaker, tecnologie che già utilizziamo: il transumanesimo prevede una trasformazione radicale dell’essere umano attraverso tre direttrici principali: intelligenza artificiale, ingegneria genetica e integrazione uomo-macchina.
Le correnti di pensiero del movimento transumanista
Il movimento transumanista si articola in diverse correnti di pensiero. Esiste una tendenza anarco-tecnologica, una progressista-democratica e persino una ecologista, quest’ultima particolarmente interessante perché apparentemente contraddittoria. (A tal proposito leggi qui ———————————> I batteri insegnano ai computer a pensare: arrivano i neuroni artificiali ecologici). Come può un movimento che vuole potenziare tecnologicamente l’uomo essere ecologista? Secondo James Lovelock, uno dei padri dell’ecologismo contemporaneo, l’intelligenza artificiale nel futuro “Novacene” (Antropocene sa già di “antico”), troverà un nuovo equilibrio con la natura superando gli esseri umani e decidendo per loro conto, dato che l’umanità attuale è incapace di salvare il pianeta. In questa visione, solo pochi esseri umani ibridati con la tecnologia sopravviverebbero, trasformandosi in cyborg abbastanza intelligenti da non danneggiare la Terra.

Quello che un tempo sembrava fantascienza sta diventando realtà concreta grazie agli investimenti miliardari di alcuni dei più potenti imprenditori del pianeta. Nel 2024, Elon Musk ha fondato l’America Pac per sostenere Donald Trump, un’iniziativa appoggiata da miliardari, venture capitalist e aziende come Palantir, rafforzando l’interconnessione tra transumanesimo, potere economico e politica. Non è un caso isolato: Peter Thiel ha finanziato J.D. Vance, oggi vicepresidente degli Stati Uniti, contribuendo alla sua connessione con Trump. Mentre Musk si concentra sui rischi esistenziali e sulle interfacce cervello-computer attraverso la sua azienda Neuralink, Thiel investe massicciamente sull’estensione della vita sana.
Gli obiettivi pratici del transumanesimo sono ambiziosi e in alcuni casi già in fase di realizzazione. Uno degli obiettivi più evidenti è aggiungere vita agli anni, e in quest’ottica l’invecchiamento viene inteso come una “malattia da curare”. Vitalik Buterin, fondatore della criptovaluta Ethereum, ha creato Vitalia, una “città per la longevità” nella zona economica speciale di Próspera in Honduras, dove è stato ospitato Aubrey de Grey, teorico dell’invecchiamento inteso come malattia. Grandi investitori come Jeff Bezos finanziano massicciamente la ricerca anti-aging, nella convinzione che malattie come cancro, Alzheimer e Parkinson possano diventare evitabili.
Ma l’aspetto più radicale riguarda la fusione fisica tra uomo e macchina. Musk, con Neuralink, vuole collegare il cervello umano all’intelligenza artificiale, mentre Martine Rothblatt, transumanista transgender e CEO di United Therapeutics, ha creato un robot con la personalità della propria moglie e una fattoria di maiali geneticamente modificati, da cui proviene il primo cuore trapiantato in un uomo. Il MIT ha creato tatuaggi viventi utilizzando batteri geneticamente modificati che cambiano colore in base allo stato di salute, mentre Google ha progettato lenti a contatto che misurano il glucosio nel sangue. Il progetto Blindsight di Neuralink ha già permesso alle scimmie di usare interfacce cervello-computer nel 2024.
Anche l’ingegneria genetica gioca un ruolo centrale. Uno scienziato cinese, poi incarcerato, ha modificato con l’editing genetico il DNA di due gemelle, rendendolo HIV resistente, alimentando il dibattito etico sulla possibilità di intervenire geneticamente sull’essere umano. Nell’ottica transumanista la genetica potrebbe essere utilizzata per integrare nel nostro DNA i tratti della balena della Groenlandia, che può vivere più di 200 anni, o dell’axolotl, una salamandra messicana capace di rigenerarsi.
Addio alle religioni?
Tuttavia, questa visione sta sollevando preoccupazioni crescenti da parte di esperti, filosofi e leader religiosi. Il transumanesimo non è semplicemente un progetto tecnologico, ma piuttosto un’ideologia che cerca di sostituire la persona umana con un essere artificialmente ingegnerizzato e potenziato dalle macchine. Nel 2004, il pensatore conservatore Francis Fukuyama ha definito il transumanesimo “l’idea più pericolosa al mondo“.
Le critiche più articolate provengono dal mondo religioso. La Conferenza episcopale spagnola ha pubblicato il volume “Una mirada cristiana al transhumanismo“, che raccoglie le riflessioni di specialisti su come questa ideologia si concili con la dottrina cristiana. Monsignor Francisco Conesa, presidente della Commissione episcopale per la dottrina della fede, sottolinea che nella cultura diffusa è pervasiva la ribellione di fronte al mistero della sofferenza e della morte, da cui consegue l’ambizione di superarle tramite la tecnologia. Poiché la società ha perso la visione del Creatore, si rifugia nell’ambizione di trascendere i difetti umani con la tecnologia. Qui sorge una riflessione interessante: se l’uomo supera la morte, che ne sarà di Dio? E di conseguenza delle religioni? Si estingueranno?
Un gruppo di esperti ha definito l’utopismo transumanista come “l’ostinata negazione post-cristiana della condizione decaduta dell’uomo e il rifiuto dei limiti storici, sociali e morali”, una sorta di religione senza religione che confonde il progresso temporale con la redenzione. L’ossessione transumanista per la morte viene vista come un difetto, un malfunzionamento erroneamente scritto nell’esistenza umana, con il desiderio di raggiungere una trascendenza attraverso il caricamento della coscienza su macchine o nel cloud.
Ambizioni e scienza non viaggiano insieme
Dal punto di vista scientifico, molte delle promesse transumaniste sono ancora lontane dalla realizzazione. Da una prospettiva neuroscientifica, nessuno scienziato credibile è riuscito a dimostrare che la coscienza stessa sia trasferibile, rendendo l’idea dell’immortalità digitale una “speculazione illusoria” che potrebbe avere conseguenze pericolose.

Particolarmente preoccupante è la possibilità che strumenti di controllo genetico e cerebrale, se fossero stati disponibili alle dittature del XX secolo, avrebbero consentito di trasformare i popoli in insiemi di robot. La visione transumanista preconizza un’umanità ridotta di numero ma immortale, in un paradiso terrestre tecnologizzato sotto il dominio dell’intelligenza artificiale: il Cibertotalitarismo (segnatevi questo nuovo vocabolo).
Non tutti nell’orbita trumpiana condividono l’entusiasmo per il transumanesimo. Steve Bannon, ex capo stratega di Trump, considera il transumanesimo pericoloso, associandolo a un progetto elitario e disumanizzante. In Russia, Alexander Dugin e il patriarca ortodosso Kirill I hanno definito il transumanesimo un’“idea del diavolo”, collegandolo al liberalismo, al pluralismo e ai diritti LGBT (Vabbè).
Il nodo centrale della questione riguarda la dignità umana. Secondo gli esperti, il problema non è contrastare la tecnologia in sé, ma ricondurla al suo stato di strumento per migliorare la vita umana, non come profezia di una nuova era postumana. Dal punto di vista filosofico, i transumanisti non condividono una visione dualistica dell’essere umano, rifiutando la tradizionale separazione tra corpo e anima, adottando invece una comprensione puramente naturalistica e psicofisiologica.
Ci risiamo: i ricchi schiacceranno i poveri, la musica non cambia
Un aspetto particolarmente controverso è l’idea che la popolazione povera e obsoleta sarà emarginata e ridotta di numero, perché uno stile di vita più austero e rispettoso, come quello proposto da papa Francesco, “non funziona” secondo la logica transumanista. Questa visione elitaria suggerisce un futuro in cui solo chi può permettersi i costosi potenziamenti tecnologici sopravviverà e prospererà.
Eppure, i sostenitori del transumanesimo sostengono che il rischio di estinzione esiste e l’adattamento è essenziale, e che genetica, cibernetica e digitalizzazione consentono di passare dalla selezione naturale alla selezione consapevole. Citano i progressi storici: duecento anni fa oltre il 90% della popolazione mondiale viveva in povertà assoluta, oggi quella percentuale è scesa al 10%. Il primo iPhone è stato lanciato nel 2007, ChatGPT presentato nel 2022, e già nel 2024 le interfacce cervello-computer funzionano sulle scimmie.
La domanda che rimane aperta è se questa trasformazione sia inevitabile o evitabile, desiderabile o distopica. Secondo gli esperti, si tratta di “una distopia che si è radicata più di quel che non si crede in tutto quanto è avverso al concetto di dignità umana nella cultura contemporanea“. Mentre la tecnologia avanza a ritmi vertiginosi, sostenuta da investimenti miliardari e dall’appoggio di leader politici influenti, il dibattito su cosa significhi essere umani nel futuro è appena iniziato. E le risposte che daremo determineranno non solo il nostro destino biologico, ma la stessa essenza della civiltà umana.
