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Cantieri infiniti, tratte interrotte e promesse di rilancio: la ferrovia Sibari–Crotone–Catanzaro Lido racconta il paradosso della Calabria ionica, tra diritto alla mobilità negato e speranze di modernizzazione.
Un giorno nel 2011, dalla stazione ferroviaria di Crotone partì l’ultimo diretto verso il Nord. Fino a quel giorno la città, così come tutta la costa ionica calabrese, poteva contare su due collegamenti ferroviari di lunga percorrenza, l’“Espresso” per Roma e quello per Milano. A questi, si aggiungeva un terzo servizio: un Intercity diretto Crotone–Milano, con partenza al pomeriggio e arrivo il mattino dopo nelle principali città del Nord, come Bologna e Torino. Nonostante le carenze croniche dei convogli, quei treni erano utilizzati quotidianamente da centinaia di passeggeri.
La loro soppressione, avvenuta nel dicembre 2011 (caso vuole proprio nel mese di maggiore affluenza dovuta alle feste natalizie), lasciò sgomenti viaggiatori e pendolari. La decisione, ben nota a chi conosce le dinamiche dei trasporti, fu legata all’espansione delle compagnie di autobus a lunga percorrenza, che proprio in quegli anni investirono massicciamente nei collegamenti dalla Calabria al Centro e Nord Italia. Un fenomeno imprenditoriale da riconoscere, certo, ma che non può sostituire un diritto fondamentale: quello alla mobilità e alla possibilità di scegliere tra diverse modalità di trasporto. Per non parlare del fatto che il trasporto su gomma inquina!
Con il caro carburanti e i costi autostradali da un lato, e la riduzione dei treni dall’altro, gli autobus divennero l’unica alternativa accessibile. Non sorprende quindi che, ancora oggi, soprattutto nei periodi di festa, i pullman siano oggi spesso al completo, incapaci di soddisfare l’enorme domanda di chi vuole tornare in Calabria per ricongiungersi con la propria famiglia, o di chi, a gennaio, deve ripartire verso il Nord.
La mobilità negata
Tra i No Tav e i No Ponte, c’è chi chiede di essere collegato al resto del mondo: sono i crotonesi e tutti gli abitanti della costa ionica calabrese. E’ un paradosso che proprio chi cerca oggi di ottenere semplicemente un treno che lo colleghi per questioni lavorative, private, turistiche o semplicemente ai propri cari, debba sentire in Tv o leggere sui giornali e sul web dell’ambizioso ponte sullo stretto, di cui il Governo va fiero.

La Calabria è una terra oscura e oggi divisa a metà: il lato tirrenico più o meno contemporaneo e il lato ionico rimasto fermo agli anni Novanta se non in un tempo ancora più remoto e indecifrabile. E di conseguenza anche la linea ferroviaria, decisamente obsoleta e ormai inutilizzabile. Questo isolamento si vede, si sente e sta persino diventando motivo di attrazione turistica. Le spiagge di questa parte della Calabria non sono state assalite dal turismo di massa: sono rimaste selvatiche, libere e per questo motivo, sotto molti punti di vista, bellissime. Ma non può essere motivo di un isolamento tanto violento. Violento perchè dalla sera alla mattina quei treni sono stati soppressi!
Ed ecco che all’improvviso da qualche anno si parla elettrificazione della Sibari, Crotone e Catanzaro Lido, l’ arteria strategica per una vasta area della regione. Una speranza che ha acceso nei calabresi la voglia di riscatto. Ma come sempre qui tutto va a rilento. Viaggiare dalla Calabria ionica verso il resto d’Italia, rimane ancora un percorso a ostacoli. La dorsale ferroviaria dopo l’avvio dei lavori nel 2024, che vanno a singhiozzi, vive da mesi una situazione di disagi e interruzioni che penalizzano studenti, lavoratori, emigrati di ritorno e turisti. I cantieri per l’elettrificazione e l’ammodernamento della linea, finanziati anche con fondi PNRR, procedono, neanche a dirlo, a passo di formica. Ufficialmente il completamento è previsto per il 2026, ma secondo alcune fonti ministeriali la data potrebbe slittare addirittura al 2027.
Chi parte o arriva in Calabria dall’asse ionico si trova così a fare i conti con bus sostitutivi, coincidenze difficili e una sensazione diffusa di marginalità. Un paradosso, se si considera che in altre aree d’Italia lavori simili richiedono 18-30 mesi, mentre qui i tempi si dilatano fino a superare il triennio.
Una linea vitale ma dimenticata
La ferrovia Sibari–Crotone–Catanzaro Lido corre lungo la costa ionica calabrese, attraversando territori che, pur ricchi di storia e risorse naturali, scontano una cronica debolezza infrastrutturale. È una linea a binario unico, lunga circa 170 km, che dovrebbe garantire collegamenti essenziali sia per i residenti sia per il turismo. Tuttavia, da anni è caratterizzata da lentezze, materiale rotabile obsoleto e frequenti interruzioni.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha più volte sottolineato come la situazione rappresenti una negazione del diritto fondamentale alla mobilità. Senza collegamenti affidabili, chi vive a Crotone e dintorni non può contare su un accesso paritario a lavoro, studio, sanità e cultura.
Partiti i lavori, si sono poco dopo interrotti: la tratta Crotone–Catanzaro Lido è chiusa dal 20 gennaio 2025 e non riaprirà prima del 7 settembre 2025, mentre quella Sibari–Crotone è stata riattivata dal 15 giugno 2025 per l’estate, ma tornerà a chiudere dal 1° ottobre 2025 fino ai primi mesi del 2026. E’ incredibile ma anche dopo queste scadenze, non c’è certezza che la linea torni a regime senza ulteriori slittamenti. Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha assicurato che la consegna delle opere avverrà entro il 2026, in linea con i vincoli del PNRR. Ma la banca dati ministeriale SILOS riporta come data presunta il 16 giugno 2027: una forbice che alimenta sfiducia e polemiche.
I lavori in corso
Gli interventi previsti sono ingenti e toccano diversi ambiti:
- Elettrificazione: 112 km tra Sibari e Crotone, 58 km tra Crotone e Catanzaro Lido.
- Sottostazioni elettriche: 8 tra Sibari e Crotone, 3 tra Crotone e Catanzaro Lido.
- Upgrade tecnologico: installazione dell’ERTMS (European Rail Traffic Management System) su 172 km di linea, per maggiore affidabilità e sicurezza.
- Manutenzione straordinaria: consolidamento di ponti, sottovia e travate metalliche, specie tra Sibari e Mirto.
- Stazioni: riqualificazione di Sibari e Crotone, con miglioramento dell’accessibilità e degli spazi per i viaggiatori.
L’investimento complessivo supera i 362 milioni di euro, finanziati in parte con fondi europei.
Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato del Gruppo FS, ha ribadito in Parlamento che le opere termineranno entro il 2026. Tuttavia, anche parlamentari calabresi hanno segnalato che i cantieri visibili sono pochi e che le fasi di chiusura si stanno moltiplicando. Il piano originario prevedeva due interruzioni estive (2024 e 2025). Ora si aggiunge una terza fase nei primi mesi del 2026. La complessità tecnica è reale, ma molti si chiedono perché in Calabria i tempi risultino sempre più lunghi rispetto ad altre regioni.
Una forma di discriminazione infrastrutturale
Per chi vive al Nord e torna in Calabria durante le ferie, la situazione è frustrante. I Frecciarossa fermano a Sibari, ma da lì verso Crotone e Catanzaro si procede a singhiozzo. Chi parte da Milano o Torino deve spesso affrontare cambi multipli e tratte in autobus. Per gli emigrati, che già vivono a centinaia di chilometri di distanza dalla propria terra, questi disagi sono percepiti come una ferita ulteriore: non poter raggiungere la propria famiglia con un treno diretto significa sentirsi cittadini di serie B.
La vita di molti emigrati è diventata più difficile a causa di questo isolamento: molti rinunciano a tornare “a casa” nei giorni di festa come Natale e Pasqua, perchè i prezzi in questo periodo degli autobus, così come quelli degli aerei lievitano e il treno anche se c’è diretto fino a Lamezia Terme o è sempre pieno o ha biglietti, anch’esso troppo alti. Per non parlare del fatto che poi da Lamezia, raggiungere la costa ionica diventa un’Odissea. Una Calabria su due velocità in un’Italia spaccata a metà, con un Nord che corre veloce e un Sud che si allontana sempre di più.
Gli effetti dei lavori non si limitano solo alla difficoltà del rientro dal nord o ai ritardi nei viaggi:
- Studenti e pendolari devono ricorrere ai bus sostitutivi, con percorrenze più lunghe e coincidenze incerte.
- Turisti scelgono mete più comode, danneggiando un territorio che punta proprio sul turismo estivo per rilanciarsi.
- Sanità e lavoro: chi deve recarsi a Catanzaro per cure mediche o per motivi professionali è costretto a viaggi più complessi.
- Economia locale: la lentezza dei collegamenti penalizza imprese e agricoltura, rendendo più costosi i trasporti merci.
Il CNDDU sottolinea come la Calabria ionica stia subendo una forma di discriminazione infrastrutturale: senza un sistema ferroviario moderno non può esserci uguaglianza con il resto del Paese. Sul piano tecnico, l’elettrificazione di una linea a binario unico di 170 km richiederebbe al massimo 30 mesi. Perché allora in Calabria si arriva a oltre tre anni?
- La risposta ufficiale parla di complessità del territorio e necessità di interventi propedeutici (bonifica ordigni, consolidamenti).
- Tuttavia, osservatori locali sottolineano anche la lentezza burocratica e il disallineamento tra i vari soggetti coinvolti.
- Le stime divergenti (2026 per RFI, 2027 per SILOS) rendono evidente la mancanza di una pianificazione credibile e condivisa.
Il turismo estivo, grande assente
L’estate 2025 avrebbe dovuto essere un banco di prova per la linea ionica. Invece, le interruzioni hanno allontanato molti viaggiatori. Chi arriva in Calabria sceglie più spesso l’aeroporto di Lamezia Terme, lasciando sguarnite le località della costa ionica. Il turismo crotonese, che fatica a emergere rispetto a quello tirrenico, paga il prezzo più alto: spiagge meno frequentate, alberghi e ristoranti in difficoltà, minore visibilità sui mercati nazionali.
Il tema non è solo infrastrutturale ma anche politico e sociale. Il diritto alla mobilità, ricorda il CNDDU, è strettamente legato alla dignità dei cittadini: un sistema di trasporti lento e inaffidabile diventa una barriera invisibile che separa la Calabria ionica dal resto del Paese. Per questo le associazioni chiedono non solo il rispetto delle scadenze, ma anche trasparenza sui lavori e un monitoraggio costante da parte delle istituzioni. Cosa che puntualmente non avviene.

Uno sguardo al futuro
Se i lavori verranno conclusi, la linea ionica potrà finalmente contare su:
- Treni elettrici più moderni e veloci.
- Maggiore regolarità della circolazione.
- Connessioni più solide con il resto del Paese.
- Una stazione di Crotone rinnovata e accessibile.
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Sarebbe una svolta epocale per un territorio che da decenni attende di essere connesso in maniera dignitosa al resto d’Italia. La Calabria ionica è oggi al bivio. Da un lato, l’ennesima promessa di sviluppo che rischia di trasformarsi in un nuovo ritardo. Dall’altro, la possibilità concreta di un’infrastruttura moderna capace di rilanciare turismo, economia e qualità della vita. Il tempo, però, è una variabile cruciale. Ogni mese di ritardo non è solo un problema tecnico: è una perdita per chi vive, lavora e viaggia su questo territorio.
Il messaggio dei cittadini è forte e chiaro: la ferrovia ionica non può più essere un simbolo di attesa perpetua. Deve diventare, finalmente, il segno di un riscatto atteso ormai da generazioni.
