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L’ex fondatore di Blackwater stringe un accordo con il governo haitiano: sicurezza, droni e specialisti militari per ripristinare l’ordine e il sistema fiscale
Ad Haiti, uno dei Paesi più instabili e violenti del mondo, il governo ha deciso di affidarsi a un nome noto e controverso della sicurezza internazionale, il giustiziere della notte che i più impavidi vorrebbero avere al loro fianco : Erik Prince, ex Navy Seal e fondatore della compagnia militare privata Blackwater. Come si legge su Reuters, attraverso la sua nuova società, Vectus Global, Prince ha siglato un accordo decennale con il governo haitiano per affrontare due emergenze strettamente legate: la violenza delle bande armate e il collasso del sistema di riscossione delle tasse. Il piano prevede, come prima fase, un’operazione militare su larga scala per riconquistare il controllo delle principali strade e territori ora in mano ai gruppi criminali. L’obiettivo dichiarato è chiaro: rendere possibile, entro un anno, viaggiare da Port-au-Prince a Cap-Haïtien senza rischiare imboscate o sequestri.
Per ottenere questo risultato, Vectus Global ha già iniziato a operare sul campo dal marzo scorso, utilizzando droni e collaborando con le forze locali. Nelle prossime settimane, l’azione sarà intensificata con il dispiegamento di centinaia di combattenti provenienti da Stati Uniti, Europa ed El Salvador, tutti con addestramento specifico in tiro di precisione, intelligence e comunicazioni. L’operazione includerà anche elicotteri, imbarcazioni e personale capace di parlare francese e creolo per interagire con la popolazione e le autorità locali. Non si conoscono i dettagli economici dell’accordo, né l’ammontare delle tasse che Vectus punta a riscuotere una volta stabilizzata la situazione.
Dal ripristino della sicurezza alla gestione delle tasse: un’operazione senza precedenti
Il progetto di Prince non si limita all’aspetto militare. Una volta che le bande saranno sconfitte o ridimensionate, Vectus Global avrà il compito di progettare e mettere in atto un sistema di riscossione delle tasse sulle merci importate attraverso il confine con la Repubblica Dominicana. Questo punto è fondamentale per le finanze haitiane, dato che gran parte delle entrate potenziali del Paese viene oggi persa a causa della corruzione e del controllo delle rotte commerciali da parte delle bande. Un’operazione di questo tipo, affidata a un’azienda privata straniera, non ha precedenti su questa scala e solleva domande sulla sovranità e sull’indipendenza del Paese.

Erik Prince non è nuovo a interventi controversi: in passato ha offerto consulenza all’Ecuador nella lotta contro le bande e ha siglato un accordo con la Repubblica Democratica del Congo per proteggere e tassare le sue risorse minerarie. La sua precedente compagnia, Blackwater, come riporta sempre Reuters, finì al centro di uno scandalo internazionale dopo l’uccisione di civili in Iraq nel 2007, un episodio per cui alcuni dipendenti furono condannati e poi graziati da Donald Trump. Oggi, il coinvolgimento di Prince ad Haiti avviene in un contesto politico delicato, con un recente cambio di leadership e senza alcun ruolo ufficiale o finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti, che ha chiarito di non essere coinvolto nell’operazione. Resta da vedere se questo intervento potrà realmente restituire sicurezza e stabilità a un Paese segnato da decenni di violenza e crisi politica, o se rischia di aprire un nuovo capitolo di dipendenza da attori privati armati.
In un discorso televisivo del 7 agosto, il primo ministro Ariel Henry ha chiesto un maggiore sostegno internazionale, invitando i partner esteri a inviare più soldati e fornire addestramento per rafforzare le capacità delle forze di sicurezza locali. La crisi ha un impatto diretto sull’economia e sulla vita quotidiana: metà della popolazione affronta l’insicurezza alimentare, oltre 8.000 persone nei campi profughi rischiano di morire di fame, e le bande hanno attaccato ospedali, stazioni di polizia e prigioni, estorcendo fondi e creando un clima di paura diffusa. Il commercio con la vicina Repubblica Dominicana, fondamentale per l’approvvigionamento di cibo, acqua e beni essenziali, è fortemente compromesso dal controllo delle vie di trasporto da parte dei gruppi criminali, riducendo drasticamente le entrate statali e limitando la capacità del governo di fornire servizi di base.
Gli esperti di sicurezza e le organizzazioni per i diritti umani mettono in guardia sui rischi legati all’utilizzo di società militari private per ripristinare l’ordine. Alcune missioni internazionali hanno già incontrato ostacoli significativi: all’inizio dell’anno, un team americano è stato costretto a ritirarsi dopo il rapimento di due operatori, probabilmente con la complicità di funzionari locali corrotti. Secondo Mounir Mahmalat della Banca Mondiale, garantire la sicurezza dei trasporti e delle persone a Port-au-Prince è praticamente impossibile senza un intervento coordinato e sostenuto. Altri analisti, come Gedeon Jean del Centro per l’analisi dei diritti umani, sottolineano che affidarsi a compagnie private può comportare violazioni dei diritti umani e ingenti spese, mentre le forze di sicurezza nazionali restano sottofinanziate e scarsamente equipaggiate.
