Italia rifiuta regolamento OMS-fuorionline
Il governo Meloni dice no alle modifiche OMS sul Regolamento sanitario internazionale. Ecco cosa significa e le possibili conseguenze.
L’Italia ha scelto di non aderire alle modifiche al Regolamento sanitario internazionale (RSI) proposte dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), un insieme di norme che stabiliscono come i Paesi devono collaborare in caso di emergenze sanitarie globali.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha comunicato ufficialmente la decisione il 18 luglio con una lettera al direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus. La motivazione è la stessa avanzata dagli Stati Uniti: difendere la sovranità sanitaria nazionale.
Reazioni politiche e possibili effetti sui cittadini
Secondo il governo Meloni, le modifiche darebbero troppi poteri all’OMS, che potrebbe dichiarare una pandemia e imporre misure anche contro la volontà di un singolo Stato. Gli emendamenti, approvati a livello internazionale nel 2024, puntavano a:
- ampliare la definizione di “pandemia” per attivare interventi rapidi;
- istituire nuovi organismi di coordinamento internazionale;
- rendere giuridicamente vincolanti le risposte alle emergenze;
- garantire più solidarietà verso i Paesi in via di sviluppo nella distribuzione di vaccini e dispositivi;
- aggiornare il certificato internazionale per viaggiare, simile a un “green pass” globale.
- Se accettate, le modifiche sarebbero entrate in vigore il 19 settembre 2025. Il “no” dell’Italia significa che il Paese non sarà vincolato da queste nuove regole.
Reazioni politiche e possibili effetti sui cittadini
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti. Fratelli d’Italia e i partiti di maggioranza parlano di vittoria della sovranità nazionale. Il presidente dei senatori FdI, Lucio Malan, sostiene che le regole OMS avrebbero potuto dirottare risorse italiane verso esigenze internazionali senza consenso.

Di opinione opposta l’opposizione. Il Movimento 5 Stelle avverte che il rifiuto potrebbe creare problemi ai cittadini italiani in caso di nuove pandemie, con possibili restrizioni nei viaggi o obblighi sanitari per entrare in Paesi che applicano le regole OMS. Il Partito Democratico parla invece di “decisione gravissima” che rischia di isolare l’Italia sul piano sanitario internazionale.
Dal punto di vista pratico, i cittadini potrebbero trovarsi in una situazione in cui, durante una pandemia globale, l’Italia adotta misure diverse dal resto del mondo. Questo potrebbe comportare:
- controlli e limitazioni nei viaggi verso Paesi aderenti al regolamento OMS;
- minore accesso a forniture mediche coordinate a livello internazionale;
- gestione interna più autonoma ma anche potenzialmente meno integrata con gli altri Stati.
I sostenitori della scelta del governo ritengono che mantenere il controllo nazionale permetta decisioni più adatte alla realtà italiana, evitando misure giudicate eccessive. I critici, invece, sottolineano il rischio di lentezza e frammentazione nella risposta alle emergenze globali.
Il dibattito rimane aperto: è meglio avere un coordinamento globale vincolante o mantenere la piena autonomia decisionale? La posizione italiana, allineata a quella statunitense, segna un passo verso una gestione sanitaria più nazionale e meno internazionale, con implicazioni che si vedranno alla prossima crisi globale.
