Eroina in Italia: numeri e verità su una dipendenza mai scomparsa

Dalla strada ai centri di recupero, passando per le nuove forme di consumo: un viaggio nel fenomeno che coinvolge migliaia di giovani e adulti, tra stigma sociale e mancanza di fondi per la prevenzione.

In Italia, l’eroina non è mai davvero scomparsa, anche se negli ultimi decenni se ne è parlato meno. Oggi a farne uso non sono solo persone marginalizzate o senza fissa dimora, ma anche giovani studenti, lavoratori e professionisti. Secondo l’ultimo rapporto Ipsad del Consiglio nazionale delle ricerche, circa 160mila italiani fanno uso di oppiacei, con un picco tra i 15 e i 24 anni. L’età del primo contatto si abbassa: come si legge su Internazionale, quasi il 40% degli intervistati ha provato l’eroina a 14 anni o prima. Molti la assumono per attenuare l’iperattività provocata da cocaina e altre droghe, spesso in combinazione con alcol o psicofarmaci.

eroina in Italia
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La sostanza, potente analgesico, viene oggi consumata in modi diversi rispetto al passato: si fuma più di quanto si inietti, spesso in contesti privati e non più nei luoghi pubblici che negli anni Ottanta e Novanta erano tristemente noti. Le motivazioni per cui ci si avvicina all’eroina variano: fuga da traumi familiari, disagio sociale, ricerca di calma in un contesto percepito come stressante e ostile. I servizi di riduzione del danno – come il metadone o le unità mobili di assistenza – hanno permesso di ridurre drasticamente le morti per overdose, passate da circa mille all’anno nel 1990 a 227 nel 2024. Tuttavia, secondo gli operatori, il fenomeno resta sottovalutato e soffre di cronica mancanza di fondi.

Servizi in difficoltà e qualità della droga in calo

Le testimonianze raccolte dagli operatori del settore rivelano una realtà in trasformazione. I consumatori “integrati” – persone con un lavoro e una casa – sono sempre più numerosi. Alcuni riescono a mantenere una parvenza di vita “normale” grazie al supporto dei Servizi per le dipendenze (Serd) e alle terapie sostitutive. Tuttavia, l’eroina che circola oggi è spesso di qualità inferiore, più diluita e con effetti meno intensi, conseguenza anche della diminuzione della produzione di oppio in Afghanistan. Ciò porta molti a combinarla con altre sostanze per amplificarne l’effetto, aumentando però i rischi per la salute.

Associazioni come Villa Maraini, Parsec e Itanpud lavorano ogni giorno sul campo per fornire assistenza sanitaria, supporto psicologico e informazione sui rischi. Il loro compito è doppio: aiutare chi vuole disintossicarsi e proteggere la vita di chi non è pronto a smettere. Tuttavia, un approccio ancora troppo legato al proibizionismo e al pregiudizio rischia di spingere i consumatori lontano dai servizi, alimentando l’invisibilità del problema. Gli esperti avvertono: senza investimenti strutturali, campagne di informazione e politiche mirate, l’eroina continuerà a essere una presenza silenziosa ma costante nelle nostre città, con un impatto sociale e sanitario che non possiamo permetterci di ignorare.

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