Il ghiaccio delle montagne si ritira, l’acqua cambia e aumentano i rischi per gli ecosistemi e le comunità. Glaciers, enquête sur une disparition porta sul grande schermo la trasformazione del pianeta e arriva il 25 agosto in Valle d’Aosta
I ghiacciai non stanno semplicemente arretrando: stanno cambiando il volto delle montagne e, con esso, gli equilibri dai quali dipendono milioni di persone. È questo il punto di partenza di Glaciers, enquête sur une disparition, documentario francese diretto da Pierre-Olivier François e Judith Rueff, che martedì 25 agosto 2026 arriva al Forte di Bard per una serata dedicata alla crisi climatica e al futuro delle grandi masse di ghiaccio. Il film, prodotto da Gedeon Programmes con ARTE France, dura circa un’ora e mezza e affronta il problema attraverso testimonianze scientifiche, immagini raccolte in diverse aree del pianeta e un viaggio che collega la montagna ai grandi equilibri globali.
L’appuntamento è fissato alle 20.30 nella sala Archi Candidi. La proiezione sarà accompagnata dall’incontro con il regista e con alcuni degli esperti coinvolti nel progetto, tra cui Fabrizio Troilo e Luca Mondardini di Fondazione Montagna sicura. Al termine è previsto un dibattito sulla fusione dei ghiacciai, moderato da Ornella Badery, presidente del Forte di Bard, con la partecipazione di Igor Rubbo, direttore generale di Arpa Valle d’Aosta, Jean Pierre Fosson, segretario generale di Fondazione Montagna sicura, e Michele Freppaz, professore ordinario di Pedologia e nivologia all’Università di Torino.

Perché i ghiacciai sono così importanti
Per capire la portata della trasformazione in corso bisogna partire da un concetto semplice: un ghiacciaio non è soltanto una grande riserva di neve congelata. È una componente fondamentale del sistema idrologico e climatico delle montagne. Durante le stagioni fredde accumula neve che, comprimendosi nel tempo, diventa ghiaccio. Nei periodi più caldi, una parte di quella massa si scioglie lentamente e alimenta torrenti e fiumi. Questo meccanismo contribuisce a garantire acqua anche quando le precipitazioni sono scarse.
Il problema nasce quando la quantità di ghiaccio persa supera stabilmente quella che viene ricostituita. L’aumento delle temperature rende infatti più difficile l’accumulo invernale e accelera la fusione estiva. Il risultato è un progressivo assottigliamento dei ghiacciai, sempre più evidente anche sulle Alpi.
Il documentario racconta questa trasformazione su scala planetaria, seguendo il lavoro di glaciologi, esperti dei rischi naturali, amministratori e comunità locali. Il percorso attraversa regioni molto diverse tra loro: dalle Alpi all’Asia centrale, dal Groenlandia all’Antartide, fino ad altri grandi territori montani e polari. L’obiettivo è mostrare che la crisi non riguarda un singolo continente, ma un sistema interconnesso.
Una perdita che corre più veloce del previsto
Uno degli aspetti più inquietanti è la rapidità con cui il fenomeno sta procedendo. Secondo quanto emerge dal documentario, la velocità di fusione sta mettendo alla prova anche le previsioni elaborate dagli scienziati. Una delle conseguenze è la progressiva riduzione della disponibilità d’acqua per le popolazioni che vivono a valle dei ghiacciai.
Il film porta l’attenzione anche su una questione meno conosciuta: la scomparsa del ghiaccio può rendere alcune montagne più instabili. Quando un ghiacciaio si ritira, cambiano le condizioni fisiche che per secoli hanno contribuito a mantenere coesi determinati versanti. Il disgelo del permafrost, inoltre, può favorire frane e altri fenomeni di instabilità. Gli effetti non sono quindi soltanto paesaggistici. La perdita di ghiaccio può trasformarsi in un problema per l’agricoltura, l’energia idroelettrica, gli insediamenti e la sicurezza delle persone.
Un esempio drammatico è quello della Marmolada, dove il 3 luglio 2022 il crollo di una parte del ghiacciaio provocò undici vittime. Più recentemente, il 28 maggio 2025, il collasso del ghiacciaio del Birch, in Svizzera, investì la valle di Blatten: le autorità erano riuscite a evacuare preventivamente la popolazione grazie al monitoraggio scientifico, limitando enormemente il bilancio umano.

Dalle Alpi all’acqua che manca
Il legame tra ghiaccio e risorsa idrica sarà uno dei temi centrali della serata di Bard. La questione riguarda anche l’Italia e, naturalmente, la Valle d’Aosta, dove i ghiacciai costituiscono una presenza essenziale del paesaggio alpino e del sistema delle acque.
La contraddizione è apparentemente semplice: nel breve periodo, una fusione più intensa può significare più acqua disponibile nei corsi d’acqua; nel lungo periodo, però, la progressiva riduzione della massa glaciale porta a perdere una riserva naturale che non può essere ricostituita rapidamente.
È quello che gli esperti osservano in diverse regioni del mondo. Il ghiacciaio, in altre parole, funziona come una sorta di serbatoio naturale: se il serbatoio si svuota troppo velocemente, inizialmente può sembrare che l’acqua aumenti, ma successivamente la riserva diminuisce.
Il fenomeno assume una dimensione ancora più ampia considerando l’effetto della fusione dei ghiacci continentali sull’innalzamento del livello dei mari. Per questo la crisi dei ghiacciai alpini non può essere considerata una questione esclusivamente locale: è una delle manifestazioni visibili di un cambiamento che coinvolge l’intero sistema climatico.
La montagna come sentinella del cambiamento climatico
Il valore di Glaciers, enquête sur une disparition sta proprio nel tentativo di rendere comprensibile una trasformazione che spesso viene percepita soltanto attraverso immagini spettacolari. Il film non si limita a mostrare ghiacciai che si ritirano, ma prova a spiegare che cosa accade quando viene alterato un equilibrio costruito nell’arco di secoli.
Mappe, animazioni e riprese effettuate in condizioni difficili accompagnano il racconto scientifico, mentre le testimonianze mostrano il problema dal punto di vista di chi studia il ghiaccio e di chi vive quotidianamente nelle aree interessate.
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Una frase riportata nel documentario sintetizza efficacemente la posta in gioco. La glaciologa Heïdi Sevestre avverte: «Queste calotte glaciali possono cambiare il volto dell’umanità»
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