Dopo anni di silenzio, la Bassa Valle ritrova le sonorità del leggendario strumento del 1896. Un itinerario affascinante dal barocco transalpino al Novecento interpretato da un maestro del repertorio romantico.
Pont Saint Martin si prepara al risveglio di un autentico capolavoro della manifattura strumentale. È questo lo spirito profondo che accompagna il ritorno di una delle sedi più suggestive all’interno del cartellone del Festival Organistico della Valle d’Aosta, giunto alla sua cinquantaseiesima edizione. La rassegna, che da decenni traccia una mappa sonora della regione legando l’architettura sacra alle preziose tastiere storiche del territorio, ritrova dopo una prolungata assenza proprio la comunità di Pont-Saint-Martin. L’occasione riveste un carattere di eccezionalità assoluta: si celebrano infatti i tredici decenni dalla posa in opera dello splendido strumento custodito all’interno della Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo, un manufatto che rappresenta una pietra miliare dell’arte tastieristica tardo-ottocentesca del nostro Paese.
Edificato nell’ultimo scorcio del diciannovesimo secolo, questo gioiello fonico reca la firma prestigiosa della dinastia dei Vegezzi-Bossi. La ricorrenza dei centotrenta anni dalla sua nascita non è semplicemente un dato d’archivio, ma l’opportunità di riascoltare una tavolozza timbrica straordinaria, capace di mediare tra la magniloquenza orchestrale e la delicatezza dei registri di fondo. Per far vibrare nuovamente queste canne storiche è stato chiamato un interprete di statura internazionale, lo specialista scaligero Roberto Bonetto. Musicista dalla solida formazione accademica maturata tra le scuole di Padova e Verona, Bonetto ha perfezionato la propria sensibilità interpretativa nella capitale francese, sotto la guida di mentori del calibro di Naji Hakim e Jean Guillou. Questa profonda osmosi con la scuola d’Oltralpe lo rende l’esecutore ideale per valorizzare la duttilità e la componente romantica del monumentale strumento piemontese.
Il percorso antologico scelto per la serata si preannuncia come un viaggio estetico di rara intelligenza, strutturato per svelare ogni sfumatura espressiva della consolle. L’apertura del concerto è affidata alla grande tradizione clavicembalistica e organistica francese del Grand Siècle, con le composizioni della dinastia Couperin. Se la severa e maestosa struttura della Ciaccona di Louis evocherà le atmosfere solenni delle cattedrali d’Oltralpe, il celeberrimo ricamo delle “Barricate Misteriose” di François, originariamente concepito per le corde pizzicate del clavicembalo, offrirà al pubblico la possibilità di apprezzare la nitidezza e l’agilità delle risposte foniche dello strumento di San Lorenzo. La prima parte del programma si completeram con un omaggio al barocco italiano attraverso una trascrizione curata dallo stesso Bonetto dell’Andante in re maggiore di Francesco Geminiani, operazione che evidenzia la capacità del concertista di tradurre la cantabilità degli archi sulle tastiere dell’organo.

Il nucleo centrale del programma si sposterà verso le suggestioni dell’Ottocento e del primo Novecento. L’inclusione delle partiture di Lorenzo Perosi, curate nella versione per organo da P. Sperati, rappresenta un doveroso legame con la letteratura sacra italiana a cavallo tra i due secoli, un repertorio che dialoga perfettamente con l’epoca di costruzione del Vegezzi-Bossi. Il rigore contrappuntistico troverà invece la sua massima espressione nelle monumentali architetture di Felix Mendelssohn Bartholdy, di cui verrà eseguito il Preludio e fuga in do minore, una pagina intrisa di severità bachiana e slanci tipicamente romantici, ideale per mettere a dura prova l’escursione dinamica del mantice.
La parte conclusiva della serata segnerà un ritorno ideale alle latitudini culturali tanto care al concertista. Le composizioni di Gabriel Pierné e Vincent d’Indy proietteranno l’uditorio nelle atmosfere raffinate della scuola parigina di fine Ottocento, dove il gusto per l’antico si fonde con armonie innovative e cangianti. In particolare, il Madrigale di d’Indy, rivisitato dall’organista titolare per l’occasione, metterà in luce i registri solistici e la poesia dei legni dello strumento. Il congedo non poteva che essere affidato alla sfolgorante brillantezza della Toccata di Eugène Gigout, un banco di prova virtuosistico di travolgente impatto emotivo, destinato a far risuonare la navata di San Lorenzo in tutta la sua ampiezza e a consacrare il trionfo di un’ingegneria sonora che sfida i secoli. L’appuntamento, fortemente voluto dalle istituzioni locali, promette di radunare il mondo degli estimatori e degli studiosi per una notte di pura estasi filologica.
Dettagli dell’Evento
- Rassegna: 56ª Stagione del Festival Organistico della Valle d’Aosta
- Data e Orario: Venerdì 24 luglio 2026, ore 21:00
- Sede: Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo (Via San Lorenzo 8, Pont-Saint-Martin, AO)
- Interprete alla consolle: Roberto Bonetto (Organo Carlo Vegezzi-Bossi, 1896)
- Modalità di accesso: Ingresso gratuito, fino a esaurimento della capienza della sala
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