Un concorso fotografico promosso dalla Regione celebra la sinergia tra uomo, animale e territorio: un’occasione unica per trasformare il reportage rurale in un’opera d’arte contemporanea.
Nelle vallate alpine, la fotografia non è mai stata un semplice esercizio estetico, né un’ingenuo resoconto cartolinesco. Guardare la Valle d’Aosta con l’obiettivo della macchina fotografica significa calarsi in un dialogo profondo con la verticalità, interpretare la luce rugosa delle prime ore del mattino e registrare i segni invisibili che il lavoro umano imprime sulla roccia e sui pascoli. È in questo solco, in equilibrio tra memoria antropologica e sensibilità visiva contemporanea, che si inserisce l’avviso pubblico per “Custodi della Terra”, una sfida che invita fotografi professionisti, amatori e narratori dell’immagine a raccontare il volto più vero di questa regione.
L’iniziativa nasce in un momento simbolico straordinario, incrociando le celebrazioni internazionali che l’ONU e le grandi istituzioni globali dedicano al mondo della pastorizia, degli ambienti prativi e al ruolo cruciale delle figure femminili nei contesti rurali. L’Assessorato regionale dell’Agricoltura e Risorse naturali ha colto questa concomitanza per promuovere un concorso che punta a raccogliere un vero e proprio archivio visivo del nostro patrimonio immateriale, mettendo al centro le storie di chi, ogni giorno, preserva la delicatezza degli ecosistemi alpini attraverso pratiche millenarie e slanci innovativi.
Per chi si occupa di arti visive e fotografia documentaria, questo bando rappresenta molto più di un’opportunità concorsuale: è un invito aperto ad allontanarsi dagli stereotipi della ritrattistica di maniera per calarsi in una ricerca espressiva densa, autentica e matura. Il concorso si articola in due macro-sezioni narrative distinte ma complementari, pensate per stimolare differenti percorsi di indagine fotogiornalistica e artistica.
Pascoli, pastori e pastorizia: la simbiosi visiva tra uomo, animale e spazio
La prima sezione invita a esplorare la millenaria alchimia tra le comunità umane, i bestiami e il paesaggio d’alta quota. In questa categoria, l’obiettivo ideale è quello che riesce a cogliere l’essenza della monticazione, il ritmo lento e cadenzato della transumanza, la gestualità antica degli allevatori e quell’intesa silenziosa che lega l’animale al suo ambiente naturale. Dal punto di vista della composizione visiva, la sfida per gli autori risiede nel superare il mero paesaggismo contemplativo per integrare l’elemento umano e zoofilo come matrice viva del territorio. Si cercano visioni capaci di raccontare la fatica, la fierezza e il profondo senso di appartenenza che definiscono l’identità etnografica della nostra terra, sfruttando le geometrie dei rilievi, le atmosfere rarefatte delle alte quote e il chiaroscuro delle stalle.

Donne in agricoltura: l’evoluzione del gesto, tra memoria e prospettiva futuro
La seconda categoria focalizza l’attenzione su una figura spesso rimasta ai margini delle grandi narrazioni storiche sulla montagna, ma che ne ha sempre rappresentato la spina dorsale: la donna. Questo ambito concorsuale chiama gli autori a documentare la presenza femminile nel comparto agro-pastorale attraverso un linguaggio contemporaneo, capace di abbattere i cliché folkloristici. Gli scatti dovranno restituire la poliedricità delle protagoniste: maestre della trasformazione dei prodotti, conduttrici d’azienda, innovatrici nell’ambito della sostenibilità e attente custodi del sapere artigianale. Qui la fotografia sociale e il ritratto d’autore possono trovare un terreno fertilissimo, ponendo l’accento sulla determinazione, sulla dignità del lavoro manuale e sui processi tecnologici e culturali che stanno ridefinendo la gestione rurale contemporanea.
Dal punto di vista squisitamente formale e linguistico, “Custodi della Terra” sollecita una riflessione sulla fotografia d’ambiente come strumento di tutela. La montagna non è una scenografia statica, ma un organismo vivo sottoposto a continue mutazioni climatiche e sociali. Un buon reportage, oggi, ha il dovere morale di porsi a metà strada tra la testimonianza etica e l’indagine formale. Il contrasto tra la roccia nuda e le campiture verdi dei pascoli, i volti segnati dal sole, le mani che lavorano il latte o guidano le greggi offrono una materia prima espressiva di rarissimo valore plastico e narrativo.
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Per tutti i fotoreporter, gli artisti e gli appassionati che desiderano misurarsi con questa stimolante mappatura del territorio valdostano, vi è tempo fino alla fine del mese di settembre 2026 per produrre ed inviare le proprie opere. Tutta la documentazione necessaria, compresi i regolamenti tecnici e le schede d’iscrizione, è facilmente consultabile e scaricabile sul portale telematico ufficiale della Regione Autonoma Valle d’Aosta, nella sezione dedicata agli eventi e alle manifestazioni agricole del 2026.
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