Da Benni Bosetto a Valentina Vetturi, ecco i sei protagonisti chiamati a ridefinire il paesaggio alpino tra ambiente, memoria e nuove visioni.
Attraversare uno spazio geografico significa, prima di ogni altra cosa, imparare a spogliarsi dei preconcetti visivi. Per chi si occupa di arti visive e fotografia, la montagna ha spesso rappresentato una trappola estetica: un’iconografia rassicurante fatta di cime maestose, silenzi incontaminati e una natura cristallizzata in una costante ed eterna contemplazione. La prima edizione del Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta nasce con l’ambizione opposta: quella di scardinare la superficie rassicurante della cartolina alpina per trasformare l’intero territorio regionale in un cantiere d’indagine speculativa, critica e concettuale.
Promosso dalle istituzioni regionali attraverso la sinergia strategica tra il Castello Gamba di Châtillon — custode delle collezioni pubbliche moderne e contemporanee — e l’Associazione Forte di Bard, il progetto segna un momento decisivo per la politica culturale dell’arco alpino. Non si tratta di un semplice concorso di idee o di una passerella espositiva, ma del ripristino di una tradizione nobile: quella capacità di attrazione che già in passato, attraverso storiche intuizioni culturali, aveva reso queste valli un punto di passaggio fondamentale per critici, intellettuali e padri delle arti figurative.

Un paradigma oltre la superficie: il paesaggio come risorsa e frizione
Il cuore concettuale di questo ciclo inaugurale ruota attorno a un nodo teorico di stringente attualità: “Paesaggio, tra contemplazione e risorsa”. La traccia, delineata all’interno del quadro scientifico del Premio, impone ai creativi di considerare l’ambiente alpino non come uno sfondo passivo, bensì come un organismo complesso, stratificato e segnato dalle attività umane.
Il territorio valdostano diventa così uno specchio in cui osservare le grandi questioni della nostra epoca:
- Le trasformazioni climatiche e lo scioglimento dei nevai;
- Il rapporto, talvolta conflittuale, tra l’ecosistema naturale e l’intervento antropico;
- La gestione delle risorse energetiche e ambientali;
- La memoria storica e le fragilità di una comunità che vive la quota della montagna quotidianamente.
Per tradurre queste sollecitazioni in nuova linfa visiva, il Premio adotta una modalità d’azione fondata sull’esperienzialità. Gli artisti selezionati non lavoreranno nel chiuso dei propri atelier, ma saranno protagonisti di veri e propri sopralluoghi sul campo, residenze d’indagine e immersioni nella trama geografica e sociale della regione. L’obiettivo non è la decorazione, ma la produzione di conoscenza: l’opera finale che entrerà a far parte del patrimonio pubblico del Castello Gamba dovrà rappresentare un documento estetico in grado di restare nel tempo.

I sei sguardi: le direttrici della ricerca
A garantire l’alto profilo dell’iniziativa è una commissione scientifica composta da figure apicali del sistema museale e curatoriale italiano, guidata da Gianfranco Maraniello Direttore dei Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano, e supportata dalle visioni di esperti provenienti dalle principali istituzioni del contemporaneo (dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo al Museo MA*GA, passando per Artissima e Casa Testori). La selezione degli autori risponde a una precisa volontà: scegliere sguardi abituati alla ricerca processuale, trasversali nei linguaggi e capaci di muoversi tra fotografia, performance, video arte e installazione.
«Il Premio è l’occasione di un più ampio viaggio nell’arte contemporanea e di vere e proprie esplorazioni, esperienze e dialoghi che artisti e curatori di grande talento produrranno in Regione. Si tratta di una formula originale e di una modalità operativa che produrranno effetti di lungo termine. Non si giungerà, infatti, solo alla celebrazione di un artista vincitore, ma all’attivazione di relazioni e conoscenze che possano superare anche lo specifico dell’arte stessa, mettendo quest’ultima in relazione alle pratiche di vita e alla cultura di un territorio e delle sue comunità.» Ha commentato Maraniello
Ecco i sei profili chiamati a tracciare le nuove rotte visive della Valle d’Aosta:
- Benni Bosetto: La sua pratica indaga la dimensione rituale, la memoria e la trasformazione dei corpi. Attraverso l’installazione e la scultura, l’artista esplora come gli spazi fisici influenzino la percezione dell’identità. Nel contesto alpino, la sua ricerca potrebbe restituire una lettura magico-antropologica delle tradizioni e dell’abitare l’alta quota.
- Valentina Furian: Focalizzata sul linguaggio delle immagini in movimento (*moving-images*) e sulle installazioni temporali, Furian lavora costantemente sul confine labile tra l’elemento umano, l’ecosistema naturale e la dimensione selvatica (*wildness*). La sua indagine sul campo promette di svelare le tensioni latenti tra la domesticazione della natura montana e la sua forza indomabile.
- Muna Mussie: Artista e performer che lavora sull’intersezione tra parola, gesto e visione. La sua poetica scava nelle pieghe della memoria, tra sfera privata e dimensione pubblica, visibile e invisibile. Il suo apporto al Premio offrirà una chiave di lettura immateriale e stratificata delle storie narrative che popolano il territorio.
- Gianmarco Porru: Regista e artista visivo che spazia tra fotografia e film d’artista per decostruire e ricostruire i miti e le narrazioni popolari. Specializzato nel rileggere il patrimonio folclorico come dispositivo critico per interpretare la contemporaneità, Porru troverà nei rilievi e nelle valli valdostane un terreno fertile per l’invenzione di nuove mitologie visive.
- Jacopo Rinaldi: Fotografo e ricercatore visivo, Rinaldi adotta un approccio analitico e d’archivio. La sua pratica si basa su progetti a lungo termine che coinvolgono documenti, memoria locale e architetture storiografiche. La sua presenza garantisce una lettura rigorosa, quasi documentaria ma fortemente concettuale, del segno lasciato dall’uomo sul paesaggio.
- Valentina Vetturi: Artista transdisciplinare che lavora al confine tra performance, nuovi media, suono e scrittura. Vetturi crea dispositivi d’ascolto e spazi d’interazione dove la tecnologia dialoga con la natura e le comunità locali. Il suo lavoro in Valle d’Aosta potrebbe tradursi in un’esplorazione sonora e immateriale delle frequenze del paesaggio.
Tabella di marcia verso l’opera d’arte
Il Premio si sviluppa attraverso una struttura temporale scandita da tappe precise, pensate per dare il giusto respiro alla fase di studio e produzione:
| Data / Periodo | Fase del Progetto | Sede / Modalità |
| Estate 2026 | Sopralluoghi, residenze e ricerca sul campo dei 6 artisti selezionati | Territorio della Valle d’Aosta |
| 7 Novembre 2026 | Presentazione pubblica dei 6 progetti concettuali elaborati | Forte di Bard |
| Fine 2026 | Proclamazione del progetto vincitore da parte della Commissione | Museo Castello Gamba (Châtillon) |
| Fase successiva | Realizzazione dell’opera ed entrata permanente nella collezione pubblica | Collezione Regionale Valle d’Aosta |
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