“A Forest” dei The Cure: viaggio onirico nel vuoto del desiderio

Un viaggio onirico e simbolista tra gli abissi dell’inconscio: il capolavoro dei The Cure come poesia esistenziale sulla solitudine e sull’illusione.

Pubblicato nel 1980 e tratto dall’album Seventeen Seconds, A Forest dei The Cure è una delle composizioni più iconiche del post-punk britannico, ma è anche – e forse soprattutto – una poesia nera, un affresco simbolista in forma di canzone, un sogno inquieto immerso nella natura ostile della psiche.

La voce di Robert Smith, rarefatta e distante, si accompagna a un tessuto sonoro etereo, circolare e ipnotico, dando vita ad una tensione quasi cinematografica. Ma è il testo, nella sua essenzialità tagliente, a delineare un racconto emotivo che si presta a una lettura profondamente poetica.

Immaginario simbolico e tensione narrativa

Il testo si apre con un invito: “Avvicinati e guarda / Guarda tra gli alberi”. L’uso dell’imperativo ha un valore evocativo, come se il narratore, in una sorta di trance, parlasse tanto a se stesso quanto all’ascoltatore. L’immagine del bosco – “la foresta” – rimanda immediatamente a un simbolo universale: lo spazio dell’inconscio, dell’ignoto, dell’iniziazione.

Lì si cela una “ragazza”, presenza femminile che si configura come oggetto del desiderio o proiezione interiore, mai chiarita né definita. La ricerca non è spiegata né giustificata: “Trova la ragazza / mentre puoi” è l’unica indicazione, e sembra più una corsa contro il tempo che una vera speranza.

Il bosco diventa così metafora di un’esplorazione mentale: un luogo visivamente offuscato, abitato dal buio (“guarda nel buio”) e guidato non dalla razionalità, ma da una percezione sensoriale ambigua: “segui semplicemente i tuoi occhi”. L’apparente fiducia nella vista si scontra con l’inevitabile disorientamento; è una visione che non mostra, ma confonde.

Assenza, loop e disperazione

La voce della ragazza, “chiamando il mio nome”, è l’unica traccia concreta della sua esistenza. Ma è una voce senza corpo, senza contesto, priva di coordinate. In questa vaghezza, A Forest diventa un racconto sull’illusione, sul fallimento della ricerca amorosa e identitaria.

Il protagonista comincia a correre – “tra gli alberi” – in una fuga che non ha direzione ma solo impulso. L’anafora – “tra gli alberi / tra gli alberi / tra gli alberi” – rafforza la sensazione di perdita e reiterazione. Ogni verso sembra un passo in più dentro un labirinto senza uscita.

“Improvvisamente mi fermo / ma so che è troppo tardi” segna la svolta tragica. Il protagonista riconosce di essere “perso in una foresta / tutto solo”: è il climax esistenziale, la realizzazione definitiva dell’abbandono e dell’errore. La rivelazione che “la ragazza non è mai stata lì” è devastante: annulla ogni speranza retroattiva, suggerisce che l’intera vicenda è stata un’illusione, un inganno emotivo autoindotto. Non a caso l’ultimo verso – “sto correndo verso il nulla / ancora e ancora e ancora e ancora” – chiude il testo in un ciclo ossessivo, come un incubo da cui non ci si sveglia.

Una lirica postmoderna sul vuoto

In termini letterari, A Forest si comporta come una poesia simbolista attraversata da elementi esistenzialisti. La foresta non è solo uno spazio fisico, ma un luogo mentale di disorientamento; la ragazza non è un soggetto reale, ma un’immagine ossessiva e sfuggente; la corsa non porta alla salvezza, ma al vuoto. Il lessico è semplice, scarno, essenziale: ogni parola pesa, ogni ripetizione amplifica l’effetto di spaesamento. È una lirica che lavora per sottrazione, in perfetta armonia con l’estetica minimalista della new wave più cupa.

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Il testo assume così il valore di una metafora universale: quella del desiderio come condanna, della ricerca di senso come trappola. La struttura circolare e ossessiva, le immagini notturne e naturali, il tono dimesso e malinconico: tutto concorre a costruire una ballata moderna sulla solitudine e l’illusione. E come ogni poesia autentica, A Forest ci parla con linguaggi molteplici: psicologico, emotivo, mitico. Un piccolo poema nero che non si esaurisce mai in un’interpretazione univoca, ma continua a crescere nel silenzio che lascia dietro di sé.

Il testo

Avvicinati e guarda
Come closer and see

Guarda tra gli alberi
See into the trees

Trova la ragazza
Find the girl

Mentre puoi
While you can
Avvicinati e guarda
Come closer and see

Guarda nel buio
See into the dark

Segui semplicemente i tuoi occhi
Just follow your eyes

Segui semplicemente i tuoi occhi
Just follow your eyes
Sento la sua voce
I hear her voice

Chiamando il mio nome
Calling my name

Il suono è profondo
The sound is deep

Nell’oscurità
In the dark
Sento la sua voce
I hear her voice

E inizia a correre
And start to run

Tra gli alberi
Into the trees

Tra gli alberi
Into the trees
Tra gli alberi
Into the trees
All’improvviso mi fermo
Suddenly I stop

Ma so che è troppo tardi
But I know it’s too late

Mi sono perso in una foresta
I’m lost in a forest

Tutto solo
All alone
La ragazza non è mai stata lì
The girl was never there

È sempre lo stesso
It’s always the same

Sto correndo verso il nulla
I’m running towards nothing

Ancora e ancora e ancora e ancora…
Again and again and again and again…

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