Due stambecchi nel silenzio conquistano il Grand Paradis: ecco la foto vincitrice di Wild 2026

Un riflesso perfetto di una pozza alpina, fiori, il passaggio dei lupi nella neve: il XX concorso fotografico di Fondation Grand Paradis incorona tre immagini che raccontano il legame più autentico tra fauna selvatica e paesaggio.

Fondation Grand Paradis ha annunciato la foto vincitrice che è riuscita a tradurre in immagine il mondo selvatico. Due stambecchi, immobili sospesi tra cielo, roccia e acqua, dentro una scena dove il silenzio sembra diventare materia. È con questo scatto che Fabrizio Gottardi ha conquistato il primo posto al XX concorso fotograficoWild – Abitare la natura” e ormai divenuto uno degli appuntamenti più attesi da chi vive la fotografia naturalistica non come semplice esercizio tecnico, ma come forma di arte e immersione nel paesaggio.

L’edizione 2026 è un traguardo importante: vent’anni di immagini, di attese, di appostamenti, di incontri fugaci con la fauna alpina e con i ritmi lenti di una montagna che non smette mai di sorprendere. In due decenni il concorso ha costruito una propria identità precisa, diventando non soltanto una vetrina per fotografi professionisti e amatori, ma anche uno spazio culturale in cui la natura viene osservata, interpretata e restituita attraverso sensibilità differenti.

Il tema scelto per quest’anno, “Abitare la natura”, chiedeva ai partecipanti uno sforzo ulteriore: non limitarsi a mostrare un animale nel suo ambiente, ma raccontare la relazione profonda tra vivente e territorio, tra gesto e habitat, tra presenza e appartenenza. Un invito a superare la fotografia documentativa per entrare in una dimensione narrativa e quasi filosofica.

Il trionfo di Fabrizio Gottardi: quando la composizione incontra il rispetto del selvatico

La fotografia vincitrice, intitolata Sospesi nel silenzio, ha convinto la giuria per una combinazione rara di equilibrio formale, intensità naturalistica e capacità evocativa.

Nel fotogramma si vedono due stambecchi colti in una situazione di apparente quotidianità, ma la scena assume immediatamente una dimensione più ampia. Non c’è tensione, non c’è allarme, non c’è fuga: gli animali sono pienamente dentro il loro spazio. È questo dettaglio, spesso invisibile ai non addetti ai lavori, a fare la differenza nella fotografia naturalistica di alto livello. Un animale che si comporta in modo spontaneo davanti all’obiettivo racconta infatti non solo la bravura tecnica del fotografo, ma soprattutto la sua capacità di inserirsi nell’ambiente senza alterarlo.

Gottardi riesce a costruire un’immagine contemplativa, quasi speculare, dove il riflesso dell’acqua dialoga con il vuoto del cielo e dove la massa scura della roccia dà profondità alla composizione. Lo sguardo dell’osservatore non viene attratto da un solo soggetto, ma si muove in un sistema armonico fatto di linee, luci e contrappesi visivi.

Il risultato è una fotografia che non urla, non spettacolarizza, non cerca l’effetto sensazionale. Al contrario, affida la propria forza all’equilibrio e alla sottrazione. E proprio per questo riesce a restituire con straordinaria precisione il senso del vivere selvatico: essere parte di un ordine naturale più grande, antico e silenzioso.

Grand Paradis Wild-fuorionline
Grand Paradis Wild-Foto per gentile concessione dell’ Ufficio Stampa Fondation Grand Paradis- fuorionline

Secondo posto a Giuseppe Del Balzo Ruiti: il capriolo nascosto dentro un giardino spontaneo

Se la fotografia vincitrice gioca sull’essenzialità e sul vuoto, il secondo classificato propone invece un’immersione cromatica piena e avvolgente.

Giuseppe Del Balzo Ruiti ottiene il secondo gradino del podio con Immersione floreale, uno scatto in cui un giovane capriolo emerge da un prato in piena fioritura. Qui la narrazione è completamente diversa: non è il silenzio minerale dell’alta quota, ma l’esplosione di una natura fertile, morbida, quasi pittorica.

L’animale appare come custodito dal paesaggio. I fiori, le erbe alte, i toni violacei e verdi costruiscono una sorta di sipario naturale dal quale il capriolo affiora con un’espressione vigile e delicata. Non c’è contrasto tra soggetto e sfondo: tutto concorre a suggerire l’idea di appartenenza.

Dal punto di vista fotografico è uno scatto che lavora sulla profondità morbida, sull’impasto dei colori, sulla capacità di rendere il selvatico non come elemento estraneo ma come presenza organica dentro il paesaggio.

In un momento storico in cui molta fotografia naturalistica cerca il gesto estremo, il combattimento, la predazione o l’istante adrenalinico, Del Balzo Ruiti sceglie invece la poesia della quiete. Ed è una scelta che paga.

Grand Paradis Wild-fuorionline
Grand Paradis Wild-Foto per gentile concessione dell’ Ufficio Stampa Fondation Grand Paradis- fuorionline

Stefano Ciocchetti sul podio con i lupi: la potenza del branco visto dall’alto

Il terzo posto è andato a Stefano Ciocchetti con Il branco, immagine di forte impatto visivo e simbolico.

Qui cambia ancora una volta il registro narrativo. La fotografia è realizzata da una prospettiva aerea e mostra un gruppo di lupi che attraversa una radura innevata seguendo una traiettoria comune. Il bianco della neve, segnato da una sola traccia, diventa superficie narrativa pura: ogni elemento superfluo scompare e rimane soltanto il movimento.

Il branco appare piccolo rispetto allo spazio che lo circonda, ma proprio questa apparente minorità ne esalta la capacità di dominio intelligente del territorio. La scena emana organizzazione, economia del gesto, adattamento. Non c’è spettacolo aggressivo, ma una forma di disciplina naturale che racconta bene il funzionamento del mondo selvatico.

Anche dal punto di vista compositivo l’immagine colpisce: gli alberi ai margini costruiscono una cornice quasi geometrica che accompagna l’occhio verso il centro, là dove si consuma questo passaggio rapido ma potentissimo.

È la dimostrazione di come una fotografia di fauna possa essere al tempo stesso documento etologico e costruzione artistica.

Grand Paradis Wild-fuorionline
Grand Paradis Wild-Foto per gentile concessione dell’ Ufficio Stampa Fondation Grand Paradis- fuorionline

Un concorso che in vent’anni ha cambiato il modo di guardare la montagna

Raggiungere la ventesima edizione non significa soltanto consolidare un appuntamento annuale. Significa soprattutto aver formato negli anni uno sguardo collettivo.

Il concorso Wild di Fondation Grand Paradis ha avuto il merito di educare pubblico e fotografi a una visione meno turistica e più consapevole della montagna valdostana e dell’area del Gran Paradiso. Non più semplice scenario da cartolina, ma ecosistema abitato da relazioni complesse, presenze discrete, equilibri fragili.

La fotografia naturalistica contemporanea, infatti, non può più limitarsi alla bellezza dell’animale raro o alla nitidezza del dettaglio. Oggi è chiamata a raccontare il rapporto tra biodiversità, comportamento animale, stagionalità, trasformazione climatica e pressione umana.

Ed è proprio in questo solco che il concorso si è evoluto negli anni, premiando sempre più spesso immagini che non mostrano solo “che cosa” vive in natura, ma “come” quella natura viene abitata.

Questo spiega anche il crescente interesse che l’iniziativa continua a generare: fotografi provenienti da territori diversi partecipano non solo per il riconoscimento, ma perché il concorso rappresenta una delle poche piattaforme dove la fotografia wildlife viene letta come linguaggio culturale e non soltanto come competizione estetica.

Premiazione a Cogne durante il Gran Paradiso Film Festival

I vincitori saranno premiati a Cogne nel corso della settimana del Gran Paradiso Film Festival, in programma tra il 27 luglio e il 1° agosto.

Cinema naturalistico e fotografia condividono infatti la stessa missione: raccontare il mondo non antropocentrico, dare voce a ciò che normalmente rimane ai margini dello sguardo quotidiano.

Durante l’evento non ci sarà soltanto la consegna ufficiale dei riconoscimenti, ma anche la presentazione pubblica degli autori e la proiezione delle immagini selezionate, offrendo così al pubblico la possibilità di entrare dentro il processo creativo che sta dietro a ciascuno scatto: l’attesa, la scelta della luce, la conoscenza del comportamento animale, la pazienza e spesso anche il fallimento.

Le fotografie premiate avranno inoltre una forte visibilità nei materiali promozionali della ventinovesima edizione del festival e saranno pubblicate in una galleria dedicata online, ampliando ulteriormente la diffusione del lavoro dei tre autori.

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La fotografia naturalistica oggi: non più solo bellezza, ma testimonianza

Guardando i tre scatti saliti sul podio emerge un elemento comune: nessuna immagine punta sul sensazionalismo. Non ci sono scene cruente, né esibizioni di potenza. Ci sono invece silenzio, immersione, strategia, relazione.

È un segnale preciso di come stia cambiando anche il linguaggio della fotografia wildlife. Sempre più spesso il valore di un’immagine viene misurato non soltanto sulla rarità del soggetto immortalato, ma sulla sua capacità di restituire il contesto ecologico e l’intelligenza naturale che regola ogni movimento.

In tempi di crisi climatica e di crescente fragilità degli habitat alpini, questo tipo di fotografia assume anche una funzione testimoniale: mostrare la fauna non come mondo distante, ma come parte integrante di un sistema che richiede attenzione, tutela e conoscenza.

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