Giovanni Lindo Ferretti teatro 2026 - Youtube@giugioni-fuorionline
Dieci appuntamenti da febbraio ad aprile per uno spettacolo che mescola teatro, musica e poesia. Dal successo di Vicenza alla tournée nazionale: ecco cosa aspettarsi dall’ultimo progetto del leader storico dei CCCP
Il 2026 si preannuncia come un anno significativo per gli appassionati di musica d’autore e teatro sperimentale. Giovanni Lindo Ferretti, figura iconoclasta della scena musicale italiana e voce storica di formazioni leggendarie come CCCP-Fedeli alla linea, CSI e PGR, ha infatti annunciato una tournée di dieci date che toccherà i teatri più prestigiosi della penisola. Il progetto si intitola “Percuotendo. In cadenza” e rappresenta l’evoluzione matura di un’esperienza scenica che aveva già fatto parlare di sé, seppure in forma embrionale e irripetuta.
La genesi di questo spettacolo affonda le radici nell’ormai celebre “Moltitudine in cadenza, percuotendo“, andato in scena una sola volta nel 2024 al Teatro Olimpico di Vicenza, uno dei gioielli dell’architettura rinascimentale italiana. Quella rappresentazione unica aveva lasciato il pubblico presente con la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile, un evento che fondeva dimensioni artistiche diverse in un amalgama difficilmente classificabile. Oggi, a distanza di quasi due anni, Ferretti ha scelto di riprendere quel filo narrativo, rielaborandolo e portandolo in una forma rinnovata attraverso l’Italia, dall’Arena del Sole di Bologna al Teatro Regio di Parma, passando per l’Auditorium Parco della Musica di Roma e il Teatro Dal Verme di Milano.
Ma cosa rende questo progetto così particolare da meritare l’attenzione non solo dei fan di lunga data, ma anche di chi cerca esperienze artistiche fuori dagli schemi convenzionali? La risposta sta nella natura stessa dello spettacolo, che Ferretti definisce non come un concerto tradizionale, bensì come una “rappresentazione musical-teatrale dai tratti autobiografici”. In questo format ibrido, la dimensione della performance musicale si intreccia con quella della narrazione personale, della riflessione poetica e della ricerca sonora, creando un percorso che attraversa decenni di produzione artistica reinterpretati con una sensibilità contemporanea.
Cosa c’è da sapere su “Percuotendo. In cadenza”
L’elemento distintivo di “Percuotendo. In cadenza” risiede nel trattamento del repertorio di Ferretti, che viene completamente riarrangiato per l’occasione. Le canzoni provenienti dalle diverse fasi della sua carriera – dalle atmosfere industrial-punk dei CCCP agli esperimenti folk-elettronici dei CSI, fino ai progetti più recenti e personali – subiscono una trasformazione radicale grazie al contributo di due musicisti d’eccezione. Simone Beneventi, percussionista già presente nell’edizione vicentina, e Luca Alfonso Rossi alle corde elettrificate, costruiscono insieme a Ferretti una partitura che privilegia l’essenzialità degli elementi: percussioni, corde e voce diventano i pilastri portanti di un’architettura sonora che si sviluppa attraverso dinamiche di crescita e decrescita, apparizione e scomparsa.

La stessa descrizione fornita dall’artista traccia un percorso circolare e quasi rituale: “La lettura diventa poesia che diventa canzone per aprire alla musica che cresce fino a tornare poesia e poi… si ricomincia”. È una concezione dell’arte che rifiuta la linearità e abbraccia la circolarità, dove i confini tra generi e discipline diventano permeabili, quasi inesistenti. Non è un caso che Ferretti, nel testo che accompagna l’annuncio del tour, faccia riferimento all’idea che “all’origine il canto la poesia la preghiera erano una cosa sola“, suggerendo un ritorno a una dimensione primordiale dell’espressione umana, precedente alle classificazioni e alle separazioni disciplinari imposte dalla modernità.
Tra autobiografia e visione: il linguaggio ermetico di Ferretti
Il comunicato che annuncia lo spettacolo è di per sé un manifesto poetico, un testo frammentario e denso di suggestioni che anticipa il tono e l’atmosfera della rappresentazione. Ferretti utilizza un linguaggio che rifugge dalla chiarezza espositiva convenzionale, preferendo un approccio per accumulo di immagini e concetti:
“l’accadere scompone frantuma ricompone / moltitudine fomenta inquietudine / un muover lento scomposto e fuori tempo”.
Sono versi che evocano una condizione esistenziale di instabilità e continua trasformazione, dove il movimento non segue schemi prevedibili ma procede per salti, rotture e ricomposizioni.
Particolarmente significativo è il riferimento al reggae –
“ci vorrebbe del reggae / leone di Giuda – da Saba/Salomone / un regno inattaccabile”
che introduce una dimensione spirituale e politica insieme. Il reggae, storicamente legato a movimenti di resistenza e ricerca di identità, viene qui evocato non tanto come genere musicale quanto come principio di “espansione”, un modo di muoversi nel tempo e nello spazio che contrasta con la frenesia della contemporaneità. Il richiamo al Leone di Giuda, simbolo rastafariano collegato alla dinastia salomonide etiope, aggiunge un ulteriore strato di significato, rimandando a una regalità spirituale che resiste alle logiche del potere temporale.
Lo spettacolo si articola intorno a tre elementi fondamentali – “CORPO VOCE PERCUSSIONI” – amplificati da “CORDE ELETTRIFICATE LUCI SUONO” e organizzati secondo i parametri di “TONO RITMO FREQUENZA”. È una formula che ricorda gli esperimenti delle avanguardie storiche, dove l’arte tendeva alla sintesi degli elementi primari, alla ricerca di un linguaggio universale capace di parlare direttamente ai sensi e all’anima dello spettatore. Le parole chiave –
“comparire / scomparire”, “rovine”, “frammenti di tecniche sotto prodigi incerti”
disegnano un paesaggio estetico post-apocalittico e insieme rigenerativo, dove dalle macerie della tradizione possono emergere forme nuove di espressione.
Il calendario della tournée si snoda tra febbraio e aprile 2026, toccando dieci città in teatri di grande prestigio. Si parte il 14 febbraio dall’Arena del Sole di Bologna, per poi proseguire il 16 febbraio all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il 23 febbraio lo spettacolo torna simbolicamente al Teatro Comunale di Vicenza, la città dove tutto è cominciato, prima di spostarsi a Trento (28 febbraio, Auditorium Santa Chiara) e Firenze (2 marzo, Teatro Verdi). A metà marzo è la volta di Torino (13 marzo, Teatro Colosseo), seguita da Udine (29 marzo, Teatro Nuovo) e Perugia (31 marzo, Teatro Morlacchi). Il tour si conclude con due date di grande richiamo: il 2 aprile al Teatro Dal Verme di Milano e il 19 aprile al Teatro Regio di Parma.
La scelta dei luoghi non appare casuale: si tratta di spazi che hanno una forte identità architettonica e acustica, teatri storici capaci di dialogare con la dimensione scenica e sonora dello spettacolo. Ferretti, che da sempre ha mostrato un’attenzione particolare per il contesto in cui si esibisce, sembra voler creare una corrispondenza tra il contenuto artistico e il contenitore architettonico, tra il messaggio dell’opera e la memoria stratificata degli edifici che la ospiteranno.
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L’espressione “l’anno che verrà, se verrà”, con cui Ferretti sigla l’annuncio, introduce una nota di incertezza che è al tempo stesso esistenziale e profetica. Non è solo il richiamo a una canzone famosa della tradizione italiana, ma anche l’espressione di una consapevolezza acuta della precarietà del nostro tempo, dove niente può essere dato per scontato, nemmeno il futuro prossimo. Questa dimensione di provvisorietà e urgenza pervade l’intero progetto, conferendogli un carattere di testimonianza necessaria, di atto artistico che va compiuto nonostante e anzi proprio a causa dell’incertezza che ci circonda.
Le prevendite sono già aperte e si preannuncia un forte interesse da parte del pubblico. Per chi ha seguito il percorso di Giovanni Lindo Ferretti dagli esordi fino ad oggi, “Percuotendo. In cadenza” rappresenta un’occasione unica per confrontarsi con la sintesi matura di una ricerca artistica che ha attraversato quasi cinquant’anni di musica italiana, sempre in posizione laterale rispetto alle mode e alle classificazioni, fedele a una visione personale che ha fatto della sperimentazione e dell’inquietudine creativa la propria cifra distintiva.
