Meteolab e Climalab al Forte di Bard - Credit: Angela Marrelli - fuorionline
Sedicesima edizione di Meteolab e settima di Climalab: scienziati e giuristi insieme per affrontare la crisi dei ghiacciai con nuovi strumenti normativi. Il dibattito al Forte di Bard
La complessa e urgente questione dei ghiacciai è stata al centro del XVI Meteolab e VII Climalab, che si è tenuto sabato 15 novembre 2025 al Forte di Bard. Un appuntamento che ha riunito scienziati, ricercatori, giuristi e il grande pubblico per affrontare un tema di straordinaria attualità: “Ghiacciai tra ricerca e diritto: Nuove regole per un nuovo futuro”. L’evento, alla presenza di 18 scienziati, tra questi 6 giovani ricercatori che si sono untiti per la prima volta al dibattito, si è configurato come un crocevia di saperi, esplorando l’intersezione critica tra le ultime scoperte scientifiche sulla rapida fusione dei ghiacciai e le necessità di un nuovo quadro normativo idi affrontare l’impatto di questi cambiamenti a livello territoriale, economico e sociale.
Un anno speciale per la conservazione dei ghiacciai
“Quest’anno è un anno speciale: è l’anno della conservazione dei ghiacciai, un’attenzione che abbiamo dato tutto l’anno“, ha esordito la Ornella Badery, Presidente del Forte di Bard, nell’apertura dei lavori. “C’è tanto da fare, una riflessione va data anche alla normativa, su come essa debba intervenire e cambiare con il passare del tempo, in base alle situazioni, soprattutto nel caso dei ghiacciai con la loro progressiva importanza, con il loro avvenire che dev’essere governato, su come governare i suoi cambiamenti”.
Le parole di Badery hanno dato il là ad una giornata intensa, in cui la dimensione scientifica e quella giuridica si sono intrecciate costantemente, delineando un approccio innovativo e multidisciplinare a una crisi che non può più essere affrontata con gli strumenti tradizionali.
La drammatica realtà scientifica
Luca Mercalli, climatologo di fama nazionale, ha tracciato un quadro impietoso dello stato di salute dei nostri ghiacciai: “Dove va il nostro ghiaccio? Purtroppo va in mare. Possiamo fare poco per conservarli i ghiacciai purtroppo, non certo con i teli bianchi per salvarne qualche metro quadrato, per mantenere alcune piste da sci o per fare la grotta per i visitatori estivi: quello è un uso commerciale. L’unico modo per salvarli sarebbe ridurre le emissioni a livello globale per limitare l’aumento della temperatura terrestre”.
Il riferimento alle coperture artificiali dei ghiacciai ha suscitato attenzione tra il pubblico. Mercalli ha voluto sgombrare il campo da false illusioni: le soluzioni locali e di piccola scala, per quanto ben intenzionate, non possono contrastare un fenomeno globale governato dalle leggi della fisica. “Non c’è bisogno di dire che il patrimonio criosferico dei ghiacciai è insostituibile, ma purtroppo il ghiaccio segue delle leggi fisiche e purtroppo a zero gradi fonde. Non è né di destra, né di sinistra, né repubblicano o democratico: quando la temperatura supera questa soglia il ghiaccio se ne va”.
I dati presentati dal climatologo sono allarmanti. “Il 2024 è stato l’anno più caldo di sempre e il 2025, dai primi dati che sono stati diffusi dal Consorzio Copernicus, ci dicono che purtroppo saranno a pari merito con il 2024. Aggiungeremo quindi un’altra colonnina come secondo o terzo anno più caldo di sempre. Stupisce avere una sequenza di tre anni ai massimi di temperatura degli ultimi 250, tutti in sequenza“.
Il trend, ha sottolineato Mercalli, è confermato e prosegue inesorabile. Nel 2024, per la prima volta, è stata superata anche la soglia simbolica di 1,5 gradi di riscaldamento rispetto all’epoca pre-industriale, infrangendo il limite fissato dall’Accordo di Parigi. “Per ora per un solo anno, l’accordo di Parigi dice che l’obiettivo è 1,5 gradi, per essere dichiarato perduto dovrà essere permanente, cioè realizzarsi per 10, 20, 30 anni consecutivi. C’è ancora un modestissimo ottimismo anche a Belém che dice pazienza, c’è ancora un modo per farlo tornare indietro. Ma sappiamo che per farlo tornare indietro c’è da lavorare in maniera rapida e determinata per ridurre le emissioni, cosa che non sta avvenendo”.

Il caldo estivo: il killer dei ghiacciai
Particolare enfasi è stata posta sul ruolo determinante del caldo estivo nella fusione glaciale. “Il caldo estivo aumenta continuamente ed è quello che sta consumando i ghiacciai: lo abbiamo visto in questi ultimi anni. Può anche nevicare molto l’inverno, ma abbiamo visto che il caldo estivo vanifica tutto”, ha spiegato Mercalli. Un’osservazione profonda che smentisce l’idea che nevicate abbondanti possano compensare la fusione: quando le temperature estive superano sistematicamente lo zero, nessun accumulo invernale può salvare i ghiacciai.
Con l’aumento medio di temperatura di 1,4-1,5 gradi registrato nel 2024, la criosfera alpina è già in condizioni ostili. Le simulazioni dei colleghi svizzeri, ha ricordato il climatologo, indicano che a fine secolo i ghiacciai alpini saranno sostanzialmente estinti. E con loro, aumenterà il livello del mare di circa un metro.
“Quindi dove andranno i nostri ghiacciai? A Venezia, a Rovigo, sulle spiagge romagnole, per rimanere a casa nostra”, ha affermato Mercalli con una metafora efficace quanto inquietante. Le conseguenze non saranno solo ambientali, ma geopolitiche: intere zone costiere saranno soggette a migrazioni coatte, destabilizzando equilibri già fragili.
Il fallimento della politica internazionale
Durante l’incontro al Forte di Bard, in Brasile si stava svolgendo e si svolge ancora tutt’ora la COP30. Le notizie che arrivavano da Belém non sono incoraggianti. Mercalli non ha risparmiato critiche alla comunità internazionale: “Mentre siamo qui a parlarne in Brasile stanno litigando per i pochi progressi che ancora una volta si attendono da questa Cop 30”.
Particolare preoccupazione ha destato il riferimento al ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. “Ricordiamo che il negazionista Trump, che ha detto che il cambiamento climatico è una grande truffa ai danni dell’umanità e tutti i climatologi che la studiano sono degli stupidi, è uscito dall’Accordo di Parigi. La più grande potenza economica del mondo che si toglie dai negoziati climatici è evidentemente un indebolimento, oltre che 0,1 gradi in più che condanna al mondo per le sue emissioni”.
Da questa constatazione è emersa con forza la necessità del diritto: “Qui ci rendiamo conto quanto è importante il diritto: tutti questi negoziati devono portare a delle norme rispettate e vincolanti per tutti i paesi. Senza diritto, sono solo parole e promesse non mantenute“.
La risposta giuridica: nasce l’idea del “Diritto glaciale”
Ed è proprio sul piano giuridico che l’edizione 2025 del Meteolab sgna una svolta significativa. Roberto Louvin, giurista e docente all’Università di Trieste, ha delineato le sfide e le opportunità che si aprono per il mondo del diritto di fronte alla crisi glaciale. “Siamo di fronte ad un rischio. Con lo scioglimento dei ghiacciai avremo gli ultimi territori vergini della Terra e rischiamo che vengano travolti ancora una volta dall’onda estrattivista e questo ci porterebbe sicuramente in condizioni drammatiche”.
Le aree deglacializzate, ha sottolineato Louvin, potrebbero rappresentare sia un problema che una soluzione: “Queste aree deglacializzate possono essere anche delle soluzioni per i problemi delle emissioni di CO2 e sono comunque da trattare in maniera particolare. Sono aree a cui il giurista deve dedicare la massima attenzione”.
Il mondo giuridico sta attraversando una trasformazione profonda. “È in corso una piccola rivoluzione nel nostro settore. Sempre di più siamo costretti a studiare delle cose, per cui non eravamo pronti. Dalla fisica alla biologia, fino alla climatologia. Dobbiamo scoprire delle logiche dei meccanismi, non per piegarli con un ordine giuridico, ma per accompagnarli alle trasformazioni e far sì che ci siano impatti minori o addirittura che gli impatti non si producano”.
Un cambiamento di paradigma che Louvin ha descritto con un’immagine efficace: “E in questo ci risvegliamo anche con un orgoglio diverso: non siamo più soltanto quelli che continuano a citare i loro predecessori con ossequi e devozioni, ma si guardano intorno e costruiscono di nuovo l’ordine giuridico”.
Il vuoto normativo da colmare
La lacuna giuridica è evidente. “È uscito pochi mesi fa un gran manuale, un trattato di diritto amministrativo di circa 1000 pagine, che non menziona i ghiacciai. Noi siamo, come ghiacciai, una pagina non scritta”, ha rivelato Louvin. “È sempre stato un oggetto misterioso per il giurista, è un ostacolo, una barriera, cos’è? Acqua e terra. Invece i ghiacciai sono importantissimi. Ci sono anche animali e delle comunità che vivono e prosperano sui terreni glaciali: c’è da rimparare tutto un alfabeto e c’è da rimboccarsi le maniche e fare una mobilitazione giuridica”.
Dal lavoro svolto in questi anni è emerso un perimetro di studi che Louvin ha proposto di chiamare “Diritto glaciale“, che si occupa della conservazione dei ghiacciai, ma anche “Diritto post glaciale”, dedicato al destino delle aree deglacializzate. “Sembra una cosa banale ma potrebbe riguardare nei prossimi anni, uno spazio sul pianeta Terra dell’ordine della Finlandia, con terre vergini e terre inesplorate che fanno gola a personaggi di cui non faccio il nome che godono già di grande pubblicità”.
La Valle d’Aosta come precursore
La Valle d’Aosta, con i suoi 183 ghiacciai, si configura come il territorio ideale per sperimentare questi nuovi strumenti normativi. “Le rappresentanze di una regione come la nostra possono dire delle cose importanti”, ha affermato Louvin. “Quella parte naturale che riemerge dopo la scomparsa dei ghiacciai, merita attenzione e necessita un avanzamento di domande. Cosa fa lo Stato italiano per rinaturalizzare le proprie aree deglacializzate? Se inseriamo un capitolo di questo genere nel piano ‘Ripristino della Natura’ facciamo una bella azione”.
Mercalli ha concordato con entusiasmo: “E chi meglio della Valle d’Aosta può farlo? Essendo una regione che con i ghiacciai sa sicuramente cosa si deve fare”. Una sottolineatura importante del ruolo che il territorio valdostano può giocare come avanguardia nella tutela e gestione delle aree glaciali e post-glaciali.
Uno degli aspetti più significativi emersi dal confronto è la tempestività con cui la comunità giuridica sta affrontando la questione glaciale. “Una volta tanto si arriva puntuali mentre i fenomeni stanno accadendo. Non accade quello sfasamento temporale del diritto, che arriva tardi”, ha commentato Mercalli con soddisfazione. “Grazie a questi anni di cooperazione c’è già un frutto tangibile che entrerà nel circuito, portando un tema mentre sta avvenendo, quindi prima che ci siano troppi danni, dovuti al fatto di aver lasciato un territorio non presidiato“.
Le parole del climatologo, accolte da un applauso, hanno sottolineato l’importanza della collaborazione interdisciplinare avviata negli anni scorsi proprio grazie agli incontri del Meteolab e Climalab al Forte di Bard.
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I giovani ricercatori e le prospettive internazionali
La giornata ha visto anche la partecipazione di sei giovani ricercatori che hanno esposto progetti innovativi e visioni proiettate verso il futuro della criosfera alpina e globale. Tra questi, Silvia Giudici dell’Università di Torino ha presentato “Walking on thin ice: Unione europea e gestione dei rischi causati dal surriscaldamento globale sui ghiacciai”, mentre Nicola Enrichens, sempre dell’Università di Torino, ha discusso “Il diritto dei ghiacciai tra diritto interno e risarcimento danni”.
Particolarmente significativo l’intervento in collegamento dalla Cina della valdostana Giada Donzel dell’Università di Cagliari, con “La protezione del ‘tesoro bianco cinese’: Riflessioni a partire dal Regolamento di Protezione dei ghiacciai della Regione Autonoma del Tibet”. Un contributo che ha dimostrato come la questione glaciale sia globale e richieda uno sguardo comparativo sulle diverse soluzioni normative adottate nel mondo.

L’appello per le priorità europee
In qualità di ambasciatore europeo del patto per il clima, Mercalli ha lanciato un appello forte sulle priorità dell’Unione Europea: “La preoccupazione del mondo scientifico per il riarmo europeo è forte. Mentre siamo qui a discutere di ghiacciai e di clima, impressiona e scandalizza che l’Europa senza chiederci il consenso abbia deciso di stanziare 6.800 miliardi di euro nei prossimi anni per armamenti. Quindi io dico: più pannelli solari e meno bombe”.
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Un messaggio chiaro sulla necessità di riorientare le risorse verso la transizione ecologica e l’adattamento ai cambiamenti climatici, piuttosto che verso il riarmo. Il XVI Meteolab e VII Climalab si è concluso con la consapevolezza che la sfida dei ghiacciai richiede un approccio integrato, che unisca rigore scientifico e innovazione giuridica. La Valle d’Aosta, con il suo patrimonio glaciale e la sua esperienza, si candida a essere un laboratorio di eccellenza per la sperimentazione di nuove forme di tutela e gestione delle aree glaciali e post-glaciali.
Come hanno sottolineato i relatori, il tempo per agire è limitato. I ghiacciai alpini sono destinati a scomparire entro fine secolo se non si interverrà drasticamente sulla riduzione delle emissioni. Nel frattempo, è fondamentale costruire un quadro normativo che protegga questi ecosistemi fragili e governi la transizione delle aree deglacializzate, impedendo che diventino l’ennesima frontiera dell’estrattivismo selvaggio. E la Valle d’Aosta potrebbe essere più di un attore in questa battaglia cruciale per la sopravvivenza della criosfera alpina e, in definitiva, per il futuro del pianeta.
