Quelli che benpensano significato - Ig@frankiehinrgmc-fuorionline
Anatomia poetica dell’arrampicatore sociale nell’Italia degli anni Novanta: una canzone che ha fatto storia squarciando il velo dell’ipocrisia di un’epoca di apparenze e.. di penpensanti
Quando nel 1997 Frankie Hi-NRG MC pubblica “Quelli che benpensano“, il panorama musicale italiano viene attraversato da una scossa. Non si tratta semplicemente di una canzone rap, ma di un vero e proprio atto d’accusa letterario, un affresco sociale che utilizza il linguaggio poetico per denunciare l’ipocrisia di un’intera classe sociale. Il brano, terzo estratto dall’album “La morte dei miracoli“, si impone immediatamente come una delle opere più significative del rap italiano, ottenendo il riconoscimento di miglior canzone italiana dell’anno.
La struttura poetica: un’anatomia dell’ipocrisia
La composizione si apre con un verso folgorante che stabilisce immediatamente la pervasività del fenomeno descritto: i soggetti della critica non sono una minoranza isolata, ma una presenza ubiqua, quasi invisibile nella sua normalità. L’uso dell’anafora “Sono intorno” crea un effetto di accerchiamento, di assedio, suggerendo che il narratore – e per estensione il lettore – si trova circondato da queste figure.
La struttura metrica del testo sfugge volutamente agli schemi tradizionali della poesia italiana. Frankie Hi-NRG MC adotta il verso libero tipico del rap, ma lo plasma con una consapevolezza letteraria rara nel panorama hip-hop dell’epoca. Le rime, pur presenti e spesso baciate, non seguono uno schema fisso ma si adattano al flusso narrativo, creando un effetto di prosa ritmica che ricorda certe sperimentazioni della poesia novecentesca.
Uno degli aspetti più interessanti dell’analisi testuale è la stratificazione linguistica. L’artista alterna con maestria registri differenti: dal linguaggio colloquiale (“fanno quel che vogliono si sappia in giro“) a termini che evocano un registro più elevato (“l’imperativo è vincere“, “in costante escalation“). Questa oscillazione non è casuale, ma riflette la doppiezza dei soggetti descritti, capaci di muoversi tra diversi contesti sociali mantenendo sempre una maschera di rispettabilità.
Particolarmente efficace è l’uso di neologismi e anglicismi (“blisters full-optional”, “replicanti“) che fotografano perfettamente l’epoca: gli anni Novanta del boom economico, dell’edonismo reaganiano giunto in ritardo in Italia, del mito del successo a ogni costo. Il termine “replicanti“, mutuato dal capolavoro cinematografico “Blade Runner“, aggiunge una dimensione fantascientifica e distopica, suggerendo che questi individui abbiano perso ogni traccia di umanità autentica.

Le metafore: bestiari contemporanei
Il testo è costellato di immagini metaforiche di straordinaria potenza. La comparazione con le lucertole che si arrampicano e perdono la coda per poi ricomprarla è un capolavoro di sintesi: in poche parole, Frankie descrive l’arrampicatore sociale disposto a sacrificare qualsiasi principio pur di scalare la gerarchia, con la consapevolezza cinica che ogni perdita è rimediabile attraverso il denaro.
L’immagine delle supposte che abitano in “blisters full-optional” rappresenta forse il momento di maggiore audacia stilistica. La volgarità apparente nasconde una critica feroce: queste persone sono confezionate, sterilizzate, vendute come prodotti farmaceutici, prive di sostanza ma patinate nel packaging. Vivono in contenitori trasparenti, visibili ma inaccessibili, proprio come le confezioni plastificate dei medicinali.
La metafora automobilistica che attraversa tutto il testo (“sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli“, “terra-terra come i missili“) costruisce un parallelismo tra la frenesia consumistica e la pericolosità sociale di questi soggetti. Non sono solo ridicoli nel loro lavare ossessivamente le automobili di sabato, ma rappresentano un pericolo concreto quando “s’impastano su un albero“, vittime della loro stessa smania di ostentazione.
Il refrain, cantato da Riccardo Sinigallia, funziona come un mantra ossessivo che ritorna a scandire la distanza incolmabile tra il narratore e i soggetti osservati. “Sono intorno a me, ma non parlano con me / Sono come me, ma si sentono meglio” racchiude in due versi l’essenza del classismo contemporaneo: una separazione che non è più verticale (ricchi e poveri) ma orizzontale, basata sulla percezione di superiorità più che su differenze oggettive.
La ripetizione insistente crea un effetto ipnotico, quasi claustrofobico. Il narratore si sente assediato da questi doppi deformati, versioni alternative di se stesso che hanno scelto la via dell’ipocrisia e del conformismo. È una solitudine esistenziale, quella descritta, più angosciante dell’isolamento fisico.
La dimensione religiosa: ipocrisia sacralizzata
La strofa dedicata alla religiosità ipocrita rappresenta uno dei momenti più incisivi del testo. L’anafora delle “mani” costruisce una litania blasfema che decostruisce il rituale domenicale: quelle stesse mani che si stringono in chiesa sono quelle che “brandiscon manganelli“, che “firman petizioni per lo sgombero“, che si alzano “alle spalle dei fratelli”.
Il richiamo all’olio di ricino evoca immediatamente il fascismo, collegando l’ipocrisia borghese contemporanea a una tradizione storica di violenza mascherata da rispettabilità. Non è un caso che questa strofa culmini con l’immagine della zingara: l’artista identifica nel razzismo quotidiano, nella xenofobia da salotto, la vera natura di questa classe sociale.
Il testo si conclude con un’immagine di straordinaria potenza lirica: il narratore che si nasconde “sulla faccia oscura della loro luna nera“. È un’inversione totale della metafora lunare: non si tratta del lato nascosto di una luna luminosa, ma della faccia oscura di un satellite già nero, già corrotto. Il narratore sceglie l’ombra dell’ombra, il rifugio più estremo possibile dalla luce falsa di questa società.
Questa chiusura sottrae il testo alla dimensione della semplice invettiva per elevarlo a dichiarazione esistenziale. Non si tratta più solo di criticare una classe sociale, ma di affermare una scelta di vita radicalmente alternativa, un’autoesclusione consapevole da un sistema percepito come irrimediabilmente corrotto.
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Il contesto musicale: campionamenti come citazioni
La dimensione musicale del brano, con i campionamenti da “Dawn Comes Alone” e “Blue Juice“, aggiunge un ulteriore livello di lettura. Come nella migliore tradizione del rap colto, Frankie Hi-NRG MC utilizza il campionamento non come semplice base ritmica ma come citazione culturale, creando un dialogo intertestuale tra epoche e generi diversi.
“Quelli che benpensano” trascende la sua epoca per diventare un testo di valore permanente. La figura dello yuppie anni Novanta è solo il pretesto per un’analisi dell’ipocrisia borghese che affonda le radici nella tradizione letteraria italiana, da Parini a Pasolini. La differenza è che Frankie Hi-NRG MC utilizza il linguaggio del rap per rendere accessibile questa critica a una generazione cresciuta con la cultura hip-hop.
Il successo della reinterpretazione di Fiorella Mannoia nel 2012, quindici anni dopo l’originale, dimostra la persistente attualità del testo. I “quelli che benpensano” non sono scomparsi con la fine degli anni Novanta; semplicemente hanno cambiato forma, adattandosi ai nuovi tempi senza perdere la loro essenza ipocrita.
In conclusione, ci troviamo di fronte a un’opera che merita pienamente di essere studiata nei corsi di letteratura contemporanea accanto alla poesia tradizionale. Frankie Hi-NRG MC ha dimostrato che il rap italiano può raggiungere vette di sofisticazione letteraria paragonabili a quelle della poesia scritta, utilizzando gli strumenti propri della cultura hip-hop per costruire un discorso sociale di straordinaria lucidità e forza espressiva.
Testo
Sono intorno a noi, in mezzo a noi
In molti casi siamo noi a far promesse
Senza mantenerle mai se non per calcolo
Il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile
La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere
E non far partecipare nessun altro
Nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro
Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili
Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili
Sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti
Sono replicanti, sono tutti identici, guardali
Stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere
Come lucertole s’arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano
Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno
Spendono, spandono e sono quel che hanno
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
E come le supposte abitano in blisters full-optional
Con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland
Vivon col timore di poter sembrare poveri
Quel che hanno ostentano, tutto il resto invidiano
Poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono
Parton dal pratino e vanno fino in cielo
Han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo
Sono quelli che di sabato lavano automobili
Che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli
Medi come i ceti cui appartengono
Terra-terra come i missili cui assomigliano
Tiratissimi, s’infarinano
S’alcolizzano e poi s’impastano su un albero – boom!
Nasi bianchi come Fruit of the Loom
Che diventano più rossi d’un livello di Doom
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
Ognun per sé, Dio per sé
Mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica
Mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano
Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano
Mani che poi firman petizioni per lo sgombero
Mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli
Che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli
Quelli che la notte non si può girare più
Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv
Che fanno i boss, che compran Class
Che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica
Che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara
Ma l’unica che accendono è quella che da loro l’elemosina ogni sera
Quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
Sono intorno a me, ma non parlano con me
Sono come me, ma si sentono meglio
