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Come 304 milioni di persone nel mondo sfidano confini e disuguaglianze, mentre l’Europa invecchia e l’Africa cresce.
Zohran Mamdani, oggi sindaco di New York, rappava contro le disuguaglianze sociali. Ha sbaragliato la concorrenza, rompendo il muro dei repubblicani eretto sopra la paura e il razzismo, facendo breccia nel cuore dei newyorkesi. Mamdani durante il suo comizio elettorale ha detto che la vera ricchezza di New York sono gli immigrati, che la più grande e famosa metropoli del mondo è stata costruita dagli immigrati, che nel secolo scorso in essa hanno trovato luce e speranza e voglia di ricominciare.
Una visione del mondo che fa accapponare la pelle a chi negli immigrati vede il male del mondo, del proprio mondo. Un racconto di orrore dove spiccano scenari di invasione. Ma una cosa è certa: gli uomini si spostano da quando sono apparsi sulla terra. Viviamo in un mondo in movimento ed è sciocco pensare di fermarlo, in nome di ideali, supposizioni, credenze e deliri di onnipotenza. Ma è anche sciocco cadere nel panico pensando che questi spostamenti siano massicci come onde gigantesche. Non sempre è così. Spesso l’immigrazione viene ingigantita per incutere terrore, per stimolare la paura.
Un mondo in movimento: i numeri reali
Quando si parla di immigrazione dunque, spesso lo si fa con toni allarmistici. Ma cosa dicono davvero i numeri? Secondo le stime ONU per il 2024, ci sono 304 milioni di migranti internazionali nel mondo: appena il 3,7% della popolazione globale. Per fare un paragone, è come se in una città di 100 abitanti solo 4 persone provenissero da un altro luogo.
L’Europa è la destinazione principale con oltre 100 milioni di migranti, seguita da Asia (85 milioni) e Nord America (79 milioni). Non stiamo parlando di spostamenti dovuti a capricci, ma frutti di un intreccio tra povertà estrema, cambiamenti climatici, guerre decennali e ricerca di una vita migliore. Per capire le migrazioni bisogna guardare alle disuguaglianze globali. L’Unione Europea, con 450 milioni di abitanti (5,5% della popolazione mondiale), concentra il 14,2% della ricchezza globale, con un reddito medio di 62.000 dollari pro capite. L’Africa ne ha 6.700: quasi dieci volte meno.
L’Europa è ricca ma invecchia: perderà 29 milioni di abitanti entro il 2050. Senza immigrazione, settori come assistenza anziani, agricoltura, edilizia e ristorazione collasserebbero. L’Africa, al contrario, è giovane e crescerà di un miliardo di abitanti entro il 2050, ma in un contesto di povertà, scarse opportunità e conflitti. Un contrasto che fa pensare. Nel Nord del mondo inoltre vive meno del 17% della popolazione globale, ma si concentra il 44% della ricchezza. Nel Sud risiede oltre l’83% dell’umanità, con un reddito medio di 15.800 dollari contro i 62.800 del Nord.
Poi c’è un dato poco conosciuto: nel 2024 le rimesse verso Paesi poveri hanno raggiunto 685 miliardi di dollari (dall’Italia 8,3 miliardi). Questi soldi rappresentano spesso l’unica fonte di sostentamento per intere comunità.

Guerre e fame: 123 milioni di sfollati
Nel 2024, 673 milioni di persone soffrono la fame e oltre 2,3 miliardi vivono in insicurezza alimentare. I conflitti non sono mai stati così numerosi dagli anni Cinquanta: 61 guerre tra Stati e 74 conflitti interni. Siria (6 milioni di rifugiati), Afghanistan (5,8 milioni), Ucraina (5,1 milioni) e Sudan (11,6 milioni di sfollati interni) continuano a generare esodi.
Il risultato è un record storico: 123,2 milioni di migranti forzati, persone costrette a fuggire da persecuzioni, violenze o disastri ambientali. La maggioranza (73,5 milioni) sono sfollati interni, rimasti nel proprio Paese. Tra chi ha attraversato frontiere: 31 milioni di rifugiati e 8,4 milioni di richiedenti asilo. A questi si aggiungono quasi 10 milioni di sfollati climatici, privi di tutele ufficiali.
In tutto ciò l’Europa vive una contraddizione: tre quarti delle imprese faticano a trovare lavoratori, eppure l’UE pratica respingimenti, accordi per bloccare le partenze, detenzioni alle frontiere. Nel 2024 gli attraversamenti irregolari verso l’UE sono stati 240.021 (-37,1% sul 2023). Il calo non significa che le persone abbiano smesso di fuggire: i controlli si sono inaspriti e l’Europa ha esternalizzato il problema. Con accordi controversi, l’UE paga Turchia, Egitto e Tunisia per bloccare i migranti, spesso in condizioni disumane. Nel 2024 si stimano 120.000 respingimenti illegali. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto l’uso sistematico di respingimenti in Grecia.
L’assurdità: chi fugge da guerre può chiedere asilo solo una volta giunto in Europa. Non esistono vie legali e sicure. Questo alimenta il traffico di esseri umani e provoca migliaia di morti in mare ogni anno: 1.810 solo nel 2024 nel Mediterraneo centrale.
La Lotteria dell’Asilo
Nel 2024 l’UE ha ricevuto quasi 1 milione di richieste d’asilo. Il sistema europeo è tutt’altro che equo: oltre il 75% delle domande si concentra in Germania, Spagna, Italia e Francia. Ancora più grave la disparità nei riconoscimenti: in Estonia viene accettato il 95,7% delle domande, in Portogallo solo l’1%. L’Italia riconosce protezione al 35,9%, la Germania al 53,4%.
È una vera “lotteria migratoria”: le possibilità di ottenere asilo cambiano radicalmente a seconda del Paese europeo dove si arriva. In Italia i residenti stranieri hanno superato i 5,4 milioni nel 2024 (+169.000), il 9,2% della popolazione. Nel quadro del grave declino demografico italiano – 370.000 nati, il minimo storico – le migrazioni hanno un ruolo positivo: il 13,5% dei nati è figlio di genitori stranieri. I non comunitari con permesso di soggiorno sono 3,8 milioni. La maggioranza (52,8%) ha un permesso a tempo indeterminato, segno di presenza stabile.
La gestione dell’immigrazione per lavoro però è un fallimento. Nel 2023-2024 sono state presentate 1.326.980 domande, quasi 5 volte le quote previste. Ma solo il 13% delle quote 2023 e il 7,8% del 2024 si sono concretizzate nell’arrivo effettivo di un lavoratore regolare. Le persone si perdono in un labirinto burocratico fatto di “click day” (lotteria digitale dove le quote si esauriscono in secondi), ritardi consolari, lentezze delle questure. Molti datori di lavoro disonesti ottengono l’autorizzazione ma disertano i contratti, lasciando i lavoratori in un limbo giuridico.
Il fabbisogno stimato 2026-2028 è di 833.000 lavoratori stranieri. Le quote previste sono 497.550, già insufficienti, e nella pratica se ne realizzerà una piccola frazione.
Accordi controversi e morti in mare
L’Italia ha registrato un calo degli arrivi via mare: 66.317 nel 2024 (-57,9%). Questo grazie agli accordi con Libia e Tunisia. Il Memorandum Italia-Libia finanzia la cosiddetta Guardia costiera libica, che ha riportato indietro 22.000 persone verso condizioni che l’ONU definisce “orrori indicibili”: torture, stupri, lavori forzati.
Il Mediterraneo centrale resta la rotta più mortale: 24.585 morti nell’ultimo decennio, 1.810 nel 2024. L’Italia continua a ostacolare le navi umanitarie: in due anni e mezzo, 29 fermi per 660 giorni. Il Protocollo Italia-Albania ha previsto centri di detenzione in territorio albanese. I Centri di Permanenza per i Rimpatri (CPR) sono una pagina buia: nel 2024 sono state recluse 5.870 persone, ma solo il 43% è stato effettivamente rimpatriato. Si detengono persone senza reato, per mesi e nel 57% dei casi senza raggiungere neanche lo scopo del rimpatrio.
Oltre 2 milioni di stranieri sono a rischio povertà o esclusione sociale: il 37,5% del totale, contro il 21,2% degli italiani. È a rischio povertà il 31,3% delle famiglie con stranieri (17,3% delle famiglie italiane). I più colpiti sono i minori: 43,6%, con punte del 78,2% al Sud. Il reddito medio delle famiglie straniere (24.600 euro) è del 30% inferiore a quello italiano (38.500). Nonostante questa povertà, i beneficiari stranieri dell’Assegno di Inclusione sono calati del 40,9%. Solo 1 straniero su 14 tra quelli a rischio povertà riceve l’assegno. Solo il 20,7% degli stranieri abita in casa di proprietà. La maggioranza vive in affitto (64,5%), spesso con canoni gonfiati e contratti in nero.

Cittadinanza: la legge che non cambia
L’Italia ha una delle leggi più restrittive d’Europa, ferma al 1992. Servono 10 anni di residenza per la naturalizzazione. Il referendum del giugno 2025 per ridurli a 5 non ha raggiunto il quorum, escludendo 1.420.000 potenziali beneficiari, tra cui 284.000 minori.
Gli alunni stranieri erano 931.323 nell’a.s. 2023/2024 (11,6%). I due terzi sono nati in Italia, ma il loro tasso di abbandono è 3 volte superiore: 26,9% contro 9%. Alle superiori, 2 su 3 scelgono istituti tecnici o professionali invece dei licei. L’incidenza all’università crolla al 6,7%, tra i laureati al 5,4%.
I lavoratori stranieri sono 2,5 milioni (10,5% del totale). Ma l’inserimento resta subalterno: solo il 9,1% svolge professioni qualificate (39,6% italiani), oltre 3 su 5 ricoprono lavori non qualificati o operai. Tra le donne straniere, la metà lavora in sole 5 professioni: badanti, colf, addette pulizie, cameriere, operatrici socio-sanitarie. Le retribuzioni sono del 30,4% più basse: 17.000 euro contro 24.400 degli italiani.
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Il vero contributo: 4,6 miliardi alle casse pubbliche
Ed ecco il dato che smentisce ogni narrazione: nel 2023 la popolazione straniera ha garantito un contributo fiscale netto di 4,6 miliardi di euro. L’Italia ha speso 34,5 miliardi per l’immigrazione, ma ha incassato 39,1 miliardi dagli immigrati in tasse e contributi. Gli stranieri versano più di quanto ricevono. Senza immigrazione, il deficit pubblico sarebbe più alto e servirebbero tagli o aumenti di tasse per tutti.
Le migrazioni sono un fenomeno strutturale generato da disuguaglianze globali. Fingere che si possano fermare con muri è illusorio. L’Europa invecchia e ha bisogno di lavoratori giovani. L’Italia ha settori che dipendono dalla manodopera straniera. La scelta è chiara: continuare con politiche restrittive che alimentano irregolarità e sfruttamento, o costruire canali legali, accoglienza dignitosa, integrazione effettiva? Non è solo etica: è pragmatismo economico.
I numeri raccontano una storia diversa dall’allarmismo: 304 milioni di persone cercano una vita migliore, un’Europa che ne ha bisogno ma le respinge, un’Italia che ne beneficia ma le marginalizza. È tempo di cambiare narrazione e politiche.
Nota sull’autore: Questo articolo si basa sui dati del Dossier Statistico Immigrazione 2025 del Centro Studi e Ricerche IDOS, elaborando le informazioni per renderle accessibili a un pubblico non specialistico interessato a comprendere il fenomeno migratorio nella sua autenticità.
