La nuova Casa della Comunità di Donnas tra innovazione diagnostica e sfide strutturali

Porte aperte nella struttura della Bassa Valle, che evolve da vecchio poliambulatorio a centro di assistenza integrata. Nuovi macchinari radiologici e percorsi personalizzati promettono di alleggerire il Parini di Aosta, ma resta il nodo cruciale della carenza di medici sul territorio.

La sanità valdostana sta attraversando una transizione epocale, un passaggio obbligato che ridefinisce il rapporto geografico e funzionale tra i cittadini della periferia e l’ospedale centrale della regione. Il fulcro di questa metamorfosi, nella Bassa Valle, è rappresentato dalla Casa della Comunità di Donnas. Giovedì 28 maggio 2026, l’ex poliambulatorio ha aperto le sue porte alla cittadinanza per una mattinata di confronto e divulgazione, svelando le potenzialità di una struttura che punta a superare il vecchio modello della medicina frammentata per abbracciare un’assistenza globale e integrata.

L’iniziativa, svoltasi dalle ore 9:00 alle ore 12:00, ha visto una discreta partecipazione di residenti, operatori sanitari e rappresentanti delle istituzioni regionali, tutti uniti dall’esigenza di comprendere come si traduca, nella quotidianità, il concetto di “medicina di prossimità” finanziato dai fondi europei del PNRR. Alle ore 11:00, l’evento è entrato nel vivo con gli interventi dei vertici politici e sanitari della regione.

L’evoluzione del modello: oltre il “ping-pong” delle prescrizioni

Per decenni, la medicina del territorio è stata concepita come una stazione di transito. Il paziente si recava dal proprio medico, otteneva una prescrizione e, nella maggior parte dei casi, era costretto a viaggiare verso il presidio ospedaliero “Umberto Parini” di Aosta per effettuare gli esami diagnostici o ricevere consulenze specialistiche. Un meccanismo ad imbuto che ha progressivamente intasato l’ospedale del capoluogo e sfilacciato la rete periferica.

Il cambio di paradigma introdotto a Donnas mira a spezzare questa dinamica, soprattutto alla luce di una popolazione regionale che invecchia e che presenta quadri clinici complessi, caratterizzati dalla coesistenza di più patologie croniche.

A spiegare questa evoluzione è il Direttore Sanitario dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, il dottor Mauro Occhi:

“L’elemento cardine è che la Casa della Comunità rappresenta l’eredità evoluta del poliambulatorio. La vera novità risiede nell’installazione di una diagnostica tecnologica molto avanzata e moderna, capace di assorbire richieste assistenziali di complessità medio-alta, senza limitarsi alle sole banalità.”

L’obiettivo prioritario è proprio la prevenzione degli accessi impropri in ospedale. Intercettare il bisogno di cura direttamente sul territorio e formulare i primi riscontri diagnostici a livello locale permette di risparmiare tempo prezioso e disagi logistici significativi, in particolare alle fasce più fragili della popolazione.

Casa di Comunità Donnas
Casa di Comunità Donnas-fuorionline

“Il vecchio poliambulatorio si limitava a gestire la piccola routine per poi indirizzare sistematicamente il paziente ad Aosta per gli accertamenti” – sottolinea il dottor Occhi. “Oggi l’approccio medico deve cambiare perché non ci si ammala più di una patologia alla volta; andiamo avanti con l’età convivendo con più disturbi contemporaneamente. Il vecchio sistema funzionava a ‘ping-pong’ tra la ricetta del medico e l’esame. Noi vogliamo superare questo continuo andare avanti e indietro. Il cittadino deve venire qui e trovare una risposta risolutiva da un infermiere, un operatore o un tecnico radiologo, capace di indirizzarlo subito al collega per il tassello successivo della cura. È una forma di profondo rispetto per il tempo delle persone, in particolare per gli anziani o per i figli che se ne prendono cura.”

Il Direttore Sanitario evidenzia poi la necessità di una presa in carico che vada oltre l’aspetto puramente clinico, intercettando i bisogni sociali:

“Come medici e operatori abbiamo spesso il difetto di isolare il nostro singolo intervento, dimenticando ciò che viene dopo. Se qui arriva un uomo con un trauma, ma scopriamo che è rimasto vedovo e non ha nessuno che lo aiuti a gestire le terapie per il diabete, non possiamo semplicemente mandarlo a casa. Dobbiamo costruire un percorso complessivo. Non siamo ancora pienamente a questo traguardo, ma è esattamente questo il sistema che vogliamo edificare. La medicina del Novecento ci ha parcellizzati — il neurologo per la testa, l’ortopedico per le ossa — ma questo schema non è più sostenibile. È un’evoluzione faticosa, che costa investimenti e sacrifici enormi da parte del personale; non sarà un processo immediato, ma il percorso è finalmente avviato.”

Tecnologia d’avanguardia ai piedi delle valli sciistiche

Il salto di qualità della struttura di Donnas è supportato da un potenziamento tecnologico senza precedenti per la zona, reso possibile grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il servizio di radiologia territoriale sta subendo una profonda ristrutturazione, trasformandosi in un polo diagnostico completo ed efficiente, accessibile non solo ai residenti della Bassa Valle ma, potenzialmente, all’intera utenza regionale.

A delineare il quadro tecnico è la dottoressa Monica Alessi, medico radiologo della struttura ospedaliera Parini specializzata sul territorio di Donnas:

“Grazie alle risorse stanziate dal PNRR ci troviamo nel pieno di una fase di potenziamento della radiologia pubblica. Abbiamo allestito un ambulatorio radiologico completo. Tra la strumentazione spicca la TAC Cone Beam, montata lo scorso anno, che eroga una dose bassissima di radiazioni ed è quindi ideale anche per i bambini; è un macchinario focalizzato sullo studio delle arcate dentarie, dei denti, del massiccio facciale e delle articolazioni temporo-mandibolari. A breve, inoltre, completeremo l’offerta con l’installazione del mammografo.”

La collocazione geografica di Donnas conferisce a questo potenziamento un valore strategico fondamentale. Trovandosi in prossimità di importanti comprensori sciistici e aree montane ad alta densità sportiva, la struttura è in grado di assorbire tempestivamente la diagnostica legata ai traumi da sci o da attività outdoor.

“Effettuiamo prevalentemente esami alle ginocchia, sia per l’età media dei nostri utenti sia per la forte presenza di sportivi sul territorio” – spiega la dottoressa Alessi. “Qui riusciamo a stabilire un contatto profondamente diverso con il paziente, molto più personalizzato. Trattandosi di un servizio dell’USL, l’ambulatorio è aperto a tutta la Valle d’Aosta, tanto che anche l’utenza di Aosta può tranquillamente usufruirne.”

Casa di Comunità Donnas
Casa di Comunità Donnas-fuorionline

I nodi da sciogliere: la crisi del personale e la gestione delle urgenze

Se da un lato la dotazione strutturale e tecnologica appare all’avanguardia, dall’altro la realtà quotidiana deve fare i conti con la più grande criticità che affligge la sanità contemporanea: la carenza cronica di camici bianchi.

A sollevare la questione è lo stesso Direttore Sanitario, Mauro Occhi, che non nasconde le difficoltà strutturali:

“Siamo nel pieno di una crisi di portata secolare per quanto riguarda la disponibilità di professionisti sanitari. Nello specifico, mancano le figure territoriali meno attrattive, come il medico di distretto. I giovani professionisti tendono a evitare queste specializzazioni perché offrono minori prospettive di guadagno, non consentono la libera professione e comportano un impatto non sempre facile con l’utenza. Al contrario, specialità come la chirurgia o l’ortopedica mantengono un grande fascino. Di conseguenza, oggi siamo costretti a partire basandoci unicamente sulle forze attualmente a nostra disposizione. La realtà è che i soldi ci sono, ma da soli non bastano: è indispensabile cambiare radicalmente la qualità del lavoro.”

Questa carenza di organico si riflette inevitabilmente sulla continuità assistenziale in presenza e sulla tipologia di prestazioni erogabili a Donnas, come conferma la dottoressa Monica Alessi:

“La presenza fisica del medico all’interno della struttura è inevitabilmente variabile a causa del deficit di personale, e attualmente è garantita per una o due giornate alla settimana. Per questa ragione, al momento non siamo ancora nelle condizioni di poter assorbire le urgenze mediche immediate. Tuttavia, quando il radiologo non è presente in sede, l’esito dell’esame viene digitalizzato e inviato immediatamente in rete: in questo modo per il paziente non cambia assolutamente nulla sul piano del servizio, rappresentando comunque una risorsa fondamentale per gli abitanti della Bassa Valle.”

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Il valore delle relazioni e il salto culturale della Valle d’Aosta

L’evoluzione della struttura di Donnas non è solo una questione di macchinari e mura, ma rappresenta un cambiamento filosofico radicale. Mentre in molte regioni italiane il percorso evolutivo territoriale ha previsto passaggi intermedi — transiti graduali dai vecchi poliambulatori alle case della salute, e solo infine alle case della comunità — la Valle d’Aosta ha scelto di compiere un salto diretto, accelerando l’adozione del modello assistenziale più evoluto e integrato.

A rimarcarlo è l’intervento di Hélène Impérial, direttrice del Dipartimento strutturale di Area territoriale:

“Il vero patrimonio immateriale di questo centro risiede indubbiamente nella relazione profonda che si instaura tra la cittadinanza e i professionisti. Il nostro auspicio è che questo legame ci permetta di intercettare non solo i bisogni strettamente sanitari, ma anche quelle necessità sociosanitarie che il cittadino, spesso, non riesce nemmeno a esprimere chiaramente. Vogliamo che questo luogo diventi uno spazio fisico e immateriale di aggregazione e di relazioni umane, utile a leggere l’evoluzione dei bisogni della nostra popolazione.”

La dottoressa Impérial evidenzia poi la specificità del percorso politico-amministrativo valdostano:

“Questa struttura nasce come poliambulatorio. Altrove si è assistito a una transizione lenta, passando prima per la Casa della Salute e solo successivamente alla Casa della Comunità. La nostra regione ha effettuato un salto diretto dal poliambulatorio alla Casa della Comunità proprio perché intendiamo trasformare questo spazio: non deve essere solo un ufficio per i professionisti della salute e del sociale, ma un luogo che, attraverso progetti di welfare inclusivo, diventi patrimonio comune della popolazione, strettamente integrato con la vita della comunità locale.”

Un percorso di restituzione al territorio che ha trovato il pieno supporto delle istituzioni politiche regionali, rappresentate dall’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche Sociali, Carlo Marzi:

Casa di Comunità Donnas
Casa di Comunità Donnas-fuorionline

“All’interno di qualunque macchina organizzativa è fondamentale poter contare su braccia, gambe e teste di valore, capaci di tradurre i progetti in servizi reali per i cittadini sul territorio; ed è esattamente ciò che si è verificato qui. La nostra presenza oggi all’interno della Casa della Comunità di Donnas non è legata alla formale e rituale cerimonia del taglio di un nastro. Si tratta, al contrario, di uno sforzo condiviso per informare e rendere consapevole la cittadinanza del fatto che dietro a una definizione come ‘Casa della Comunità’ si concentrano idee, visioni e un lungo lavoro portati avanti negli anni. Per fortuna, nella nostra regione questo impegno riesce a trasformarsi in una restituzione concreta di servizi e di competenze umane a beneficio del territorio, all’interno di uno sforzo collettivo volto a offrire il massimo in un settore delicato e prioritario come la sanità pubblica.”

La Casa della Comunità di Donnas si presenta quindi come un cantiere aperto: un modello assistenziale che ha avviato il suo motore e che, pur necessitando di tempo e di un progressivo potenziamento degli organici per funzionare a pieno regime, traccia la strada per una sanità più umana, vicina e accessibile a tutti i valdostani.

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