Le Alpi che cambiano: al Forte di Bard 70 opere d’arte raccontano due secoli di trasformazioni

Dai paesaggi romantici alle infrastrutture turistiche, la mostra Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche invita a rileggere la montagna attraverso gli occhi degli artisti e le tracce lasciate dal cambiamento climatico e dall’azione dell’uomo.

Quando l’arte diventa uno strumento per leggere il territorio, il paesaggio smette di essere soltanto un soggetto estetico e si trasforma in una testimonianza storica. È questa la chiave interpretativa di Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche, la nuova mostra inaugurata giovedì 28 maggio al Forte di Bard nell’ambito del progetto transfrontaliero DAHU (Développement et Adaptation des occupations HUmaines en montagne), che coinvolge la Regione autonoma Valle d’Aosta, il Comune di Issime, il Forte di Bard, il Dipartimento dell’Alta Savoia e la Comunità dei Comuni della Valle di Chamonix-Mont-Blanc.

Curata da Aldo Audisio e Sara Gal, l’esposizione propone un percorso originale che intreccia storia dell’arte, archeologia, antropologia e ricerca scientifica per raccontare l’evoluzione del paesaggio alpino tra la fine del XVIII secolo e la metà del Novecento. Nelle sale del Forte trovano spazio settanta opere, selezionate tra circa quattrocento esaminate nel corso di una lunga ricerca durata oltre due anni, firmate da cinquanta artisti differenti e provenienti da collezioni pubbliche e private.

Quando l’arte diventa documento del cambiamento

E’ il racconto delle Alpi che supera la tradizionale celebrazione della montagna sublime. La mostra, infatti, non si limita a esaltare la bellezza delle vette, ma invita a riflettere sui cambiamenti che hanno modellato il territorio alpino nel corso del tempo, mettendo in dialogo l’immaginario artistico con le trasformazioni ambientali e sociali.

“Metamorfosi dello sguardo” è un titolo che sintetizza efficacemente il senso dell’intero progetto. Come ha spiegato il curatore Aldo Audisio durante l’inaugurazione, la prima parte del titolo richiama il modo in cui è cambiata la percezione della montagna nel corso dei secoli, mentre la definizione “Alpi immaginifiche” sottolinea la straordinaria capacità di questi territori di alimentare la creatività degli artisti.

“Non è solo la celebrazione della bellezza alpina – ha osservato Audisio – ma uno strumento di riflessione sul mutamento dei territori”. Le opere esposte diventano così documenti visivi capaci di testimoniare le trasformazioni del paesaggio e, al tempo stesso, di interrogare il presente.

Metamorfosi dello sguardo
Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche-fuorionline

L’iconografia alpina tra documento e visione

Il percorso espositivo si apre con le prime e potenti raffigurazioni romantiche, dominate dalla forza degli elementi naturali, per poi addentrarsi nella dimensione più intima e silenziosa del mondo pastorale, della quotidianità rurale e della transumanza. È il racconto di un’intesa secolare e simbiotica tra l’uomo e la quota, che progressivamente si spezza con l’avvento della modernità.

Nelle sezioni successive, lo sguardo dell’artista devia inevitabilmente verso le nuove forme di presenza umana: l’avvento del turismo d’élite, l’edificazione delle prime grandi infrastrutture ricettive e la nascita degli sport invernali. Questa transizione iconografica documenta visivamente il passaggio dalla montagna subita o contemplata alla montagna consumata e modificata. Le tele si fanno testimonianza di ghiacciai che si ritirano, di pendii modificati dalle linee degli impianti di risalita e di vallate che ridefiniscono la propria urbanistica in funzione del forestiero.

Tra le opere più significative figurano l’acquerello di Giuseppe Pietro Bagetti dedicato all’Armata francese al Forte di Bard, realizzato tra il 1802 e il 1810, la monumentale Veduta di Aosta attribuita a un autore anonimo della seconda metà del XVII secolo e il dipinto Aracne rustica (Cogne) di Giovanni Giani. L’insieme delle opere restituisce una pluralità di sguardi che attraversa epoche, linguaggi e sensibilità differenti, offrendo un’immagine sfaccettata del mondo alpino.

Metamorfosi dello sguardo
Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche-fuorionline

Il Dahu come metafora dell’adattamento d’alta quota

La genesi stessa della mostra e il legame profondo con il territorio sono stati al centro degli interventi che hanno accompagnato l’apertura ufficiale della rassegna. Ornella Badery ha voluto svelare un aneddoto legato all’identità visiva dell’intero progetto:

L’acronimo DAHU è stato coniato proprio qui al Forte di Bard, durante una delle prime sessioni di lavoro, dopo una visita al nostro Museo delle Alpi, che accoglie i visitatori proprio con la celebre figura di questo animale mitologico. Il Dahu, con la sua caratteristica andatura asimmetrica dovuta a zampe di lunghezze diverse per potersi muovere sui pendii, è la metafora perfetta della durezza della vita in montagna e della necessità di adattamento. Questa favola, che ritroviamo in forme simili in quasi tutte le culture dell’arco alpino e mondiale, ci ricorda che le difficoltà della verticalità sono universali e che si possono superare solo attraverso una cooperazione comune.”

La presidente ha poi sottolineato la complessità metodologica che ha preceduto l’allestimento, evidenziando il valore documentario dei pezzi in mostra:

“Al Forte è stata affidata la declinazione più squisitamente artistica del progetto, col compito di restituire i mutamenti del paesaggio dal Settecento al Novecento. È stata una ricerca d’archivio complessa, che in mostra trova solo una parziale ma densissima restituzione. Abbiamo cercato immagini che potessero offrire agli scienziati una base di paragone concreta tra passato e presente. Se oggi le immagini della contemporaneità sono sovrabbondanti, le testimonianze visive dei secoli scorsi sono rare e preziose. Inoltre, la mostra vive di un asse fondamentale con la Francia: una seconda parte dell’esposizione aprirà a breve al Musée Alpin di Chamonix, come naturale prosecuzione di questo itinerario. I paesaggi legati al massiccio del Monte Bianco, qui esposti grazie al lavoro filologico di Aldo Audisio, ne sono la prova tangibile.”

Metamorfosi dello sguardo
Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche-fuorionline

Una mostra senza allarmismi: la serenità della memoria

L’esposizione si inserisce in un dibattito contemporaneo quantomai urgente, quello sul cambiamento climatico, ma sceglie di farlo evitando la retorica catastrofista, preferendo la via dell’analisi storica ed estetica. Un approccio evidenziato dall’intervento di Erik Lavévaz, assessore all’istruzione, cultura e politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta:

“Credo che il titolo ‘Metamorfosi dello sguardo’ sia straordinariamente indovinato. Non si limita a illustrare i dati scientifici del mutamento climatico, di cui ormai discutiamo quotidianamente, ma sposta l’accento sulla visione, sulla nostra percezione di queste trasformazioni. Il percorso espositivo ci parla delle interpretazioni diverse di un mondo in perenne mutazione. Non siamo di fronte a una fredda catalogazione scientifica, ma a una narrazione di come l’umanità ha abitato e percepito queste vette. L’uomo si è sempre adattato ai cicli naturali, che ci sono sempre stati e che hanno inevitabilmente ridisegnato assetti economici e sociali. Le Alpi, e la nostra Valle in particolare con i suoi ghiacciai, sono lo scenario monumentale in cui si riflettono le vicende umane.”

L’assessore ha poi formulato un invito ai futuri visitatori della fortezza:

“L’invito è quello di non limitarsi a una lettura nostalgica di ciò che è stato negli ultimi due secoli, ma di usare queste opere come trampolino per immaginare il futuro delle nostre terre alte. È una mostra che permette di compiere questo esercizio intellettuale senza retorica e senza facili allarmismi, mantenendo un atteggiamento sereno e corretto, che è l’unico modo per affrontare lucidamente le sfide del nostro tempo.

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Metamorfosi dello sguardo
Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche-fuorionline

Il percorso espositivo: le opere chiave in mostra

Dal punto di vista strettamente critico e museale, l’esposizione si offre a molteplici livelli di lettura, come confermato dal co-curatore Aldo Audisio:

“Il titolo sintetizza perfettamente i due macro-temi della mostra. Da un lato abbiamo la metamorfosi dello sguardo, ovvero il mutamento della percezione della montagna condizionato dall’azione antropica e dai fattori climatici. Dall’altro abbiamo le Alpi immaginifiche, che celebrano lo straordinario potere generativo che questo territorio ha esercitato su generazioni di artisti. Entrando in sala, l’impatto visivo è immediato: l’estetica si fa strumento di riflessione critica sul presente. La montagna non è solo un mito collettivo, ma una realtà fisica da esaminare nel suo divenire attuale. Il visitatore potrà scegliere il proprio grado di fruizione, dalla semplice estasi estetica fino al carotaggio critico garantito dagli apparati testuali del catalogo bilingue, in italiano e francese.”

Audisio ha inoltre tenuto a sottolineare il ruolo decisivo della co-curatrice nella realizzazione del progetto:

“Un cammino operativo durato complessivamente quasi tre anni, reso possibile solo grazie alla straordinaria tenacia e professionalità di Sara Gal, responsabile del settore mostre del Forte. Senza la sua costanza, questa rassegna non avrebbe visto la luce.”

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