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Dalla crisi economica al ritorno dei nazionalismi: come la paura sta modellando la società e alimentando il caos globale
Donald Trump è l’effetto di una crisi profonda che sta attraversando gli USA e di conseguenza il mondo intero: 77 milioni di persone lo hanno votato. Non c’è positività verso il futuro, stiamo vivendo momenti bui e confusi a causa di un mondo che facciamo fatica a riconoscere. In occasione del dibattito E ora? Un mondo a pezzi dopo i nuovi traumi organizzato dal Forum Democratico del Canavese, che si è tenuto in streaming l’11 novembre 2025, con il Professore Manlio Graziano – docente Sciences Po e Sorbona – in collegamento dal Parigi, è emerso il concetto della Psicologia Sociale.
“La paura di perdere ciò che si ha, è più dirompente della rabbia di chi non ha ancora” ha sottolineato lapidario Graziano. Ebbene si, il nocciolo sta proprio in questo o forse la coda del cane, che viene morsa dal cane stesso. Questa paura continua a crescere, è una sensazione che si appiccica addosso e che non trova spiegazione logica, nonostante ci sia una spiegazione logica, ed è collegata alla geopolitica, con i suoi risvolti, le sue dinamiche culminate nel caos. Ma la società odierna è attenta a certe dinamiche?
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Gli immigrati colpevoli senza colpa
“Manca un colpevole e quindi se lo inventano, per avere soddisfazione” aggiunge l’esperto. Non è difficile immaginare chi siano i capri espiatori di tutto questo: gli immigrati. Quindi si prendono di mira gli immigrati, i musulmani, i poveri, gli omosessuali. Quando nel Duecento sopraggiunse la peste, non si sapeva che l’avesse portata e si cominciò a dare la colpa agli ebrei (si ancora una volta gli ebrei), bruciandoli. La caratteristica della psicologia sociale di oggi è che tutti hanno lo stesso pensiero: “Domani sarà peggio di oggi” e questa paura di manifesta con
- Un rapidissimo calo della natalità
- Aumento del debito pubblico (chi se ne frega delle generazioni future)
- L’indifferenza crescente sul cambiamento climatico, se non un vero e proprio negazionismo. (se non c’è futuro si prende tutto quello che c’è oggi)
- Affidarsi ai tempi passati, quando c’era stabilità, quando non c’erano immigrati.
“In una società in cui la natalità si abbassa e la popolazione è composta per la maggior parte da anziani , si tende a preferire il passato e a temere il cambiamento” spiega il professore. Nel 2008 si è verificata la grande crisi finanziaria globale, (la grande recessione) causata principalmente dalla crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti, culminata con il fallimento di Lehman Brothers nel settembre. Questo evento ha provocato un panico generalizzato nei mercati azionari e ha portato a un blocco del credito, con pesanti ripercussioni sull’economia mondiale. Sono 17 anni che la gente ha paura di perdere tutto quello che ha, puntando il dito contro chi non ha niente.

Le religioni e i nuovi nazionalismi
Un aspetto spesso sottovalutato nell’analisi geopolitica è il ruolo delle religioni e delle identità culturali. In un mondo che molti credevano destinato a secolarizzarsi completamente, assistiamo invece a un ritorno prepotente della religione nella sfera pubblica e politica. Un ritorno spinto ovviamente dalla paura. Paura che nasce e si fomenta dalle destre. Dai movimenti islamici al nazionalismo induista, dall’ortodossia russa al cristianesimo identitario occidentale, le fedi religiose vengono sempre più utilizzate come strumenti di mobilitazione politica e di legittimazione del potere.
Questo fenomeno non è un semplice “ritorno al passato” ma qualcosa di nuovo. Le religioni contemporanee operano in un contesto completamente diverso da quello dei secoli scorsi: sono immerse in società mediatizzate, devono competere con ideologie secolari, si confrontano con il pluralismo e la mobilità globale. E proprio per questo diventano spesso veicoli di identità politiche, più che sistemi di credenze spirituali in senso stretto. Basti pensare che Donald Trump è sostenuto dagli evangelici. E il governo italiano.. che dire? “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana…bla bla bla”
