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Viaggio nel capolavoro poetico di Giovanni Lindo Ferretti tra bolscevismo, ossimori e la pesantezza dei tempi moderni.
E torniamo ai C.S.I. (è impossibile non inserirli quando si vuole parlare di poesia). Poeta visionario di questi tempi è sicuramente Giovanni Lindo Ferretti che con Unità di Produzione brano dell’album dei C.S.I. del 1997, “Tabula Rasa Elettrificata“, costruisce un componimento che trascende i confini della canzone rock per diventare un vero e proprio poemetto distopico, una meditazione filosofica sulla modernità vestita con le spoglie del verso libero e della ripetizione.
Torna nuovamente la macchina (sono tante le canzoni che dalla fine degli anni Novanta ad oggi parlano di macchine), a riprova dell’ esistenza di questa metamorfosi forzata a cui l’umanità si sta sottoponendo. L’umano e la macchina. La macchina che divora l’umano, o meglio ancora “il suo essere”, la “sua anima”
La canzone si apre con un’affermazione che suona insieme come lamento e come sentenza: “Che la terra è pesante / Non si può sollevare”. La ripetizione immediata – “Che la terra è pesante / Pesante da portare” – stabilisce fin da subito il registro stilistico dell’opera: siamo nel territorio della litania, della preghiera laica, dell’incantamento che attraverso la reiterazione cerca di esorcizzare un male troppo grande per essere nominato una sola volta.
La pesantezza non è qui metafora generica dell’esistenza: è gravità fisica, ontologica. La terra “è bassa troppo bassa / Preme e schiaccia”. Ferretti utilizza aggettivi che appartengono tanto al linguaggio della fisica quanto a quello dell’oppressione sociale. La verticalità negata (“bassa troppo bassa”) diventa immediatamente orizzontale costrizione: il peso non sale verso l’alto ma preme verso il basso, comprime, soffoca.
La fucina del potere: metallurgia dell’autorità
Il primo movimento del testo introduce un’immagine centrale: “Fucina di potere temporale“. La scelta lessicale è raffinatissima. La fucina evoca il calore, il ferro battuto, la trasformazione della materia grezza in strumento – e in arma. Ma è una fucina di “potere temporale“, espressione che richiama immediatamente la dimensione storica del potere ecclesiastico, quel dominio materiale che la Chiesa ha esercitato per secoli.

L’ossimoro “abominio clericale” condensa in due parole un’intera critica della storia: il sacro che si perverte in dominio, la spiritualità che diventa burocrazia. Ferretti, proveniente dall’esperienza dei CCCP – Fedeli alla linea con la loro estetica post-punk e la loro fascinazione per l’immaginario sovietico, porta qui a compimento una riflessione sulla degenerazione di ogni utopia che si fa sistema.
Il testo procede quindi con una straordinaria sequenza anaforica che rappresenta uno dei vertici poetici della canzone italiana:
“Delirio onnipotente / Dominio che sovrasta / Efficenza d’inetto / Burocratica casta / Potenza del pesante”
Ogni verso è un gradino nella scala del potere burocratico, ogni immagine si sovrappone alla precedente in una progressione che è insieme logica ed emotiva. Il “delirio onnipotente” – l’hybris del potere totale – si manifesta come “dominio che sovrasta”, verbo che riprende l’idea della pesantezza verticale. Ma l’elemento geniale è l’ossimoro “efficenza d’inetto”: il sistema funziona perfettamente proprio nella sua incapacità, è efficiente nel perpetuare se stesso indipendentemente dai risultati.
La “burocratica casta” è un’altra giustapposizione fulminante: la casta, termine che evoca antiche divisioni sociali religiose, diventa aggettivo di burocratica, la quintessenza della modernità razionalizzata. Il cerchio si chiude con “potenza del pesante“, dove l’aggettivo sostantivato diventa soggetto attivo di potere.
Il sogno tecnologico: utopia come incubo meccanico
Il cuore ideologico del testo emerge nel verso-manifesto: “Sogno Tecnologico Bolscevico”. Qui Ferretti opera una sintesi storica folgorante. Il bolscevismo non è richiamato come semplice ideologia politica, ma come paradigma della modernità tecnocratica, come incarnazione storica del sogno di una società completamente razionalizzata, pianificata, elettrificata.
La sequenza che segue è un capolavoro di costruzione ritmica e semantica:
“Atea Mistica Meccanica / Macchina Automatica – no anima”
Gli ossimori si moltiplicano: “atea mistica” è la contraddizione suprema, la religione della non-religione, la fede nella tecnica che diventa essa stessa trascendenza. “Meccanica” completa la triade allitterante in “-ica”, chiudendo il cerchio dell’astrazione.
La “Macchina Automatica – no anima“, ripetuta due volte come un mantra, è l’immagine chiave: l’automazione completa, il funzionamento senza soggetto, senza spirito, senza quella scintilla che rende umano l’umano. La negazione brutale – “no anima” – nell’italiano popolare diventa ancora più tagliente della forma colta “senza anima“.
“Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione / Ridotta imbelle sterile igienica / Una Unità di Produzione”
Ferretti riprende qui il concetto trotzkista della rivoluzione permanente, ma lo rovescia in incubo. La rivoluzione che non si ferma mai non è liberazione ma condanna: è il movimento perpetuo della macchina che non produce novità ma solo ripetizione. La terra è “ridotta” – verbo che indica violenza, semplificazione forzata – a qualcosa di “imbelle sterile igienica”.
La progressione è significativa: imbelle (incapace di guerra, di conflitto vitale), sterile (incapace di generare), igienica (pulita della sporcizia ma anche della vita). L’igiene diventa metafora della sterilizzazione totale dell’esistenza. La “Unità di Produzione“, ripetuta come uno slogan burocratico, è la riduzione finale: la terra stessa, pianeta vivente, diventa un reparto della fabbrica cosmica. L’essere è ridotto a pura funzionalità economica, cancellato ogni valore che non sia quantificabile in termini di output produttivo. È la realizzazione completa del progetto di razionalizzazione totalitaria: il mondo intero come fabbrica, ogni elemento dell’esistenza subordinato all’imperativo della produzione.
Il catalogo dell’artificiale: materialismo Poetico
“Tecnica d’Acciaio / Scienza Armata Cemento / Tabula Rasa Elettrificata”
Questa triade di immagini costruisce un paesaggio industriale fatto di parole. L’acciaio, il cemento: i materiali della modernità industriale. Ma la “Scienza Armata” è un’immagine che va oltre: non è la scienza al servizio delle armi, ma la scienza stessa che diventa arma, strumento di dominio e controllo.
La “Tabula Rasa Elettrificata“, ripetuta ossessivamente quattro volte nella conclusione del brano, è l’immagine sintesi. La tabula rasa è il concetto filosofico della mente vuota su cui scrivere, della società da ricostruire da zero. Ma questa tabula rasa è “elettrificata”: il piano di Lenin – “il comunismo è il potere dei soviet più l’elettrificazione di tutto il paese” – diventa qui metafora di una cancellazione che è anche energizzazione, una distruzione che è costruzione di un nuovo ordine. Un nuovo ordine interamente artificiale. Ed è quello che sta succedendo.
Il barbarismo rosso: colore e passione
Nella sezione centrale del testo, Ferretti introduce un elemento cromatico ed emotivo:
“Barbaro umanesimo bolscevico / L’età del bruci il mondo caschi in terra / L’età del tutto giù nuova la terra / Rosso fiammante / Splendente in età acerba di passione”
Il “barbaro umanesimo” è un altro ossimoro potente: l’umanesimo, quintessenza della civiltà rinascimentale, diventa barbarico nell’utopia rivoluzionaria. L'”età del bruci il mondo caschi in terra” utilizza una sintassi volutamente spezzata, quasi un’invocazione magica: l’imperativo (“bruci”) e il congiuntivo (“caschi”) creano un ritmo di urgenza apocalittica.
Il “rosso fiammante”, colore della rivoluzione, è inizialmente “splendente in età acerba di passione” – c’è qui un riconoscimento della genuinità dell’utopia originaria, dell’energia vitale del momento rivoluzionario. Ma subito dopo: “Ma senza età matura / Marcia impostura”. La rivoluzione rimane eternamente giovane, acerba, e proprio per questo diventa “marcia impostura” – un inganno che si corrompe prima di maturare.
La ripetizione come ingranaggio: forma e significato
La struttura del brano è costruita sulla ripetizione: intere sezioni vengono riprese identiche, creando un effetto di circolarità meccanica che mima il contenuto. La canzone non progredisce narrativamente ma ruota su se stessa come un ingranaggio, come la “Macchina Automatica” di cui parla.
Questa scelta formale non è decorativa ma essenziale: Ferretti fa della ripetizione ossessiva lo strumento per evocare la natura ripetitiva, alienante del sistema che descrive. Le parole “Preme / Compatta / Schiaccia”, isolate graficamente e ritmicamente, diventano quasi onomatopee della compressione, suoni che mimano la pressione fisica.
È fondamentale contestualizzare questo testo nel progetto più ampio dell’album, nato dal viaggio in Mongolia. La Mongolia rappresenta per Ferretti e Zamboni lo spazio aperto contro la pesantezza, la steppa contro il cemento, il nomadismo contro l’industrializzazione forzata. Ma “Tabula Rasa Elettrificata” non celebra semplicisticamente l’alternativa nomadica: piuttosto, medita sulle conseguenze storiche di aver imposto a quella vastità la “Scienza Armata Cemento” sovietica.
La Mongolia degli anni Venti e Trenta del Novecento fu infatti laboratorio dell’esperimento socialista, dove il tentativo di modernizzazione accelerata scontrò con una cultura millenaria di pastori nomadi.
Franco Battiato, nelle note dell’album, ha definito “Tabula Rasa Elettrificata” un disco “apocalittico“, precisando: “con il suo significato originale di rivelazione“. Questa chiave interpretativa è preziosa per comprendere il testo della title track. Non siamo di fronte a un mero esercizio di denuncia politica o a nostalgia ideologica, ma a una vera e propria apocalisse nel senso etimologico: uno svelamento, una rivelazione della natura profonda del progetto della modernità..
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In “Tabula Rasa Elettrificata”, Giovanni Lindo Ferretti ha creato uno dei vertici della canzone d’autore italiana, un testo che merita di essere studiato e analizzato con gli strumenti della critica letteraria tanto quanto le liriche dei grandi poeti del Novecento. È poesia che si fa canzone, pensiero che si fa ritmo, storia che si fa mito. È la dimostrazione che il rock italiano, nelle sue espressioni più alte, può raggiungere vette di complessità formale e profondità concettuale paragonabili a quelle della migliore letteratura.
TESTO
Unità di Produzione
Che la terra è pesante
Non si può sollevare
Che la terra è pesante
Pesante da portare
E’ bassa troppo bassa
Preme e schiaccia
Fucina di potere temporale
Fucina di potere temporale
Un unico abominio clericale
Delirio onnipotente
Dominio che sovrasta
Efficenza d’inetto (delirio onnipotente)
Burocratica casta (dominio che sovrasta)
Potenza del pesante (efficenza d’inetto)
Preme compatta schiaccia (burocratica casta, potenza del pesante)
Preme
Compatta
Schiaccia
Sogno Tecnologico Bolscevico
Atea Mistica Meccanica
Macchina Automatica – no anima
Macchina Automatica – no anima
Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una Unità di Produzione
Unità di Produzione
Tecnica d’Acciaio
Scienza Armata Cemento
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata
Barbaro umanesimo bolscevico
L’età del bruci il mondo caschi in terra
L’età del tutto giù nuova la terra
Rosso fiammante
Splendente in età acerba di passione
Rosso fiammante
Ma senza età matura
Marcia impostura
Ma senza età matura
Marcia impostura
Delirio onnipotente
Dominio che sovrasta
Efficenza d’inetto
Burocratica casta
Potenza del pesante
Preme
Compatta
Schiaccia
Sogno Tecnologico Bolscevico
Atea Mistica Meccanica
Macchina Automatica – no anima
Macchina Automatica – no anima
Ecco la Terra in Permanente Rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una Unità di Produzione
Unità di Produzione
Tecnica d’Acciaio
Scienza Armata Cemento
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata
Tabula Rasa Elettrificata…
