Natura 2000, arrivano i piani di gestione per i pascoli della Valle d’Aosta

Un’alleanza tra tutela della biodiversità e attività d’alpeggio: la Regione si fa carico della redazione dei documenti strategici per azzerare i costi a carico degli allevatori.

Il delicato equilibrio della montagna valdostana compie un passo decisivo verso il futuro. La Giunta regionale ha dato il via libera a un provvedimento importante per il comparto zootecnico e ambientale della nostra regione: la pianificazione strategica per l’utilizzo dei pascoli inseriti all’interno dei siti della rete europea Natura 2000.

All’apparenza sembra una semplice formalità burocratica, ma si tratta di uno strumento concreto nato per far convivere due anime della stessa terra: da una parte, la necessità impellente di proteggere gli ecosistemi e la varietà biologica delle nostre valli; dall’altra, il sostentamento economico e la tradizione millenaria delle imprese agricole che praticano la monticazione.

Che cosa cambia per le aziende agricole dal 2027?

Il nuovo corso tracciato dall’Amministrazione regionale affonda le sue radici nelle linee guida per la salvaguardia ambientale deliberate nel 2024. La vera svolta scatterà ufficialmente a partire dalla stagione e dalle scadenze del 2027.

Da quell’anno, l’adozione di questi specifici piani diventerà obbligatoria. Ma chi sarà coinvolto nel dettaglio? La misura si applicherà a tutte le realtà zootecniche che gestiscono comprensori pastorali all’interno delle aree protette della rete Natura 2000, a patto che l’estensione del terreno destinato al pascolo superi la soglia minima di 5 ettari. Sotto questa superficie, l’obbligo decade, garantendo così una tutela mirata che non vada a pescare nelle micro-realtà produttive già penalizzate dalla frammentazione fondiaria.

pascoli Valle d'Aosta
pascoli Valle d’Aosta

Costi azzerati per il settore agro-pastorale: paga la Regione con i fondi UE

La novità più rilevante e accolta con maggiore favore dal mondo agricolo riguarda l’aspetto economico e organizzativo. Consapevole del carico di adempimenti che già grava sulle spalle di chi lavora in quota, la Regione Valle d’Aosta ha scelto di non delegare la scrittura di questi piani ai singoli allevatori.

Saranno gli uffici tecnici dell’Amministrazione, in veste di enti gestori della rete Natura 2000, a redigere materialmente i documenti. Per farlo, verranno messe in campo risorse economiche provenienti dalle casse regionali, opportunamente integrate dai finanziamenti europei legati al programma transfrontaliero EcoAlp2050. Questo significa che per le aziende l’impatto finanziario dell’operazione sarà pari a zero.

Su questo punto si sono espressi congiuntamente gli Assessori competenti, Davide Sapinet e Speranza Girod sottolineando il valore politico e pratico della decisione:

“Questo provvedimento è il risultato di un lavoro congiunto e sinergico tra le competenti Strutture dell’Assessorato delle Opere pubbliche, Territorio e Ambiente e dell’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali, con l’obiettivo di conciliare la tutela degli habitat naturali e della biodiversità con le esigenze delle aziende agricole che operano nei siti Natura 2000. La scelta di sostenere direttamente la predisposizione dei piani di gestione dei pascoli, utilizzando risorse regionali ed europee, evita di trasferire ulteriori oneri agli allevatori. Un intervento che conferma l’attenzione dell’Amministrazione regionale verso il settore agro-pastorale e il ruolo fondamentale che esso svolge nella conservazione e nella gestione sostenibile del territorio montano.”

Metodi collaudati e ascolto del territorio

I nuovi piani non nascono dal nulla e non saranno calati dall’alto. La metodologia scientifica applicata per la loro definizione si basa su anni di studi e monitoraggi sul campo, perfezionati grazie a importanti network di ricerca europei focalizzati sulla resilienza delle terre alte. Tra questi spiccano i risultati del progetto LIFE PastorAlp e le attuali linee del già citato Interreg EcoAlp2050, focalizzati sulla gestione sostenibile delle praterie d’alta quota di fronte ai cambiamenti climatici.

Inoltre, il percorso prevede una forte componente partecipativa. I tecnici regionali non lavoreranno a porte chiuse: ogni singola fase di elaborazione dei piani vedrà il coinvolgimento diretto e il confronto con le aziende agricole interessate. L’obiettivo è quello di adattare le regole scientifiche alle specificità reali di ogni alpeggio, ascoltando la voce di chi quella terra la vive e la lavora ogni giorno.

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Una partenza graduale: i primi test già in estate

La macchina operativa si è già messa in moto. La delibera approvata dall’esecutivo ha stabilito un preciso ordine di priorità cronologica. Alcune aree ritenute più urgenti o strategiche vedranno l’applicazione e lo studio dei piani già nel corso dell’attuale stagione d’alpeggio.

In questo percorso un ruolo di primo piano sarà svolto dagli Enti Parco operanti sul territorio valdostano. Le governance delle aree protette collaboreranno attivamente con la Regione per declinare le misure nei territori in cui i confini dei parchi si sovrappongono a quelli dei siti Natura 2000. Una sinergia istituzionale che promette di fare della Valle d’Aosta un laboratorio a cielo aperto per l’agricoltura di domani.

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