Nutrire il mondo-fuorionline
Il Forte di Bard apre la nuova stagione 2026 con una sfida non da poco: Nutrire il mondo. E’ questo il titolo di una mostra creata dalla collaborazione dell’Associazione Forte di Bard e l’Agence France-Presse. Un titolo che oggi viene percepito come una nota stonata davanti ai fatti che attraversano il pianeta, dove guerre, dolore e fame continuano a colpire intere popolazioni. Proprio la fame per l’appunto, anche arma di distruzione di massa, è la linea sottile che sta al di sotto di tutto e che viene soddisfatta e non soddisfatta a seconda del contesto, del luogo e del livello sociale. Un paradosso troppo grande, caratterizzato da estremi che vedono da una parte lo spreco e dall’altra l’assalto al cibo.
Ce lo racconta ad esempio Bashar Taleb attraverso una foto scattata a Gaza, durante la distribuzione del cibo ad una popolazione tenuta per l’appunto alla fame. E a Gaza, durante l’inaugurazione di questo nuovo progetto – che resterà aperto al pubblico fino al 19 luglio 2026 e segna il terzo capitolo di un percorso espositivo dedicato ai grandi temi globali, con la celebre agenzia francese – è stato dedicato un pensiero speciale: un messaggio toccante arrivato direttamente dalla Palestina, letto ad alta voce, in cui si racconta della polvere. Quella delle macerie e della farina per strada, che non può essere raccolta.

Un terzo capitolo sulle sfide del mondo
Dopo la mostra sul cambiamento climatico con “Non c’è più tempo” (2024) e “Contrasti. Racconti di un mondo in bilico (2025)”, questa nuova esposizione, “Nutrire il mondo” porta i visitatori dentro uno dei nodi più urgenti del nostro secolo: il futuro dell’alimentazione. Lo fa attraverso oltre ottanta fotografie provenienti da diversi continenti, che raccontano storie, disuguaglianze e trasformazioni che attraversano il sistema alimentare globale. Come ha spiegato la presidente del Forte di Bard Ornella Badery la mostra nasce con l’obiettivo di “portare una riflessione sulle contraddizioni dell’alimentazione nelle diverse parti del mondo.</em> Un’analisi che arriva fino a rilanciare un’apertura sul futuro, su quello che sarà il futuro dell’alimentazione ma anche sul futuro di tutti gli elementi dell’alimentazione collegati all’innovazione.” Dietro ogni fotografia c’è il lavoro dei reporter della Agence France-Presse, una delle più autorevoli agenzie di stampa internazionali. “Abbiamo circa quattrocento fotografi in 150 paesi del mondo – ha spiegato Olivier Morin, caporedattore fotografico per la Francia – che ogni giorno documentano ciò che accade.”
Raccontare il tema del cibo significa osservare le conseguenze del cambiamento climatico, dei conflitti e delle disuguaglianze.Dal 1970 a oggi la popolazione mondiale è raddoppiata e la pressione sulle risorse naturali è cresciuta in modo esponenziale. In alcune aree dell’Africa orientale la siccità sta mettendo in crisi l’agricoltura; in Ucraina la guerra ha interrotto la produzione di cereali; e sempre a Gaza, racconta il reporter, oggi molte persone riescono a mangiare soltanto una volta ogni tre giorni. La fotografia diventa così testimonianza diretta e strumento di consapevolezza, senza offrire soluzioni immediate, ma costringendo a guardare la realtà senza filtri.

Paradossi che creano domande
Un percorso espositivo che alterna immagini drammatiche ad altre che raccontano il lato più sorprendente dell’innovazione alimentare. Rodger Bossh per esempio nel 2019 ha realizzato un primo piano di un piatto di tagliatelle al pesto con larve di mosca soldato nera, al Gourmet Grubb di Città del Capo in Sud Africa, mentre Yasushi Kanno nel 2022 ha immortalato i robot di Foodly, dotati di intelligenza artificiale che affiancano gli operai nella preparazione di polpette di pollo in Giappone. In un’altra zona del mondo, precisamente a Dubai Fadel Senna ci mostra in uno scatto del 2025 il relax di alcuni commensali, all’ombra di una tenda nel deserto negli Emirati Arabi. Badru Katumba nel 2022 ha immortalato un gruppo di rifugiati provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo nel centro di accoglienza di Nyakabande a Kisoro al confine con l’Uguanda. A loro viene servito il cibo – raccolto da un grande pentolone, mentre attendono in fila – in ciotole di plastica: niente a che vedere con il cameriere del servizio in camera nello storico Hotel Lutetia di Parigi, immagine che porta la firma di Stephane De Sakutin.

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È proprio in queste opposizioni che la mostra trova la sua forza narrativa. Le fotografie non si limitano a raccontare il presente: ci fanno pensare a scenari futuri. Come ha ricordato Sabrina Rossi Montegrandi, responsabile dello sviluppo per l’Italia della Agence France-Presse, le immagini sono state selezionate tra centinaia di migliaia di scatti provenienti da un archivio immenso. “Attraverso queste foto emergono molte domande su quello che sta accadendo nel mondo – ha spiegato – ma le risposte non sono già scritte. Dovremo cercarle insieme, guardando a ciò che potrebbe accadere da qui al 2050”. Come si nutrirà il mondo? Ma soprattutto verrà nutrito in modo giusto per tutti? Tutto questo mentre le tensioni legate alla guerra in Iran e al controllo dello Stretto di Hormuz rischiano di rallentare il commercio dei fertilizzanti, fondamentali per l’agricoltura mondiale.
