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Un viaggio nell’eredità di Rino Gaetano: il documentario “Sempre più blu” racconta il cantautore che aveva già capito il nostro tempo.
Rino Gaetano è uno dei cantautori più influenti della musica italiana. Anche se non c’è più, anche se è morto in un incidente stradale nel 1981, “il menestrello dissidente” vive ancora nelle sue canzoni. Il suo genio così rivoluzionario, troppo avanti per gli anni Settanta che hanno visto i suoi vent’anni pulsanti di vita, poesia e perspicacia. Che sono stati la sua fonte d’ispirazione e il suo ostacolo più grande.
Le sue canzoni sono arrivate a noi con un’insolita attualità che dura da almeno 20 anni, quando i 20enni tra la fine del secolo scorso e il nuovo Millennio hanno trovato nei suoi testi un po’ di loro stessi, senza più lasciarli andare. Rino Gaetano è una Star della musica contemporanea pur essendo morto 45 anni fa. Appare ai giovani come un carismatico ragazzo, un po’ fragile e un pò burlone, senz’altro anarchico, che non si piega ai giochi di potere, che ha il coraggio di dire con il sorriso che la prepotenza di chi ha troppo ha rotto. Nessun talent per lui, nessuna sfida, se non quella della sua vita stessa che l’ha fatto nascere al Sud, in un periodo storico in cui il Sud non era quello di Giolier (che fa figo), ma era quello della Calabria fortemente arretrata, dove l’acqua costa più del vino, e quando terrone era extracomunitario di oggi. E’ nato a Crotone Rino Gaetano, sul mare, e da lì con la sua famiglia è partito per una vita migliore.. a Roma. Era un immigrato.
Cinquant’anni fa usciva “Ma il cielo è sempre più blu“, una canzone che ci dice che il mondo è fatto di tante cose diverse, che ognuno ha la sua storia dolorosa e che alla fine ci perdiamo nell’indifferenza. Ma è anche un inno alla speranza, alla forza di resistere e di uscirne migliori. Non si smette mai di imparare da Rino Gaetano, o di rimanere affascinati dal suo approccio alla vita, sorridente e malinconico allo stesso tempo. Anche per questo motivo il 24, 25 e 26 novembre nelle sale italiane approderà “Rino Gaetano – Sempre più blu” un documentario cinematografico diretto e co-scritto da Giorgio Verdelli insieme a Luca Rea che si propone di raccontare non solo l’eredità musicale del cantautore di Crotone, ma soprattutto la sua straordinaria capacità di anticipare sensibilità e linguaggi che oggi appartengono alle nuove generazioni.
La docu-serie su Rino Gaetano
Il progetto riunisce voci diverse del panorama musicale e culturale italiano: dal giornalista Andrea Scanzi al pianista Danilo Rea, passando per Riccardo Cocciante fino ad arrivare ai rappresentanti della scena contemporanea come Brunori Sas e Lucio Corsi. Ognuno di loro contribuisce a comporre un mosaico articolato di un personaggio che, come sottolinea il regista Verdelli, “si inserisce nella storia della musica italiana in un momento particolare“. Gli anni Settanta erano l’epoca dei cantautori impegnati, delle bandiere ideologiche, delle certezze granitiche. In quel contesto, Gaetano scelse una strada completamente diversa: non schierarsi contro il sistema, ma essere irriverente verso di esso. Una distinzione sottile ma fondamentale, che lo rendeva unico e proprio per questo, difficile da catalogare.

Questa peculiarità, che all’epoca poteva apparire come un limite, oggi si rivela la sua forza più dirompente. L’artista calabrese non si poneva come profeta, non voleva indottrinare nessuno, preferiva smontare le certezze con l’ironia piuttosto che costruire nuove liturgie. Come ricorda Verdelli, c’era in lui “una sorta di umiltà” che lo portava a non prendersi troppo sul serio, pur mantenendo una lucidità critica straordinaria sui meccanismi del mondo dello spettacolo e della società italiana. Questa attitudine lo rese, paradossalmente, meno popolare di quanto avrebbe meritato presso il pubblico coevo, abituato a cantautori più assertivi e monolitici nelle loro posizioni. Eppure, proprio questa caratteristica lo rende oggi una figura di riferimento per molti artisti contemporanei.
Non è un caso che rapper come Fabri Fibra citino Gaetano tra le proprie influenze, o che J-Ax abbia dichiarato pubblicamente di essere disposto a sacrificare l’intera propria discografia pur di avere scritto anche solo metà delle canzoni del cantautore calabrese. Brunori Sas ne riconosce apertamente l’ispirazione, mentre Lucio Corsi ne riprende l’irriverenza e il modo di porsi sul palco. Questi artisti, apparentemente lontani dal sound di Gaetano, ne condividono lo spirito.
L’eredità di un fenomeno incompreso
Andrea Scanzi, nel documentario, definisce Rino Gaetano “una sorta di Calimero, ma un fenomeno vero”.Come il celebre pulcino nero dei cartoni animati, anche Gaetano sembrava lamentarsi di non essere compreso, di rimanere ai margini del grande successo commerciale. Ma dietro quella apparente fragilità si celava un talento straordinario, una capacità compositiva e linguistica che spaziava dal nonsense alla critica sociale più pungente. Brani come “Gianna”, “Berta filava“, “Nuntereggae più” o “Sfiorivano le viole” dimostrano una versatilità stilistica e una libertà espressiva che non trovavano paragoni nel panorama italiano dell’epoca.
La morte prematura, avvenuta il 2 giugno 1981 a seguito di un incidente stradale sulla via Nomentana, ha privato la musica italiana di uno dei suoi talenti più originali proprio nel momento in cui la sua carriera stava raggiungendo la piena maturità artistica. Ma la vicenda della sua scomparsa, segnata da episodi di malasanità che contribuirono a rendere fatali ferite che forse non avrebbero dovuto esserlo, aggiunge una dimensione ancora più amara alla sua parabola. Come osserva Verdelli, “quella storia di malasanità c’è stata, c’è ancora adesso”, sottolineando come anche nella tragica fine Gaetano sia stato, involontariamente, testimone di problematiche che l’Italia continua a trascinare.
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La sua “Ma il cielo è sempre più blu“, all’uscita nel 1975, vendette tra le 60 e le 70mila copie, cifre modeste se paragonate ai milioni di dischi venduti dai grandi nomi dell’epoca. Eppure oggi quella canzone vale più di molti successi commerciali di allora, è entrata nell’immaginario collettivo, viene cantata a squarciagola in ogni festa, continua a parlare alle persone come se fosse stata scritta ieri
L’anniversario viene celebrato non solo con il docu-film di Verdelli, ma anche con un’edizione speciale dell’album “E Io Ci sto“, pubblicato originariamente nel 1980. In uscita il 21 novembre in formato CD e vinile rosso, il repack include i brani della tracklist originale rimasterizzati a 192kHz e una bonus track, “Un Film a Colori – Jet set”, disponibile in digitale dal 29 ottobre, giorno del 75esimo anniversario della nascita dell’artista. Il vinile è accompagnato da un manoscritto inedito in cui Gaetano descriveva un videoclip mai realizzato, testimonianza della sua visione avanguardistica che andava oltre i limiti tecnologici e culturali dell’epoca.
