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Sempre più italiani rinunciano alle vacanze: dietro il fenomeno, salari fermi e rincari generalizzati. Ma i ricchi in vacanza ci vanno eccome
Estate 2025. Mentre le spiagge si riempiono e le città si svuotano, una parte crescente della popolazione italiana resta a casa. Secondo un’indagine condotta da Facile.it in collaborazione con EMG Different, oltre 8,4 milioni di italiani non partiranno per le ferie estive, e il 69% lo fa per motivi economici.

Si tratta di famiglie e lavoratori che, pur avendo un impiego, non riescono a permettersi nemmeno una settimana di vacanza, schiacciati da una situazione economica che peggiora anno dopo anno. L’inflazione, i prezzi in continuo aumento di trasporti, alloggi e servizi, hanno ridotto drasticamente il potere d’acquisto. I dati italiani si inseriscono in un quadro più ampio tracciato dalla Confederazione Europea dei Sindacati (Etuc) attraverso le statistiche Eurostat: sono ben 41 milioni i lavoratori europei che non possono andare in vacanza, tra cui circa 7 milioni in Italia. Un fenomeno in crescita, definito “povertà di vacanza”, che colpisce ormai il 15% della forza lavoro europea.
Non si tratta solo di disoccupati o pensionati a basso reddito, ma anche di lavoratori a tempo pieno, spesso con famiglia, che devono fare i conti con aumenti continui: dai treni (+10%) agli aerei (+13% per i voli nazionali), dagli alberghi (+4%) agli stabilimenti balneari (+5%). Secondo Federconsumatori, una famiglia media di quattro persone spenderà oltre 6.500 euro per una settimana al mare, compresi alloggio, ristoranti e attività. Una cifra fuori portata per molti, che sono così costretti a rinunciare alle ferie. Mentre le aziende registrano utili record e i manager si rilassano nei resort esclusivi, il divario tra chi può permettersi il riposo e chi no si fa sempre più evidente.
Restare a casa non è una colpa: riscoprire l’estate a misura d’uomo
Ma chi resta, può anche scegliere di vedere il bicchiere mezzo pieno. Se da un lato l’impossibilità di partire è un sintomo chiaro di disuguaglianza economica, dall’altro si apre lo spazio per una riflessione più profonda sul significato delle vacanze. Lontani dalle folle e dai costi proibitivi, molti italiani riscoprono il piacere delle “non-vacanze”: si frequentano i parchi cittadini, si fanno gite ai laghi o ai fiumi, si esplorano borghi vicini e si recuperano tempi lenti, ormai dimenticati nella routine quotidiana.

Certo, tutto questo sarebbe più apprezzabile se fosse una scelta e non una necessità. Ma in un contesto in cui il prezzo medio per una settimana fuori casa sfiora i 918 euro a persona (solo per alloggio e trasporto, secondo Facile.it), molte famiglie preferiscono restare ferme, evitando di indebitarsi per una pausa effimera.
La speranza è che questa realtà diventi tema di riflessione politica ed economica. Il turismo non può essere un lusso per pochi, né le vacanze un privilegio riservato solo a chi guadagna cento volte più della media. Finché non si affronterà il problema strutturale della disparità salariale e del costo della vita, l’estate continuerà a essere uno specchio fedele delle ingiustizie sociali che attraversano l’Europa.
Nel frattempo, chi resta, prova a trovare bellezza nelle piccole cose. Anche questo è, a modo suo, un atto di resistenza.
