Concerto Thompson Zagabria-FB@Marko Perković Thompson-fuorionline
Tra simboli estremisti, retorica revisionista e spettacolo patriottico, il live del cantautore Marko Perković riaccende il dibattito sulla deriva identitaria della scena musicale croata
L’ippodromo di Zagabria si è trasformato in una distesa umana senza precedenti: oltre mezzo milione di spettatori, secondo gli organizzatori, hanno preso parte al megaconcerto di Marko Perković, in arte Thompson, figura divisiva e simbolo del folk-rock nazionalista croato.

Il dato, ancora da confermare ufficialmente, supererebbe di gran lunga ogni record europeo per eventi a pagamento. Ma il dato numerico, per quanto clamoroso, è solo una parte della notizia. L’evento, infatti, ha avuto tratti più simili a una manifestazione politica che a un semplice show musicale: tra messaggi identitari, iconografie religiose e simboli dell’estrema destra storica croata, la serata ha assunto i contorni di un raduno patriottico radicale, applaudito da larghi settori della politica conservatrice nazionale.
Sul palco, Thompson non si è limitato a cantare: ha parlato all’Europa, chiedendole di “riscoprire le radici cristiane”, ha invocato la memoria delle vittime del comunismo jugoslavo e ha sottolineato il legame profondo tra fede, nazione e popolo croato. Ad accompagnare le sue parole, immagini di droni che formavano croci e Madonne nel cielo, la benedizione di un sacerdote e un pubblico che rispondeva con cori, saluti e slogan controversi.
Molti indossavano simboli legati al regime ustascia, la dittatura fascista che governò la Croazia durante la Seconda guerra mondiale e che fu responsabile di violenze e stermini contro serbi, ebrei e rom. Le forze dell’ordine non sono intervenute direttamente per ragioni di ordine pubblico, ma hanno dichiarato che valuteranno eventuali reati attraverso le riprese video della serata.
Chi è Marko Perković
Marko Perković, 58 anni, non è nuovo a questo tipo di accuse. Nato musicalmente durante la guerra d’indipendenza croata negli anni Novanta, ha sempre mescolato retorica patriottica e simboli militareschi, costruendo un’identità musicale fortemente politicizzata.

Il suo brano più celebre, Bojna Čavoglave, si apre con il controverso slogan “Za Dom, spremni!”, espressione che evoca direttamente il passato fascista della Croazia. Nonostante i numerosi episodi che hanno portato media, intellettuali e istituzioni europee a criticarne apertamente i messaggi, Thompson ha saputo negli ultimi anni reinventarsi come voce ufficiale del sentimento nazionale più identitario. Ha partecipato a eventi istituzionali, come i festeggiamenti della nazionale di calcio, e ha goduto di una rinnovata legittimazione politica e popolare in un Paese dove il governo attuale rappresenta la destra più spinta dalla fine del conflitto jugoslavo.
La sua crescente accettazione nel mainstream croato solleva interrogativi profondi sul rapporto tra musica, memoria storica e identità collettiva. Se per alcuni Thompson rappresenta la voce del popolo e il custode della tradizione nazionale, per altri è il volto di una pericolosa “normalizzazione dell’estremismo”, come ha scritto il giornalista Dragan Markovina. Il successo di pubblico del concerto, alimentato da un marketing rapidissimo che ha polverizzato i biglietti in poche ore, sembra confermare una tendenza chiara: in una Croazia sempre più polarizzata, la musica può essere tanto un linguaggio d’unione quanto un’arma politica. E Thompson, consapevole della sua forza mediatica, continua a giocare su entrambi i fronti.
