Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso nasce un’iniziativa inedita dedicata ai valdostani tra i 19 e i 25 anni: salire su vette poco frequentate, vivere il bivacco e trasformare l’esperienza in racconto attraverso immagini e video.
La montagna non è soltanto una meta da raggiungere. È un ambiente che richiede ascolto, adattamento, capacità di leggere il territorio e, soprattutto, rispetto. In Valle d’Aosta, dove l’alpinismo rappresenta una parte importante dell’identità collettiva, nasce ora un progetto che prova a dare a questa relazione una forma nuova, coinvolgendo le giovani generazioni in un percorso che intreccia avventura, consapevolezza e comunicazione.
Si chiama Cordata 4061 ed è la nuova proposta formativa pensata per ragazze e ragazzi valdostani già abituati a frequentare l’alta quota, ma desiderosi di compiere un ulteriore passo: non solo affrontare ascensioni impegnative, bensì imparare a restituire il senso profondo di ciò che accade lassù, in parete, sui ghiacciai, nei silenzi dei bivacchi.
Il numero che dà nome all’iniziativa richiama idealmente l’altitudine, la sfida verticale, il rapporto diretto con un mondo severo e magnifico che cambia prospettiva a chi lo attraversa.
Un progetto per giovani valdostani già esperti di montagna
L’iniziativa è promossa da Fondation Grand Paradis con il sostegno della Regione autonoma Valle d’Aosta e il supporto di Fondazione CRT, e si rivolge a una fascia ben precisa: giovani residenti in regione tra i 19 e i 25 anni che possiedano già una solida base alpinistica.
Non si tratta quindi di un corso introduttivo per principianti, ma di un’esperienza di perfezionamento umano e tecnico. Il cuore del progetto è infatti la volontà di selezionare partecipanti che siano in grado di muoversi con familiarità in ambiente alpino e pronti a mettersi alla prova su un terreno meno scontato: quello della narrazione.
Da una parte c’è l’immersione concreta nell’alpinismo di ricerca, lontano dai percorsi turistici e dalle salite più note. Dall’altra c’è la costruzione di uno sguardo personale, utile a trasformare ogni passo, ogni fatica, in una testimonianza visiva e narrativa.
Le ascensioni: vette appartate e wilderness nel Gran Paradiso
A rendere particolarmente interessante Cordata 4061 è la scelta degli itinerari. Non compaiono i nomi più celebri del panorama valdostano, ma cime e traversate che restituiscono il volto più autentico del massiccio del Gran Paradiso, fatto di creste isolate, ghiaccio vivo, roccia e lunghi avvicinamenti.
Le salite si svolgeranno all’interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso e porteranno i partecipanti su montagne che richiedono attenzione, tecnica e spirito di adattamento: Torre Lavina, Punta Tersiva, Punta Tessonet, Becca di Montandayné, Testa di Valnontey, Punta di Ceresole e l’area del Ghiacciaio della Tribolazione.
Prima delle ascese sono previsti pernottamenti in bivacco, elemento che cambia radicalmente il tipo di esperienza. Dormire in quota significa confrontarsi con il freddo, la scarsità di comfort, il silenzio assoluto e la necessità di gestire in autonomia tempi, energie e materiali. È proprio in questo passaggio che la montagna smette di essere sfondo e diventa presenza totalizzante.
Le guide alpine che accompagneranno il percorso
A condurre i giovani nelle giornate in quota saranno professionisti dell’UVGAM – Unione Valdostana Guide di Alta Montagna, tra cui nomi di grande esperienza nel panorama alpinistico regionale e nazionale.
Fra questi spicca Abele Blanc, figura storica dell’alpinismo italiano, affiancato da Francesco Civra Dano, Marco Farina ed Etienne Janin. La presenza di guide con profili così diversi consentirà ai partecipanti non solo di affrontare in sicurezza gli itinerari, ma anche di entrare in contatto con differenti modi di leggere l’ambiente alpino: quello più tecnico, quello più esplorativo, quello più legato all’esperienza umana della cordata.
I dodici giovani selezionati verranno divisi in due gruppi da sei persone, ciascuno seguito da due guide, così da garantire un accompagnamento ravvicinato e una gestione attenta dei momenti più delicati.

Non solo alpinismo: formazione sul racconto del territorio
La vera novità di Cordata 4061 sta però nella seconda anima del progetto. Prima di indossare imbraghi e ramponi, i partecipanti prenderanno parte a una giornata di formazione nel Villaggio Minatori di Cogne, dedicata alla riflessione sul significato culturale della montagna e agli strumenti per raccontarla.
Professionisti della comunicazione territoriale e del videomaking lavoreranno con il gruppo per fornire nozioni pratiche: costruzione di una narrazione, riprese in ambiente, scelta delle immagini, ritmo del montaggio, capacità di trasferire emozioni e contenuti a un pubblico.
In un tempo in cui il paesaggio viene spesso consumato in modo rapido attraverso fotografie estemporanee e contenuti social immediati, il progetto prova a ribaltare il paradigma: osservare prima di filmare, capire prima di mostrare.
La montagna, in questo contesto, non è solo spettacolo visivo ma racconto di relazioni, limiti, collaborazione, vulnerabilità.
Il significato della cordata: fiducia, responsabilità, appartenenza
Il nome stesso dell’iniziativa suggerisce il suo messaggio più profondo. Una cordata non è un semplice gruppo di persone legate da una fune: è una struttura di fiducia reciproca. Ognuno procede sapendo che il proprio equilibrio dipende anche da chi è davanti e da chi segue dietro.
Trasferire questa idea ai giovani significa lavorare su competenze che vanno ben oltre il gesto sportivo: responsabilità condivisa, lettura del rischio, solidarietà concreta, capacità di prendere decisioni in condizioni non sempre comode.
Sono valori che l’alpinismo rende tangibili in modo quasi brutale, perché in quota non esiste la simulazione. Ogni scelta ha conseguenze immediate e la collaborazione non è un principio astratto ma una necessità.
Per questo Cordata 4061 si presenta anche come un laboratorio di cittadinanza e identità territoriale. Chi parteciperà non porterà a casa soltanto immagini spettacolari, ma una percezione più matura di cosa significhi abitare una regione di montagna.
Dai bivacchi al pubblico: i video saranno presentati al Gran Paradiso Film Festival
L’esperienza non si concluderà con il rientro a valle. Il materiale raccolto durante le ascensioni diventerà infatti la base per una produzione video che sarà mostrata durante la ventinovesima edizione del Gran Paradiso Film Festival.
Questo passaggio è essenziale perché introduce un ulteriore livello di responsabilità: non basta vivere un’avventura intensa, occorre renderla comprensibile e significativa per altri.
I partecipanti dovranno quindi elaborare una restituzione che non sia mera cronaca sportiva, ma narrazione capace di trasmettere il rapporto con l’ambiente, la percezione del limite, la bellezza e la durezza dell’alta quota.
A questo si aggiungerà un momento di condivisione con i ragazzi più giovani coinvolti nel trekking naturalistico Giroparchi Nature Trail, creando così un dialogo intergenerazionale in cui i nuovi alpinisti-raccontatori diventeranno testimoni e punti di riferimento.
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Un’opportunità gratuita e selettiva: iscrizioni aperte fino al 20 maggio
Uno degli aspetti più rilevanti è che il percorso sarà interamente gratuito per i partecipanti selezionati. Una scelta che permette di abbattere almeno in parte le barriere economiche spesso legate all’alpinismo avanzato, disciplina che richiede materiali, formazione e accompagnamento professionale.
Naturalmente l’accesso sarà limitato. La selezione terrà conto di tre elementi fondamentali: curriculum alpinistico, motivazione personale e competenze comunicative.
Per candidarsi occorre presentare la documentazione richiesta, tra cui un video di presentazione e un resoconto delle proprie esperienze in montagna. Non basterà dunque dimostrare di saper salire: servirà anche mostrare sensibilità nel raccontare. Le candidature resteranno aperte fino al 20 maggio, mentre l’avvio delle attività è fissato per i primi giorni di giugno.
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