Il discorso di Luiz Inácio Lula da Silva

A Barcellona, oltre 3.000 rappresentanti del progressismo globale si sono confrontati su disuguaglianze, crisi economiche e democrazia: dal rilancio del multilateralismo all’appello di Lula per una mobilitazione internazionale, prende forma una nuova agenda politica per il futuro.

Si è concluso il 18 aprile a Barcellona l’incontro internazionale promosso dai Socialisti e Democratici europei, un appuntamento che ha riunito oltre 3.000 partecipanti e più di 100 organizzazioni progressiste da tutto il mondo. A guidare la delegazione del gruppo S&D è stata Iratxe García Pérez, con l’obiettivo dichiarato di rilanciare una piattaforma comune capace di rispondere alle grandi crisi globali.

Al centro dei lavori le politiche progressiste, che oggi più che mai rappresentano l’unico modello credibile per coniugare crescita economica e giustizia sociale. Una linea che si inserisce in un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, aumento delle disuguaglianze e pressione crescente sul costo della vita.

Tra i protagonisti dell’evento figuravano leader di primo piano come il premier spagnolo Pedro Sánchez, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il colombiano Gustavo Petro e l’uruguaiano Yamandú Orsi. Presenze che hanno dato un respiro globale al confronto, rafforzato anche dalla partecipazione di figure come Rahul Gandhi e António Costa.

I lavori si sono articolati in quattro panel principali, ospitati dal gruppo S&D al Parlamento europeo, focalizzati su temi chiave: l’accessibilità economica, il contrasto all’aumento del costo della vita, la cooperazione multilivello nella definizione delle politiche pubbliche e il rilancio del multilateralismo. Su quest’ultimo punto, è emersa una posizione condivisa: in un mondo sempre più frammentato, il dialogo tra Stati e istituzioni internazionali resta l’unico strumento efficace per affrontare crisi globali come il cambiamento climatico e le tensioni economiche.

Lula rilancia la mobilitazione globale: “Nessuna paura di essere progressisti, la democrazia va difesa ogni giorno”

Nel suo intervento a Barcellona, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha aperto con un riconoscimento al premier spagnolo Pedro Sánchez, elogiando l’organizzazione dell’evento progressista e sottolineando come l’iniziativa abbia voluto dimostrare, su scala globale, che la democrazia è tutt’altro che superata.

Lula ha ribadito che nessuno dovrebbe provare imbarazzo o timore nel definirsi progressista o di sinistra all’interno di un sistema democratico. Ha insistito sul fatto che, in una società democratica, ogni individuo debba sentirsi libero di esprimere le proprie idee e identità politiche, a condizione che vengano rispettate le regole condivise del gioco democratico.

Nel prosieguo del suo intervento, il presidente brasiliano ha rivolto un apprezzamento personale a Sánchez, evidenziando quello che ha definito un atto di coraggio politico: la scelta di non consentire la partenza di aerei da guerra statunitensi dal territorio spagnolo. Un passaggio che ha dato al discorso una chiara connotazione geopolitica, inserendosi nel più ampio dibattito sul ruolo dell’Europa nei conflitti internazionali e nei rapporti con gli Stati Uniti.

Pur dichiarando di avere un discorso preparato, Lula ha lasciato intendere la volontà di parlare in modo più spontaneo, sottolineando tuttavia la necessità di mantenere un alto senso di responsabilità. Ha infatti evidenziato come il percorso avviato non possa esaurirsi in un singolo appuntamento internazionale o limitarsi a incontri periodici, ma debba tradursi in un impegno costante e strutturato.

Secondo Lula, l’iniziativa rappresenta l’avvio di un movimento globale destinato ad agire quotidianamente, con l’obiettivo di rafforzare e ristabilire quelli che ha definito valori fondamentali: la democrazia e il multilateralismo. In questo senso, ha richiamato l’importanza stessa del nome “Mobilitazione Progressista Globale”, spiegando come ciascuna delle tre parole che lo compongono racchiuda un preciso programma d’azione e una visione politica da sviluppare nel tempo.

Il suo intervento si inserisce così in una strategia più ampia di rilancio della cooperazione internazionale tra forze progressiste, in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e da una crescente polarizzazione politica.

Alcune delle parole di Luiz Inácio Lula da Silva

Mi trovo davanti a 5000 persone che si definiscono progressiste da sempre. La politica si è divisa in due campi: da un lato quelli che pensano che gli interessi dell’individuo prevalgano su quelli della collettività. E dall’altro quelli che credono che il benessere di ciascuno dipenda dalla garanzia di una vita dignitosa e decorosa per tutti.

Questa divisione ha avuto molti nomi: destra e sinistra, conservatori e progressisti, ma l’estremismo impone una nuova sfida: il campo progressista è riuscito ad avanzare sul campo dei diritti – la condizione dei lavoratori, delle donne, delle persone nere e di molte minoranze è migliore oggi di quanto non fosse in passato, non è una coincidenza che la reazione delle forze reazionarie sia arrivata in modo così violento con misoginia, razzismo e discorsi d’odio – ma il progressismo non è riuscito a superare il pensiero economico dominante.

Il progetto neoliberista ha promesso prosperità e ha consegnato fame, disuguaglianza e insicurezza, ha provocato crisi dopo crisi. Eppure siamo caduti nell’ortodossia, siamo stati i gestori delle macerie del neoliberismo. Governi di sinistra vincono le elezioni con un discorso di sinistra e poi praticano l’austerità.

Rinunciano alle politiche pubbliche in nome della governabilità: siamo diventati il SISTEMA. Per questo non sorprende che l’altro lato si presenti ora come ANTI-SISTEMA.

Il primo comandamento per i progressisti dev’essere la coerenza: non possiamo farci eleggere con un programma e poi attuarne un altro. Non possiamo tradire la fiducia del popolo!

Anche se gran parte della popolazione non si considera progressista, vuole ciò che proponiamo: vuole mangiare, mangiare bene vivere bene, vuole scuole di qualità, ospedali di qualità una politica climatica seria e responsabile, una politica ambientale molto rigorosa, vuole un mondo pulito e sano, un lavoro dignitoso, un orario equilibrato, un salario che permetta una vita confortevole.

L’estrema destra è riuscita a CAPITALIZZARE IL MALESSERE per le promesse non mantenute del neo liberismo.

Ha analizzato la frustrazione delle persone, inventando bugie su bugie, parlando delle donne, parlando dei neri, parlando della popolazione LGBT, parlando degli immigrati. Tutte le persone più bisognose diventano vittime del discorso d’odio che queste persone diffondono.

Il nostro ruolo è puntare il dito verso i veri colpevoli. Un pugno di miliardari concentra la maggior parte della ricchezza mondiale. Vogliono che le persone credano che chiunque possa arrivarci, alimentano la fallacia della MERITOCRAZIA, ma tirano via la scala, affinché altri non abbiano la stessa opportunità di salire. Pagano meno tasse o nulla, sfruttano i lavoratori, distruggono la natura, manipolano gli algoritmi.

La diseguaglianza non è un fatto, è una scelta politica!

Ciò che ci rende progressisti è scegliere l’uguaglianza. Il nostro motto è sempre stare dalla parte del popolo. Questa lotta dev’essere globale: non serve a nulla tenere la casa in ordine in un mondo in disordine.

I signori della guerra sganciano bombe su donne e bambini, spendono miliardi di dollari in armi che potrebbero essere usati per porre fine alla fame, risolvere il problema energetico e quello sanitario. Il sud globale paga il prezzo di guerre che non ha provocato e dei cambiamenti climatici che non ha causato. Viene trattato come il cortile delle grandi potenze e soffocato da dazi abusivi e da debiti impagabili. Torna ad essere visto come un semplice fornitore di materie prime.

Essere progressisti sulla scena internazionale significa difendere un multilateralismo riformato, significa far sì che il diritto prevalga sulla forza, che la pace prevalga sulla forza, significa combattere la fame e proteggere l’ambiente, significa restituire credibilità all’ONU, che è stata erosa dall’irresponsabilità dei membri permanenti, significa creare un sistema in cui le regole valgano per tutti, in cui i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo siano su un piano di parità nel Consiglio di Sicurezza, nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Questo non è uno sforzo che riguarda solo i governi. Internet è diventato un campo di battaglia: contendere gli spazi delle reti virtuali è un compito inevitabile, ma la battaglia deve andare oltre gli schermi, dev’essere portata nelle Università, nelle Chiese, nei Sindacati, nelle Associazioni, nei Quartieri e nella società nel suo complesso.

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L’estrema destra mente, urla e attacca. Non possiamo avere paura di parlare più forte e con grande responsabilità.

Non dobbiamo avere paura di contrapporre argomenti

Il rischio che l’estrema destra rappresenti un rischio per la democrazia non è retorica, è REALE. In Brasile ha pianificato un colpo di Stato, ha orchestrato una trama che prevedeva carri armati per le strade e l’assassinio del presidente eletto, del vice presidente e del presidente della giustizia elettorale.

Papa Leone XIV ha detto che la democrazia CORRE IL RISCHIO DI DIVENTATE UNA MASCHERA per il dominio delle élite economiche e tecnologiche. Il nostro ruolo è smascherare queste forze,

Smascherare coloro che dicono di stare dalla parte del popolo, ma governano per i più ricchi

Che dicono di essere patrioti, ma mettono in vendita la sovranità e chiedono sanzioni al proprio paese

Che proclamano di difendere la famiglia, ma chiudono gli occhi davanti alla violenza sulle donne e all’abuso sessuale dei bambini.

Che si dichiarano detentori della verità, ma diffondono menzogne e disinformazione

Che si considerano uomini di Dio, ma non hanno amore per il prossimo

Che parlano di libertà ma perseguitano chi è diverso

La democrazia non è una destinazione, è una costruzione quotidiana: deve andare oltre il voto e portare benefici concreti alle persone.

Non è democrazia quando un padre non da da dove verrà il prossimo pasto

Non c’è democrazia quando un nipote perde il nonne nella fila nell’ospedale

Non c’è democrazia quando una madre passa ore su un autobus affollato e non riesce a dare il bacio della buonanotte ai propri figli.

Non c’è democrazia quando qualcuno è discriminato per il colore della sua pelle.

Quando una donna muore, solo per il fatto di essere donna.

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