Il Gran Paradiso Film Festival specchia il mondo selvaggio nell’era della coesistenza complessa

Da Vincent Munier al premio Oscar Pippa Ehrlich: cento eventi nel Parco nazionale per indagare il fragile equilibrio tra uomo e natura.

Nel panorama dei festival cinematografici dedicati all’ambiente, la rassegna che si dispiega tra le vette della Valle d’Aosta rappresenta un baluardo storico indiscutibile. Dal 27 luglio al 9 agosto 2026, il versante valdostano del Gran Paradiso torna a trasformarsi in uno schermo a cielo aperto per accogliere la ventinovesima edizione del Gran Paradiso Film Festival. Terza kermesse di cinema wildlife più longeva sul piano globale, la manifestazione orchestrata dalla Fondation Grand Paradis sotto la direzione artistica di Luisa Vuillermoz si presenta quest’anno con un palinsesto monumentale: 102 appuntamenti complessivi, 80 momenti di proiezione e una selezione ricavata da ben 244 opere candidate, arricchita da 14 anteprime nazionali e 3 assolute.

Al di là delle metriche da primato, il festival riafferma la propria identità di avamposto critico, capace di superare la pura estetica del documentario naturalistico per abbracciare le urgenze del pensiero contemporaneo. Il filo conduttore scelto per questa tornata, “Dominio e coesistenza“, interroga lo spettatore sulla gestione degli spazi condivisi tra specie diverse, un nodo concettuale che unisce le dinamiche dei grandi predatori alle sfide socio-politiche delle comunità umane.

Il concorso: dai vertici dei César alle narrazioni da premio Oscar

Il fulcro spettacolare della manifestazione è senza dubbio il Concorso Internazionale, la cui apertura a Cogne il 27 luglio è affidata a Le Chant des Forêts di Vincent Munier. Già insignito del Premio César 2026 e della Genziana d’oro a Trento, il lavoro del celebre fotografo e regista francese si impone come una meditazione sul silenzio e sulla grammatica dell’attesa tra i boschi dell’Alsazia, un manifesto visivo che ribalta l’approccio antropocentrico di conquista della natura.

L’attenzione dei critici e dei cinefili è catalizzata anche dal ritorno di Pippa Ehrlich, regista già premiata con l’Academy Award per My Octopus Teacher. Il suo nuovo film, Pangolin: Kulu’s Journey, segue il recupero di un piccolo di pangolino sottratto al commercio clandestino a Johannesburg. Ospite d’onore alla premiazione del primo agosto, la regista sudafricana porta in dote una narrazione potente sul legame emotivo e di cura tra l’uomo e le specie più vulnerabili del pianeta.

La selezione dei lungometraggi spazia attraverso latitudini ed ecosistemi eterogenei: dalle profondità marine di Pelagos firmato da Frédéric Larrey e Thomas Roger, fino alle latitudini montane descritte dai registi storici del festival Véronique, Anne e Erik Lapied in 2000 Jours au Paradis. A completare questa mappatura della biodiversità vi sono opere come The Birds di David Allen, l’esplorazione microscopica di Escargot di Lucas Allain e Basile Gerbaud, e la complessa analisi della convivenza ravvicinata tra comunità e grandi mammiferi in Pericolosamente vicini di Andreas Pichler, oltre alle produzioni dedicate a giaguari e orchidee darwiniane. La sezione CortoNatura completa l’offerta cinematografica con nove micro-racconti capaci di variare dall’approccio poetico alla denuncia ecologica.

Gran Paradiso Film Festival -conferenza stampa – Foto per gentile concessione dell’ Ufficio Stampa Regione Autonoma Valle d’Aosta – fuorionline

Lo sguardo del territorio: l’alpinismo dei giovani e la memoria di “Lola”

Il festival mantiene ben salde le proprie radici culturali in Valle d’Aosta, offrendo una ribalta a produzioni che nascono direttamente dal territorio. La serata inaugurale vedrà il debutto dei tre cortometraggi nati dal progetto Cordata 4061. Quindici giovani alpinisti locali, supportati dalle guide alpine della regione, documentano la loro immersione nei ghiacciai e sulle creste del massiccio, restituendo un ritratto sincero e privo di retorica della montagna intesa come spazio di formazione e scoperta del limite.

Nel cartellone del GPFF OFF si inserisce invece un’opera prima di rilievo storico e civile: Prima dell’Aurora di Chiara Zoja. Attraverso un sapiente montaggio che unisce illustrazioni animate e materiale d’archivio, la regista aostana rievoca la figura di Aurora Vuillerminaz, la partigiana “Lola”, attiva proprio tra i presidi di Villeneuve e Cogne. La proiezione a Villeneuve sarà integrata da percorsi sul campo e approfondimenti storiografici in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza, dimostrando come il concetto di “custodia” promosso dal festival si applichi tanto ai paesaggi naturali quanto alla memoria democratica.

De Rerum Natura: il cinema si fa pensatoio globale

Il valore aggiunto della kermesse risiede nella sua capacità di far scaturire il dibattito teorico dalle suggestioni visive. La sezione culturale De Rerum Natura propone cinque tavole rotonde ideate per decodificare il binomio “Dominio e coesistenza” attraverso diverse discipline:

Economia: Il 28 luglio Carlo Cottarelli analizzerà le sfide macroeconomiche e sociali del prossimo futuro.
Istituzioni: Il 29 luglio i giuristi Giuliano Amato e Marta Cartabia dialogheranno sulla necessità di preservare e curare le strutture democratiche.
Scienza: Il 30 luglio la fisica Fabiola Gianotti illustrerà come la scoperta del bosone di Higgs sia stata possibile unicamente grazie a un modello di cooperazione scientifica planetaria.
Zoologia: Il 31 luglio lo zoologo Luigi Boitani affronterà lo spinoso tema della gestione dei grandi predatori nelle valli antropizzate.
Letteratura: Il 9 agosto Elena Loewenthal chiuderà il ciclo ad Aymavilles confrontandosi con Luciano Caveri.

Un’architettura diffusa tra mostre e comunità

Dal punto di vista logistico e politico, il festival incarna un modello di turismo culturale decentralizzato. Pur mantenendo il proprio quartier generale a Cogne, presso la Maison de la Grivola, l’evento irradia i propri appuntamenti in un circuito che coinvolge Introd, Rhêmes-Notre-Dame, Valsavarenche, Villeneuve, Rhêmes-Saint-Georges e Aymavilles. Ciascuna municipalità diventa custode di un frammento del programma, come Valsavarenche che accoglierà la regista Anne Lapied o Rhêmes-Saint-Georges, sede della mostra documentaria Meraviglie da salvare promossa dalla LIPU.

L’arte visiva si integra nel territorio anche attraverso l’installazione Per aspera ad astra dello scultore Donato Savin a Cogne e la mostra di Barbara Tutino dedicata al *Cantico delle Creature*, la cui inaugurazione vedrà la partecipazione del Vescovo di Aosta, Monsignor Franco Lovignana, in occasione delle celebrazioni francescane.

Partecipazione e giurie: lo Stambecco d’Oro e l’estensione digitale

A decretare il vincitore dell’ambìto Stambecco d’Oro (corredato da un premio di 5.000 euro) sarà, come da tradizione, la Giuria del Pubblico. I giurati, suddivisi nelle categorie adulti e junior, esprimeranno il proprio verdetto sia frequentando le sale fisiche del festival sia usufruendo della piattaforma streaming dal 2 al 7 agosto. Il comparto web disporrà di ben 168 ore di trasmissione dedicate alla visione da remoto, assegnando specifici riconoscimenti per i formati digitali.

Tutti gli eventi del Gran Paradiso Film Festival sono accessibili gratuitamente dietro prenotazione sui portali ufficiali o tramite l’applicazione dedicata. Ad accogliere il pubblico internazionale nelle valli ci sarà anche una soluzione tecnologica d’avanguardia: La Sibilla del Gran Paradiso, l’assistente virtuale multilingue basato su intelligenza artificiale sviluppato dalla fondazione per guidare i visitatori alla scoperta del patrimonio del Parco.

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