Nel flusso della vita: il viaggio lento di Daniele Vallet tra Italia, incontri e solidarietà

Un viaggio in bicicletta lungo tutta l’Italia: nel nuovo libro di Daniele Vallet il racconto di un’esperienza che diventa filosofia di vita, dove “non pianificare” è il modo migliore per ritrovarsi.

Partire senza avere tutto sotto controllo, accettare l’imprevisto come parte integrante del cammino, lasciarsi attraversare dalle esperienze invece di volerle dominare. È da qui che prende forma Nel Flusso della Vita, il nuovo libro di Daniele Vallet, viaggiatore e autore originario di Charvensod, volto noto in Valle d’Aosta per i suoi racconti sospesi tra esplorazione, introspezione e spiritualità.

Un titolo che è già un prezioso suggerimento:  la vita, come il viaggio, non si lascia pianificare fino in fondo. E forse è proprio lì, nello spazio e nel flusso lasciato libero dal controllo, che accade qualcosa di autentico.

L’idea: riscrivere il Giro d’Italia

Il punto di partenza è quasi arrivato per caso. È gennaio 2024 quando esce il calendario del Giro d’Italia. Qualcuno chiede a Vallet un parere sulle tappe, considerandolo – a torto – un esperto di ciclismo. Ma la sua risposta è tutt’altro che tecnica.

«Il Giro mi è sempre sembrato una successione di frammenti – racconta – pezzetti d’Italia messi uno accanto all’altro, ma poco rappresentativi del Paese nella sua interezza».

Da qui nasce l’intuizione: fare un giro d’Italia vero, completo, attraversando tutte le regioni. Non da spettatore, ma da protagonista. Non con una squadra, ma da solo. Non per competizione, ma per scoperta. Un mese e mezzo dopo, il 21 marzo 2024, Vallet parte da Aosta. Tornerà il 10 agosto, dopo aver percorso la penisola in bicicletta, attraversando paesaggi, comunità e storie.

Nel Flusso della Vita-Daniele Vallet
Nel Flusso della Vita- Il viaggio in bicicletta di Daniele Vallet – fuorionline

Un viaggio con un filo rosso: l’incontro con Avis

Non è solo un’impresa personale. Fin dall’inizio, il progetto si arricchisce di un secondo obiettivo: coinvolgere l’AVIS. Vallet contatta la sezione valdostana proponendo un’idea semplice ma forte: trasformare il viaggio in un’occasione di sensibilizzazione sulla donazione del sangue, creando una rete di incontri lungo tutto il percorso.

Nasce così un filo rosso che accompagna il viaggio: tappa dopo tappa, città dopo città, il cicloviaggiatore entra in contatto con le sedi locali dell’associazione, condividendo momenti, storie e valori. «Mi serviva uno scopo – spiega – qualcosa che mi permettesse di connettermi davvero con le persone». Ma non sempre è facile organizzare gli incontri. A volte saltano, a volte non trovano spazio. Ed è proprio lì che emerge l’altra dimensione del viaggio: quella solitaria, fatta di tende montate all’improvviso, notti sotto le stelle, adattamento continuo.

Ma è anche in questa alternanza tra socialità e isolamento che il viaggio prende forma. «Sono situazioni che sento affini, soprattutto quando mi permettono di stare a stretto contatto con la natura. Per gran parte del percorso, però, ho avuto la possibilità di condividere molte belle storie di solidarietà con i membri dell’Avis che ho incontrato, esperienze che ho poi raccontato nel libro. Accanto a questo, ho voluto restituire anche il senso dell’avventura, del viaggio lento, della scoperta e della necessità, a volte, di lasciarsi aiutare.»

L’Italia vista a ritmo lento

Cosa significa attraversare l’Italia in bicicletta, senza fretta? Significa scoprire un Paese diverso da quello raccontato nelle guide o nei telegiornali. Vallet evita i grandi centri, preferisce i margini, le aree meno battute. Non per snobismo, ma per coerenza con la sua idea di viaggio: meno vincoli, più libertà. E così emergono luoghi che sorprendono anche chi, come lui, è italiano.

La Sila, con i suoi boschi profondi. L’Aspromonte, selvaggio e poco conosciuto. Le foreste del centro Italia, attraversate con lentezza, quasi in ascolto. «Pedalando – racconta – il paesaggio non è qualcosa che guardi: è qualcosa che ti attraversa». La bicicletta diventa così uno strumento di immersione. La velocità ridotta permette di cogliere dettagli, accenti, sfumature culturali. Ogni cambiamento è graduale, assimilabile.

Dalla partenza a Charvensod fino all’hinterland di Napoli, fino alla Scala dei Turchi, il viaggio è una continua transizione. Non c’è solo meraviglia. Il viaggio restituisce anche le contraddizioni del Paese. In Sicilia, Vallet dorme accanto a lavoratori stranieri impegnati nella raccolta dei pomodori. Incontra realtà segnate dal degrado, ma anche da una straordinaria capacità di accoglienza. «È un contrasto forte – ammette – che lascia dentro una sensazione mista, tra dolcezza e amarezza». Ed è proprio questa complessità a rendere il racconto genuino. L’Italia che emerge non è idealizzata, ma viva, stratificata, reale.

Scrivere l’Italia: una sfida diversa

Non è il primo libro di viaggio per Vallet. Negli anni ha raccontato esperienze in giro per il mondo, tra cui Nepal e India. Ma scrivere dell’Italia si rivela sorprendentemente più difficile. «Mi è mancato il contrasto culturale – spiega – quella distanza che ti obbliga a osservare con occhi nuovi».

Nel Flusso della Vita-Daniele Vallet
Nel Flusso della Vita-Daniele Vallet – fuorionline

Eppure, la chiave arriva proprio dal ritmo del viaggio: una struttura fatta di ripetizione (gli incontri con l’Avis) e variazione (gli imprevisti, le riflessioni, i paesaggi). Il risultato è un racconto che alterna dimensione narrativa e introspezione, dove il viaggio esterno si intreccia con quello interiore. Al centro del libro c’è un tema preciso: l’abbandono del controllo.

«Viviamo in una società che spinge verso la pianificazione, l’ottimizzazione, la gestione continua. A ritmi serrati.» spiega Vallet- « Ma nel viaggio – come nella vita – questo approccio mostra i suoi limiti. Lasciarsi andare al flusso, invece, diventa una forma di libertà. Non passività, ma apertura. Non rinuncia, ma fiducia.»

Uno degli elementi più forti del racconto è l’incontro. Non solo con i membri dell’Avis, ma con tutte le persone che entrano, anche solo per un momento, nel percorso di Vallet. Il viaggio lento favorisce queste connessioni. Non c’è fretta, non c’è distanza. C’è tempo per fermarsi, parlare, condividere. Ed è in questi scambi che emerge una delle intuizioni più potenti del libro: il mondo è spesso più accogliente di quanto immaginiamo.

Un invito a partire (davvero)

Dall’esperienza nasce anche un progetto concreto: un cicloviaggio di quattro giorni pensato per chi vuole avvicinarsi a questo tipo di esperienza.

Un percorso accessibile, dalla Valle d’Aosta fino a Pavia, lungo la Via Francigena, tra natura e storia. Niente hotel, ma tende e ostelli. Costi contenuti, programma flessibile. L’obiettivo non è la performance, ma l’esperienza.

«Il viaggio lento – spiega Vallet – è anche questo: imparare ad arrangiarsi, ad adattarsi, a cambiare strada se serve».

Nel Flusso della Vita-Daniele Vallet
Nel Flusso della Vita-Daniele Vallet – Il cicloviaggio sulla via Francigena – fuorionline

Un libro, un gesto di solidarietà

Nel Flusso della Vita non è solo un racconto. È anche uno strumento di solidarietà. Il ricavato delle vendite, insieme a un progetto parallelo portato avanti con un artigiano valdostano, è destinato a sostenere l’istruzione di alcune ragazze in Papua Nuova Guinea. Un’iniziativa già avviata, che ha portato a una prima donazione concreta. Un modo per trasformare il viaggio in qualcosa che continua, che produce effetti anche oltre la narrazione.

Puoi acquistare “Nel flusso della vita” di Daniele Vallet qui

Nel Flusso della Vita-Daniele Vallet
Nel Flusso della Vita-Daniele Vallet – fuorionline

Il prossimo passo

Intanto, lo sguardo è già rivolto altrove. A gennaio, Vallet ha compiuto un viaggio in Tunisia, un’esperienza che diventerà il prossimo libro. Un ritorno al confronto con l’altro, con culture diverse, con quella distanza che stimola nuove riflessioni.

Ma il filo conduttore resta lo stesso: «Il viaggio lento offre l’opportunità di scardinare i pregiudizi e di scoprire che il mondo è molto più bello di quanto immaginiamo, al di là di ciò che spesso vediamo: una verità che solo questo modo di viaggiare è in grado di rivelare.» conclude Vallet. Alla fine, ciò che resta di questo viaggio non è solo il percorso compiuto, ma lo sguardo che cambia. Pedalare per mesi attraverso l’Italia significa imparare a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi sorprendere. Significa accettare che non tutto può essere previsto. E che, forse, è proprio lì che si nasconde il senso più profondo dell’esperienza. Nel Flusso della Vita è, in questo senso, più di un libro di viaggio. È un invito. A partire, sì. Ma soprattutto a cambiare il modo di viaggiare e forse anche di.. stare al mondo.

 

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