Magnum America al Forte di Bard: 80 anni di Stati Uniti raccontati dai più grandi fotografi del mondo

L’America attraverso gli occhi dei maestri Magnum: 49 fotografi leggendari in una mostra-documentario che svela contraddizioni, miti e trasformazioni degli Stati Uniti: al Forte di Bard fino all’8 marzo 2026

Mentre il sogno americano si frantuma davanti agli occhi del mondo, al Forte di Bard viene lanciata una mostra che porta l’essenza degli Stati Uniti racchiusi in circa 80 anni di storia, durante i quali il Paese più forte del mondo è stato in continua trasformazione, con lo sguardo proiettato verso il futuro e il cuore legato alle sue contraddizioni. Magnum America. The United States approda al Forte di Bard nel giorno dell’Immacolata offrendo al pubblico una risposta rapida, suggestiva e inebriante alla domanda “Che cos’è l’America?”.

Cos’è l’America oggi, tutti stiamo cercando di capirlo, ma ciò che è stata e ciò che ha rappresentato non è sfuggito agli obiettivi dei grandi fotografi di una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo, che è inesorabilmente legata al destino degli Stati Uniti. Per i grandi maestri europei che l’hanno fondata, l’America era un territorio da esplorare: un laboratorio sociale in piena trasformazione, dove la modernità avanzava a ritmo serrato e la fotografia trovava terreno fertile per raccontare nuovi miti. Nei loro scatti emergono l’energia delle metropoli, il fascino del cinema, il fervore del dopoguerra.

Una mostra che racconta l’America

A questa visione si intreccia quella dei fotografi americani entrati in Magnum negli anni successivi, che hanno restituito un punto di vista più intimo, più quotidiano, più vicino alle persone comuni. La mostra, che assomiglia più ad un documentario e allestita nelle cantine, è un percorso che si snoda attraverso decenni di storia, raccontati attraverso gli scatti più iconici e quelli meno noti dell’agenzia che, dal dopoguerra a oggi, ha contribuito a definire l’immaginario globale dell’America. “Tutti i grandi fotografi conosciuti sono presenti, ben 49, quindi una visione complessiva e ben articolata” ha sottolineato Ornella Badery nel giorno dell’ inaugurazione del 7 dicembre, annunciando che per questa mostra non è stato preparato un catalogo ma un tabloid, proprio a richiamare il ruolo delle fotografie che riportano i fatti.

Magnum America. The United States
Magnum America. The United States-Andrea Holzherr e Ornella Badery-fuorionline

L’esposizione a stelle e strisce si articola in blocchi temporali, che attraversano gli anni Quaranta fino all’epoca contemporanea. Da Rita Hayworth al Barbizon di New York di Philippe Halsman de 1943 alla foto impressionante di Werner Bischof del 1951 di una vittima dell’esplosione atomica di Hiroshima. E ancora, manifestanti durante la marcia su Washington catturati dall’obiettivo di Danny Lyon nel 1963 alla caffetteria di New York del 1973 di Bruce Davidson. Le hippie californiane del 1971 di Hiroji Kubota e gli Skin Head con il Ku Klux Klan e gruppi neonazisti a Pulaski nel 1989 immortalati da Leonard Freed. Poi Clinton,di Elliot Erwitt nello Studio Ovale nel 1996 e Brad Pitt di Bruce Davidson.

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Nonché l’iconico Wal Mart di Martin Parr, con tanto di bambino biondo nel carrello. Una scansione cronologica che permette di osservare, quasi in tempo reale, l’evoluzione del Paese: le sue sfide, le sue svolte, i suoi entusiasmi e le sue fratture. Il risultato è un racconto stratificato, costruito con immagini che dialogano tra loro e restituiscono un’America complessa, sfaccettata, a tratti irriconoscibile. Il cuore della mostra nasce dall’omonimo volume pubblicato nel 2024 da Thames & Hudson, un’opera grandiosa che raccoglie decenni di reportage, ritratti, momenti storici e scene di vita ordinaria. Ma l’allestimento al Forte di Bard non si limita a riprodurre la selezione editoriale: la amplifica, la mette in scena, la rende immersiva. Ogni fotografia, isolata o accostata ad altre, diventa una tessera di un puzzle ancora incompleto, che invita il visitatore a interrogarsi più che a trovare risposte definitive. Fino all’8 marzo 2026.

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